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Golazi

Per tutti i calcio maniaci che vivono male quei 30 giorni tra la fine dei mondiali e l’inizio di supercoppe, preliminari e via dicendo, ecco un video con gli 89 gol “più belli” della stagione 2009/10.

Selezioni del genere sono sempre discutibili ma interessanti (perché 89?). Tra le curiosità: gli unici giocatori presenti due volte sono Cristiano Ronaldo, Messi e Falcao del Porto. In mezzo a gol inglesi, svedesi, tedeschi, turchi e brasiliani mancano dei gol di Quagliarella e Cassano, ma il nostro campionato è rappresentato da Maicon, Seedorf, Huntalaar, Cozzolino del Como, Nolè del Rimini,  Mendicino del Crotone e Valerio Carboni che gioca nell’Isola Liri in Lega Pro e ha fatto un gran gol contro la Scafatese.

Per gli amici romanisti o per quelli che pensano che per qualche kg in più non bisogna fare una tragedia c’è anche un gol di Adriano.

Edit: ops, mi segnalano che Neymar c’è 3 volte.

(Video di TvGolo, trovato su IlPost)

Più di mille parole

Uno dei tanti motivi per cui apprezzo Zoro è perché è riuscito a passare da internet alla tv (portando i suoi video nel programma Parla con me) senza perdere internet e quello che internet rappresenta.

Non a caso ogni video andato in onda nel programma è stato sempre pubblicato su Youtube in una versione più estesa, sfruttando la minore frenesia del mezzo.

Non a caso mentre il programma è  in pausa sono usciti due video di Tolleranza Zoro fatti apposta per il blog.

Non a caso sono due video belli e interessanti sulla manifestazione degli aquilani del 7 luglio, senza commento e senza spettacolarizzazioni.

Roba che in tv è purtroppo difficile vedere e non a caso si mette su internet.

I blogger ai tempi dei social network

Che la conversazione (con relativo cazzeggio) che qualche anno fa si snodava attraverso i blog ormai passi attraverso altri canali più “sociali” l’abbiamo detto talmente tante volte che ci siamo annoiati da soli.

Questo post quindi è solo una comunicazione di servizio per avvisare i più distratti che i post sono di nuovo commentabili su Friendfeed, che a ogni post potete mettere un like su Facebook, che il blog ha anche una sua pagina FB alla quale potete aderire causandomi un certo imbarazzo, e che le cose più brevi ormai vanno su Twitter e li trovate qui a fianco.

Insomma, come si dice in questi casi: non ho niente da dire e lo dico in un sacco di posti.

Ovviamente aggiornato all’epoca dei social network

Prima o poi arriva. Nel bel mezzo di una discussione, di un forum, nei commenti di un blog. Nella vita reale ma soprattutto sul web (sul web si sa, ci sono molti meno fattori da considerare prima di aprire bocca e dare fiato. Sul web non si rischiano schiaffoni, risate in faccia, silenzi gelati e imbarazzanti, sputtanamenti e prese per il culo per i mesi successivi).
Prima o poi arriva qualcuno e dà il suo contributo alla discussione, credendolo risolutivo e definitivo.
Prima o poi qualcuno arriva e dice “ma scopate di più!”

Prima o poi dovrei mettermi e scrivere i volumi successivi a questo Lo zen e l’arte di discutere vol.1 postato nel 2004 sul vecchio blog. Ricordatemelo, prima o poi.

Musica per chi ha fretta e vuole fare sesso (e non manca di ironia)

è così che in un pomeriggio in cui mi viene un’idea di quelle che resisterebbero due minuti in un dopocena un po’ alcolico, e cioè sintetizzare la carriera di alcuni rockettari in una sola frase, un gruppone di allegri buontemponi decide di darmi corda, di darmene tanta, di scrivere la prima cosa che viene loro in mente, o quella che hanno pensato per un bel po’, o quel che vogliono.

Così Numero 6 spiega come da un’idea simpatica buttata lì in un social network (Friendfeed, per la precisione) possa nascere un lungo, divertente e anarchico thread. E da lì addirittura un e-book.

