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	<title>Akille.net &#187; 2.0</title>
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	<description>Il blog di Akille</description>
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		<title>La mossa</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 11:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vorrei conservare questa immagine trovata nella gallery di Repubblica sul terremoto nel nord Italia (la classica gallery fatta con l&#8217;invito &#8220;Manda le tue foto&#8221;), senza nessun giudizio, commento o riflessione. Solo perché mi sembra molto significativa, ma non ho ancora capito bene di cosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei conservare questa immagine trovata nella <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/25/foto/le_foto_del_terremoto-28727431/1/">gallery di Repubblica</a> sul terremoto nel nord Italia (la classica gallery fatta con l&#8217;invito &#8220;Manda le tue foto&#8221;), senza nessun giudizio, commento o riflessione. Solo perché mi sembra molto significativa, ma non ho ancora capito bene di cosa.</p>
<p><a href="http://www.akille.net/2012/01/25/la-mossa/repubblicaterr2/" rel="attachment wp-att-6340"><img class="aligncenter size-full wp-image-6340" title="RepubblicaTerr2" src="http://www.akille.net/wp-content/uploads/2012/01/RepubblicaTerr2.jpg" alt="" width="300" height="258" /></a></p>
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		<title>Tutti giù per terra</title>
		<link>http://www.akille.net/2010/02/26/tutti-giu-per-terra/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 09:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono mille ragioni per sostenere che i social network siano strumenti più potenti e di maggior impatto rispetto ai blog. Però c&#8217;è anche da dire che difficilmente i blog di tutti quelli che stai leggendo vanno giù contemporaneamente. Nell&#8217;immagine una millesima parte delle reazioni sugli altri social network (nello specifico Twitter) dopo alcune ore di down di Friendfeed.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono mille ragioni per sostenere che i social network siano strumenti più potenti e di maggior impatto rispetto ai blog. Però c&#8217;è anche da dire che difficilmente i blog di tutti quelli che stai leggendo vanno giù contemporaneamente.</p>
<p><a href="http://www.akille.net/wp-content/uploads/2010/02/twitFFend.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3966" title="twitFFend" src="http://www.akille.net/wp-content/uploads/2010/02/twitFFend.jpg" alt="" width="480" height="211" /></a></p>
<p>Nell&#8217;immagine una millesima parte delle reazioni sugli altri social network (nello specifico <a href="http://twitter.com/search?q=%23Friendfeed" target="_blank">Twitter</a>) dopo alcune ore di down di <a href="http://friendfeed.com/" target="_blank">Friendfeed.com</a></p>
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		<title>Ricatti morali</title>
		<link>http://www.akille.net/2010/02/25/ricatti-morali/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 11:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno a un certo punto mi sono posto una domanda: ma come si fa a chiudere l&#8217;account su Facebook? Così mi sono messo a cercare e ho subito trovato la funzione &#8220;disattiva&#8221; tra le impostazioni dell&#8217;account. Allora mi sono chiesto: possibile che sia così facile? Ci ho cliccato sopra e mi sono apparse alcune foto che mi ritraevano insieme a tizio, caio e sempronio, accompagnate dalle frasi &#8220;sei sicuro di voler disattivare il tuo account?&#8221; e poi &#8220;tizio sentirà la tua mancanza&#8221;,&#8221;caio sentirà la tua mancanza&#8221;, &#8220;sempronio sentirà la tua mancanza&#8221;. Ovviamente non l&#8217;ho disattivato. Non ho mica il cuore di pietra, io.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro giorno a un certo punto mi sono posto una domanda: ma come si fa a chiudere l&#8217;account su Facebook? Così mi sono messo a cercare e ho subito trovato la funzione &#8220;disattiva&#8221; tra le impostazioni dell&#8217;account.</p>
