Il favoloso mondo di Hollandie

Da ieri c’è un testo che ritorna incessantemente su tutti i social network ai quali sono iscritto. Appare sotto forma di link, status, citazione, cartello o didascalia di una foto di Hollande.

Il testo comincia così “Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in 56 giorni di governo: ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate.”

Si tratta di una porzione di un post molto più lungo pubblicato in origine dal blog Libero Pensiero, che prosegue elencando altre misure di risparmi sullo spreco e investimenti in opere lodevoli, accolta con grandissimo entusiasmo da molti blogger e utenti della rete, che si sono lanciati in un linka linka e posta posta degno delle cause migliori, accompagnati da esortazioni tipo “Leggetelo”, “Così si fa”, “Condividetelo in bacheca se volete che accada anche in Italia”. Read More…

La mattina dopo la finale degli Europei

La mattina dopo la finale degli Europei di calcio, il signor Marco uscì di casa più presto del solito e si diresse verso l’edicola. Anticipare l’orario della routine edicola-bar-ufficio era una scelta precisa. La sera prima, dopo aver letto un buon libro, aveva dato un’occhiata alle prime pagine dei principali quotidiani on line, dove aveva trovato conferma di un pensiero che lo aveva sorpreso mentre si accorgeva che la sua lettura non era stata disturbata da nessun urlo scomposto, strombazzare fastidioso o clacson irrispettoso. Era evidente che l’Italia aveva perso la finale del torneo.

Mentre riponeva il suo livre de chevet e spegnava la luce, il signor Marco non riuscì a reprimere un sorrisetto di soddisfazione. Ma, essendo egli un uomo accorto e razionale, decise di anticipare la sveglia di una buona mezz’ora. I bar sarebbero comunque stati pieni di italioti ben decisi a commentare la tremenda prestazione degli azzurri con ripetitive analisi tecnico-tattiche e interminabili discussioni su questo o quel giocatore, che gli avrebbero mandato di traverso il cornetto e funestato il viaggio in metropolitana. Per questo la mattina dopo la finale degli Europei il signor Marco uscì di casa in anticipo, ma ci mise un po’ a capire che qualcosa non andava. Quasi non fece caso all’edicolante che si scusava con un paio di acquirenti, spiegando che purtroppo Micromega era terminato, e dei quotidiani rimanevano disponibili solo Gazzetta, Corriere e Tuttosport. E a malapena riuscì a intercettare il discorso tra due pensionati mattinieri che concordavano su quanto sembrasse lontano il 4 di luglio, e come sembrasse insostenibile dover attendere ancora per conoscere il lavoro che al Cern di Ginevra stavano svolgendo sul Bosone di Higgs.

Qualcosa cominciò a intuirla una volta giunto al bar, dove alcuni operai apparivano piuttosto contrariati. Ma non per le scelte del commissario tecnico, bensì per quella di Baricco. Trovavano infatti offensivo che lo scrittore avesse sprecato la sua rubrica settimanale su Repubblica per consigliare un testo come Il discorso sul metodo di Cartesio, che di certo tutti avevano già letto e riletto, piuttosto che dedicarla alla ricerca e alla diffusione di qualche libro meno noto e magari più impegnativo. Stranito da quelle parole uscì dal bar senza prendere lo scontrino, costringendo la cassiera a inseguirlo fin quasi sulla porta, luogo dal quale vide la cassiera tornare al suo posto, dove riprese a parlare fitto fitto con una signora che sosteneva che la soluzione per la crisi del mercato fosse da ricercare in una maggiore libertà del mercato stesso e non, come la cassiera sosteneva, in nuove ricette socialdemocratiche.

Fu in quel momento che il signor Marco capì: il miracolo era avvenuto, il popolo italiano, finalmente libero dall’oppio pallonaro, stava concentrando tutte le sue energie nell’accrescimento personale, culturale, sociale. Prese la metropolitana gonfia di gente che andava a lavorare in anticipo come lui, per poter così uscire prima e dedicare le ore precedenti la cena a manifestazioni pacifiche ma vigorose sotto le sedi dei principali partiti, delle aziende più importanti e delle squadre di calcio. Assemblee ordinate e composte in cui, sciorinando dati innegabili e ragionamenti inoppugnabili, si invitavano i corrotti a consegnarsi spontaneamente alla magistratura. Il signor Marco si diede a questo proposito appuntamento con alcuni giovani appena conosciuti, trasformatisi nottetempo da ultrà della curva sud a oltranzisti della democrazia diretta. Uscito dalla metro guardò la città con occhi completamente diversi, quasi sognanti. Immerso nei suoi pensieri finì per di attraversare la strada quando il semaforo pedonale non indicava ancora il suo turno. Per fortuna fu richiamato da un gentile automobilista che, anziché clacsonarlo sguaiatamente, lo incitò a fermarsi con una puntuale citazione del Don Quijote de la Mancha, ovviamente in lingua originale. Entrando nel suo ufficio il signor Marco provò quasi una pace dell’anima. Il Paese finalmente era consapevole, colto, liberato. Ed era bastato che tutti aprissero gli occhi sulla futilità del calcio e dei suoi cantori. Sembrava quasi troppo bello per essere vero.

Ciao Ray, e grazie di tutto

Leggo che è morto Ray Bradbury, autore di un sacco di libri, tra i quali spiccano cose epocali come Cronache Marziane e Fahrenheit 451 (a me piace ricordare anche un gustoso libretto intitolato Lo zen nell’arte della scrittura, dal quale se non ho imparato niente è solo colpa mia).

Tra i tanti modi per commemorarlo scelgo di postare un video già messo su questo blog quasi 2 anni fa, in cui Rachel Bloom cantava una canzoncina dedicata al suo desiderio di farsi trombare dall’allora novantenne Bradbury. A lui pare fosse piaciuto parecchio. Ci piace ricordarlo così.

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