Il giochino l’ha lanciato lui, sintetizzando tre carriere (Radiohead: tanto non te la dà. Smiths: e sei pure disoccupato. Pink Floyd: e comunque è tutto inutile.) e l’hanno proseguito in tanti. Tutti citati e compresi nel libello elettronico.

Dimmi perché tifi

Se vi piacciono i giochini alla “Quelli che… perché” questi mondiali vi hanno offerto e vi stanno offrendo una buona occasione per osservare le persone che vi stanno intorno.

Lasciando stare quelli che tifano la nazionale italiana o non la tifano per vari motivi, la prematura e indecorosa eliminazione dei giovanotti di Lippi ha aperto le porte a tutta una serie di dinamiche sociali e psicologiche.
Perché scegliersi una nazionale estera da tifare è un processo completamente diverso dal tifare la squadra del cuore, la cui scelta solitamente avviene alle elementari e non dà possibilità di cambi e ritorni (no, sentite, non ve ne uscite fuori con storie del genere, non le voglio nemmeno sentire).

Sparita dal tabellone la propria nazione, al Mondiale ci sono quelli che tifano per la squadra che li ha eliminati perché “almeno abbiamo perso con quelli che poi si sono dimostrati più forti” e quelli che tifano contro chi li hanno battuti perché “così imparano” o addirittura “così i nostri brocchi non hanno scuse”. O quelli che tifano per la squadra più improbabile perché “non capita, ma se capita” e quelli che tifano per i più forti perché “non vinco uno scudetto da 10 anni, una volta che posso scegliere”.

E ancora quelli che tifano Brasile perché i sorrisi, il divertimento e la samba e quelli che tifano il Giappone perché Holly e Benji. E poi quelli che tifano per la nazionale in cui gioca il campione della loro squadra di club perché hanno già la maglietta. E quelli che tifano Argentina perché Diego è Diego e si sa.

Passano i turni, saltano le squadre. Ogni volta devi scegliere per chi tifare tra le due, riposizionandoti e trovando i nuovi motivi. Quelli che tifavano Usa perché così il calcio avrebbe guadagnato una nuova grande nazione e poi tifavano Ghana perché l’Africa e la storia, ma poi tifavano Uruguay perché il calcio è Sudamerica. Quelli che tifavano Germania perché gli piace Berlino e quelli che tifano Spagna perché una volta in Erasums a Madrid…

Quelli che tifano perché. È forse una delle cose più divertenti di un mondiale in cui quasi nessuno ha azzeccato un pronostico.

Estate in ascolto

Ci siamo, oggi comincia la mia nuova avventura radiofonica. Per chi volesse interessarsene, qui c’è la pagina di Facebook per capire di che si tratta, seguire e partecipare.

Non ho ancora capito se l’aggiornamento del blog se ne avvantaggerà o meno, se vi fa piacere essere aggiornati su questa mia attività da qui o no, credo che lo scopriremo nel corso dell’estate.

Scusandomi con il gentile pubblico

Kakà, Ronaldo, Ribery, Messi, Robinho, Lampard, Tevez, Buffon, Drogba, Eto’o, Rooney.

Sarete d’accordo con me nel constatare come le stelle siano uscite dal mondiale senza lasciar detto nulla.

Come potevo quindi io fare l’oroscopo?

Non tocca a me rispondere

Da ieri guardo ipnotizzato i servizi di questo giornalista che bisognerebbe assumere al Tg1 di corsa. Grazie a Mariangela per avermelo segnalato.

Era meglio farlo con King, Soldatino e D’Artagnan

Una delle caratteristiche dei Mondiali è che ti ritrovi a pensare esattamente quello che stanno pensando milioni di persone nello stesso momento.

Per esempio l’altra sera, mentre Cristiano Ronaldo usciva tristo e sputacchiante dal campo dopo l’eliminazione del suo Portogallo, tutti noi che ci eravamo esaltati per il sontuoso spot Nike “Write the future” abbiamo pensato: ecco, è uscito anche l’ultimo, li hanno azzeccati proprio bene i testimonial.

A dare immagini a questi pensieri il video che metto qua sotto, un prodotto artigianale un po’ grezzo che però mette in fila tutti quelli che da protagonisti dello spot dovevano diventare protagonisti di un Mondiale che già dai quarti stanno vedendo da casa.

(trovato su IlPost)