<p>Allora mi sono chiesto: possibile che sia così facile? Ci ho cliccato sopra e mi sono apparse alcune foto che mi ritraevano insieme a tizio, caio e sempronio, accompagnate dalle frasi &#8220;sei sicuro di voler disattivare il tuo account?&#8221; e poi &#8220;tizio sentirà la tua mancanza&#8221;,&#8221;caio sentirà la tua mancanza&#8221;, &#8220;sempronio sentirà la tua mancanza&#8221;.</p>
<p>Ovviamente non l&#8217;ho disattivato. Non ho mica il cuore di pietra, io.</p>
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		<title>Santi, poeti, photoscioppatori</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 08:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho scritto di ShootingBruno e di alcuni precedenti su User generated content, la rubrica di Apogeonline: Vespa, Noemi e gli altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scritto di <a href="http://www.akille.net/2010/02/16/unimmagine-vale-piu/" target="_blank">ShootingBruno </a>e di alcuni precedenti su User generated content, la rubrica di Apogeonline: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/02/17/vespa-noemi-e-gli-altri-la-creativita-irriverente" target="_blank">Vespa, Noemi e gli altri</a>.</p>
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		<title>La solitudine del blogger</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 23:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrive le sue impressioni, sperando che siano poetiche. Fa dunque il trasognato, il meravigliato, il semplice. Se guarda un muro è perché una rosa ci si sta arrampicando. Esce di casa e si accorge che c&#8217;è il sole, oppure che non c&#8217;è. Se esce di notte, una stella fora le nuvole, oppure grosse nuvole cariche di pioggia passano sospinte dal vento. Va in campagna: trova che il paesaggio muta colore e la città, mortificante, avanza come un polipo con le sue ultime case. Racconta le emozioni di una comune passeggiata. Si ferma a guardare due bambini che giocano. Una donna canta. Dov&#8217;è? Non la vede. Si sveglia nel cuore della notte, crede di essere morto e sente il buio tutto intorno come una coltre. Per fortuna non è morto. Eccetera. M&#8217;ero quasi convinto di avere davanti un nuovo e sagace pezzo di satira contro l&#8217;individualismo e l&#8217;autoreferenzialità dei blog e dei social network, poi mi sono ricordato che stavo leggendo un Flaiano pubblicato nel &#8217;73.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Scrive le sue impressioni, sperando che siano poetiche. Fa dunque il trasognato, il meravigliato, il semplice. Se guarda un muro è perché una rosa ci si sta arrampicando. Esce di casa e si accorge che c&#8217;è il sole, oppure che non c&#8217;è. Se esce di notte, una stella fora le nuvole, oppure grosse nuvole cariche di pioggia passano sospinte dal vento. Va in campagna: trova che il paesaggio muta colore e la città, mortificante, avanza come un polipo con le sue ultime case. Racconta le emozioni di una comune passeggiata. Si ferma a guardare due bambini che giocano. Una donna canta. Dov&#8217;è? Non la vede. Si sveglia nel cuore della notte, crede di essere morto e sente il buio tutto intorno come una coltre. Per fortuna non è morto. Eccetera.</p></blockquote>
<p>M&#8217;ero quasi convinto di avere davanti un nuovo e sagace pezzo di satira contro l&#8217;individualismo e l&#8217;autoreferenzialità dei blog e dei social network, poi mi sono ricordato che stavo leggendo un <a href="http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=3881&amp;isbn=8845912213&amp;v=s&amp;metaTitolo=La%20solitudine%20del%20satiro&amp;metaAutore=Ennio%20Flaiano" target="_blank">Flaiano pubblicato nel &#8217;73</a>.</p>
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		<title>Ctrl+F &#8220;Telecomando&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 00:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimamente sta invece diventando una consuetudine diffusa la visione solitaria delle serate televisive – siano Annozero, Ballarò o Porta a porta – ma commentata simultameamente su FriendFeed, un social network che permette grandi conversazioni di gruppo in diretta. Da un po&#8217; di tempo volevo scrivere una riflessione molto simile a questa fatta da Luca Sofri. Niente di nuovo o imprevedibile: commentare la tv aiuta a sopportarla e a trovarla più divertente, in certi casi (ma provate a parlare durante i rigori di una finale o mentre in una soap la madre dice per la quarta volta al figlio chi è il vero padre), e i social network si prestano molto bene a questo utilizzo. L&#8217;unica nota che volevo aggiungere è che io in questo fenomeno ci trovo una sfumatura particolarmente ironica. Perché, dopo aver letto decine di volte negli ultimi anni della contrapposizione tra blogger e giornalisti e le mille previsioni sulla rete che spazzerà via la televisione, ultimamente mi è capitato sempre più spesso di accendere la televisione e sintonizzarmi su un talk show giornalistico che non stavo guardando, solo per capire di cosa stessero parlando i miei contatti sui social network.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Ultimamente sta invece diventando una consuetudine diffusa la visione solitaria delle serate televisive – siano Annozero, Ballarò o Porta a porta – ma commentata simultameamente su FriendFeed, un social network che permette grandi conversazioni di gruppo in diretta.</p></blockquote>
<p>Da un po&#8217; di tempo volevo scrivere una riflessione molto simile a questa fatta da <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/11/19/social-tv/" target="_blank">Luca Sofri</a>. Niente di nuovo o imprevedibile: commentare la tv aiuta a sopportarla e a trovarla più divertente, in certi casi (ma provate a parlare durante i rigori di una finale o mentre in una soap la madre dice per la quarta volta al figlio chi è il vero padre), e i social network si prestano molto bene a questo utilizzo.</p>
<p>L&#8217;unica nota che volevo aggiungere è che io in questo fenomeno ci trovo una sfumatura particolarmente ironica. Perché, dopo aver letto decine di volte negli ultimi anni della contrapposizione tra blogger e giornalisti e le mille previsioni sulla rete che spazzerà via la televisione, ultimamente mi è capitato sempre più spesso di accendere la televisione e sintonizzarmi su un talk show giornalistico che non stavo guardando, solo per capire di cosa stessero parlando i miei contatti sui social network.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gugolche?</title>
		<link>http://www.akille.net/2009/11/04/gugolche/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 08:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse nel famoso &#8220;Paese reale&#8221; se ne sono accorti in pochi, ma nella parte di mondo abitata da utilizzatori incalliti di social network e appassionati del web c&#8217;è una nuova mania: Google Wave. Si tratta di un nuovo prodotto di Google, nato per integrare messenger, chat e altro. Ci si possono fare varie cose:chattare con i proprio contatti, avere discussioni multiple, condividere file, video, immagini, e via dicendo. La cosa che lo rende ancora più affascinante è che Google Wave, come già successo con Gmail agli inizi, non è un servizio aperto a tutti. Quelli di Google stanno facendo circolare degli inviti ad usarlo, e questi privilegiati ricevono (ma non subito) anche degli inviti a poter invitare a loro volta altri utenti. Se siete degli appassionati di web e tecnologia, o avete molte persone di questo tipo tra i vostri contatti, ve ne siete già accorti: i social network pullulano di &#8220;ho google wave&#8221;, &#8220;anche io&#8221;, &#8220;io no&#8221;, &#8220;io lo voglio&#8221;, &#8220;ehi, nessuno ha un invito?&#8221;, &#8220;a me, a me&#8221;. Ovviamente la cosa è diventata subito una piccola moda: c&#8217;è chi snobba volutamente, chi se ne bulla, chi fa di tutto per averla. Ma dopo qualche giorno alla conversazione si è aggiunto un altro elemento: molti di quelli che ottengono un invito dopo un po&#8217; cominciano a scrivere: ma a che serve, ma oddio è lento, ma non ci capisco niente, e adesso che ce l&#8217;ho? Insomma, vai a capire se è un passo falso di Google (sarebbe una notizia) ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse nel famoso &#8220;Paese reale&#8221; se ne sono accorti in pochi, ma nella parte di mondo abitata da utilizzatori incalliti di social network e appassionati del web c&#8217;è una nuova mania: <a href="https://wave.google.com/" target="_blank">Google Wave</a>. Si tratta di un nuovo prodotto di Google, nato per integrare messenger, chat e altro. Ci si possono fare varie cose:chattare con i proprio contatti, avere discussioni multiple, condividere file, video, immagini, e via dicendo.</p>
<p>La cosa che lo rende ancora più affascinante è che Google Wave, come già successo con Gmail agli inizi, non è un servizio aperto a tutti. Quelli di Google stanno facendo circolare degli inviti ad usarlo, e questi privilegiati ricevono (ma non subito) anche degli inviti a poter invitare a loro volta altri utenti.</p>
<p>Se siete degli appassionati di web e tecnologia, o avete molte persone di questo tipo tra i vostri contatti, ve ne siete già accorti: i social network pullulano di &#8220;ho google wave&#8221;, &#8220;anche io&#8221;, &#8220;io no&#8221;, &#8220;io lo voglio&#8221;, &#8220;ehi, nessuno ha un invito?&#8221;, &#8220;a me, a me&#8221;.</p>
<p>Ovviamente la cosa è diventata subito una piccola moda: c&#8217;è chi snobba volutamente, chi se ne bulla, chi fa di tutto per averla. Ma dopo qualche giorno alla conversazione si è aggiunto un altro elemento: molti di quelli che ottengono un invito dopo un po&#8217; cominciano a scrivere: ma a che serve, ma oddio è lento, ma non ci capisco niente, e adesso che ce l&#8217;ho?</p>
<p>Insomma, vai a capire se è un passo falso di Google (sarebbe una notizia) o se è un servizio talmente innovativo che ci vorrà un po&#8217; per fare innamorare gli utenti &#8220;normali&#8221;. Intanto, mentre il &#8220;popolo&#8221; appare scettico, in diversi sono entusiasti. Per esempio <a href="http://www.infoservi.it/perche-google-wave-cambia-le-regole-del-gioco-e-il-futuro-del-business/2926" target="_blank">in questo articolo si sostiene</a> che Google Wave reinventerà radicalmente la comunicazione on line.</p>
<p>Noi qui nel mezzo aspettiamo, il tempo ci dirà chi ha ragione.</p>
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		<title>Buone compagnie</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 09:33:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gilioli sul sito dell&#8217;Espresso commenta la questione &#8220;minacce a Berlusconi su Facebook&#8221; senza dilungarsi troppo e prendendoci abbastanza. Informo che tra gli altri anche Mughini, Bassolino, Mourinho, Moccia, Quaresma, Arisa, Hamilton, Ibrahimovic, Turigliatto, Vasco Rossi, Venditti, Maurizio Mosca, Salvatore Bagni, Giusy Ferreri, Enrico Varriale, Fabrizio Corona, Anna Tatangelo, Luca Toni, Zack Efron, Massimo Mauro, Britney Spears, Simone Perrotta, Max Pezzali, Valentino Rossi, Josè Altafini, i Dari e Topo Gigio condividono con Silvio Berlusconi l’onore di avere gruppi su Facebook che invitano al loro omicidio. Poi la cosa non è ovviamente così semplice, e quando si parla di internet e social network è facile buttarla in caciara. Il sottoscritto ha una vera e propria fissa su come queste cose vengono trattate sui media, e quindi (uscendo dal &#8220;discorso Berlusconi&#8221;) negli archivi trovate varie riflessioni sul fatto che c&#8217;è una tendenza a criminalizzare le piattaforme invece che le persone, un volersi tappare gli occhi di fronte ai modi in cui si la rete ci mostra esposizioni spesso ingenue di opinioni e vizi che vogliamo rimuovere, una certa incapacità nel saper &#8220;pesare&#8221; le comunità che si formano on line.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gilioli sul sito dell&#8217;Espresso <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/10/22/gruppi-su-facebook-piu-inchieste-per-tutti/" target="_blank">commenta</a> la questione &#8220;minacce a Berlusconi su Facebook&#8221; senza dilungarsi troppo e prendendoci abbastanza.</p>
<blockquote><p>Informo che tra gli altri anche Mughini, Bassolino, Mourinho, Moccia, Quaresma, Arisa, Hamilton, Ibrahimovic, Turigliatto, Vasco Rossi, Venditti, Maurizio Mosca, Salvatore Bagni, Giusy Ferreri, Enrico Varriale, Fabrizio Corona, Anna Tatangelo, Luca Toni, Zack Efron, Massimo Mauro, Britney Spears, Simone Perrotta, Max Pezzali, Valentino Rossi, Josè Altafini, i Dari e Topo Gigio condividono con Silvio Berlusconi l’onore di avere gruppi su Facebook che invitano al loro omicidio.</p></blockquote>
<p>Poi la cosa non è ovviamente così semplice, e quando si parla di internet e social network è facile buttarla in caciara. Il sottoscritto ha una vera e propria fissa su come queste cose vengono trattate sui media, e quindi (uscendo dal &#8220;discorso Berlusconi&#8221;) negli archivi trovate varie riflessioni sul fatto che c&#8217;è una <a href="http://www.akille.net/2006/11/30/850/" target="_blank">tendenza</a> a criminalizzare le piattaforme invece che le persone, un <a href="http://www.akille.net/2009/01/08/scarfacebook/" target="_blank">volersi tappare gli occhi</a> di fronte ai modi in cui si la rete ci mostra esposizioni spesso ingenue di opinioni e vizi che vogliamo rimuovere, una certa<a href="http://www.akille.net/2009/09/18/si-ma-quanti-siete/" target="_blank"> incapacità </a>nel saper &#8220;pesare&#8221; le comunità che si formano on line.</p>
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		<title>Morti 2.0</title>
		<link>http://www.akille.net/2009/09/09/morti-20/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 10:54:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A un certo punto la notizia comincia a rimbalzare: è morto quel tizio famosissimo. C’è chi dice ma no, chi dice ma dai, chi dice tristezza, chi dice sti cazzi, chi dice è uno scherzo, chi dice è vero. In un minuto il tuo monitor è pieno di gente che dice qualcosa. Il primo gesto è aprire i siti dei grandi giornali, ma lì ancora niente. Qualcuno se ne rallegra, dice: ci siamo prima noi. Ma il punto non è quello. Le notizie che volano veloci raggiungendo chi non è davanti a un televisore, o a una radio, non sono un novità dell’epoca dei social network. Intanto arriva lo strillo, la scritta in rosso, la foto grande scelta al volo. La cosa si considera ufficiale. Seguono i minuti delle reazioni, e qui c’è il due punto zero. Nessuno chiede più: hai sentito? Chi dà il secco annuncio con 25 minuti di ritardo viene guardato quasi con compassione. Ognuno dice la sua: che roba, che brutto, che storia, chi se ne frega. Ognuno si sente in dovere di commentare, se non altro per dire che quelli che si sentono in dovere di commentare non li sopporta. Non te ne sei nemmeno accorto e siamo già al momento della battuta arguta, dell’aforisma azzeccato, del gioco di parole, della metafora ardita. Non tutti riusciti. Mentre nei giornali si organizzano gli articoli e si raccolgono le dichiarazioni, la rete viene dragata alla ricerca di foto, notizie video. Dopo un’ora hai già visto il filmato commovente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">A un certo punto la notizia comincia a rimbalzare: <strong>è morto quel tizio famosissimo</strong>. C’è chi dice ma no, chi dice ma dai, chi dice tristezza, chi dice sti cazzi, chi dice è uno scherzo, chi dice è vero. In un minuto il tuo monitor è pieno di gente che dice qualcosa.</p>
<p>Il primo gesto è aprire i siti dei grandi giornali, ma <strong>lì ancora niente</strong>. Qualcuno se ne rallegra, dice: ci siamo prima noi. Ma il punto non è quello. Le notizie che volano veloci raggiungendo chi non è davanti a un televisore, o a una radio, non sono un novità dell’epoca dei social network. Intanto arriva lo strillo, la scritta in rosso, la foto grande scelta al volo. La cosa si considera ufficiale.</p>
<p class="MsoNormal">Seguono i minuti delle reazioni, e qui c’è il due punto zero. <strong>Nessuno chiede più</strong>: hai sentito? Chi dà il secco annuncio con 25 minuti di ritardo viene guardato quasi con compassione. Ognuno dice la sua: che roba, che brutto, che storia, chi se ne frega. Ognuno si sente in dovere di commentare, se non altro per dire che quelli che si sentono in dovere di commentare non li sopporta. Non te ne sei nemmeno accorto e siamo già al momento della battuta arguta, dell’aforisma azzeccato, del gioco di parole, della metafora ardita. Non tutti riusciti.</p>
<p class="MsoNormal">Mentre nei giornali si organizzano gli articoli e si raccolgono le dichiarazioni, la rete viene dragata alla ricerca di foto, notizie video. <strong>Dopo un’ora</strong> hai già visto il filmato commovente che non ricordavi, l’episodio che innescò la polemica, la chicca che non avresti mai nemmeno immaginato e il lato oscuro che tanto farà discutere nelle ore successive. Mentre in milioni tornano a casa per apprendere la notizia dal telegiornale, in parecchi scrivono: ma ancora di questo parlate, che palle.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>La sera</strong> l’argomento sembra quasi digerito: le dichiarazioni delle personalità arrivano quando già sono finiti i giochino del “chissà chi sarà il primo a parlare” e<span> </span>“chissà cosa dirà quello”. I programmi celebrativi provocano un po’ di noia, l’ipocrisia del ricordo è ancor meno tollerata. La mattina dopo, la radio ti sveglia informandoti di un lutto che ti sembra successo da giorni.</p>
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		<title>Puf, e il tuo internet non c&#8217;è più</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 07:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche anno fa (sono passati 5 anni, ma non mi sembra esagerato parlarne come se fosse passata una vita) ho fatto parte di una consistente ondata di persone che decisero di non limitarsi a navigare il web, ma di aprire uno spazietto on line per pubblicare idee, testi, cazzatine varie. A dire il vero io pubblicavo già qualcosa sul web, ma per lavoro, e non è la stessa cosa. L&#8217;ondata di cui ho fatto parte era stata sicuramente stimolata dalla diffusione di servizi gratuiti di blogging, che hanno permesso a migliaia di persone di approcciare il fenomeno (ricordate quei mesi in cui Splinder lanciava a raffica una serie di annunci come: &#8220;Siamo 10.000&#8243; &#8220;Siamo 20.000&#8243; &#8220;Siamo 30.000&#8243;?). Una cosa che ricordo è che ad un certo punto cominciò a circolare il disagio per il fatto di affidare tutto questo flusso a dei servizi gratuiti. Ma di chi sono i miei testi? Cominciò a chiedersi qualcuno che pubblicava racconti. Di chi è la responsabilità di quello che scrivo? Disse un altro che scriveva piccoli editoriali e diffondeva notizie. Ma lo sapete che possono cancellare tutto anche senza preavviso? Comunicò un alto ancora che si era letto i termini del regolamento. Una buona parte di quelle persone pensò di risolvere il problema passando da un servizio gratuito ad uno a pagamento, altri se ne fecero una ragione e finì lì, lo considerò probabilmente un rischio da correre, pensò forse (e a ragione) che non era nè il primo nè l&#8217;unico servizio gratuito e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche anno fa (sono passati 5 anni, ma non mi sembra esagerato parlarne come se fosse passata una vita) ho fatto parte di una consistente ondata di persone che decisero di non limitarsi a navigare il web, ma di aprire uno spazietto on line per pubblicare idee, testi, cazzatine varie. A dire il vero io pubblicavo già qualcosa sul web, ma per lavoro, e non è la stessa cosa. L&#8217;ondata di cui ho fatto parte era stata sicuramente stimolata dalla diffusione di servizi gratuiti di blogging, che hanno permesso a migliaia di persone di approcciare il fenomeno (ricordate quei mesi in cui <a href="http://www.splinder.com" target="_blank">Splinder</a> lanciava a raffica una serie di annunci come: &#8220;Siamo 10.000&#8243; &#8220;Siamo 20.000&#8243; &#8220;Siamo 30.000&#8243;?).</p>
<p>Una cosa che ricordo è che ad un certo punto cominciò a circolare il disagio per il fatto di affidare tutto questo flusso a dei servizi gratuiti. Ma di chi sono i miei testi? Cominciò a chiedersi qualcuno che pubblicava racconti. Di chi è la responsabilità di quello che scrivo? Disse un altro che scriveva piccoli editoriali e diffondeva notizie. Ma lo sapete che possono cancellare tutto anche senza preavviso? Comunicò un alto ancora che si era letto i termini del regolamento.</p>
<p>Una buona parte di quelle persone pensò di risolvere il problema passando da un servizio gratuito ad uno a pagamento, altri se ne fecero una ragione e finì lì, lo considerò probabilmente un rischio da correre, pensò forse (e a ragione) che non era nè il primo nè l&#8217;unico servizio gratuito e non garantito a cui avrebbero affidato una parte della loro vita. Ma parliamo per lo più di utenti &#8220;sgamati&#8221;, spesso interessati a internet in maniera professionale e di solito molto attenti alle discussioni e alle problematiche della rete.</p>
<p>Quando ho visto <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/05/04/oggi-denuncio-facebook/" target="_blank">questo post di Zambardino</a>, che è il più linkato e probabilmente il più letto in questi giorni, in cui annuncia una denuncia contro Facebook perché gli è stato cancellato l&#8217;account senza preavviso e senza motivo apparente, ho pensato: ecco, ci siamo.</p>
<p>E mi è sembrato anche ironico che un giornalista attento al web e presente in rete da tanto tempo potesse innescare questa problematica: vedere come possono reagire non le migliaia di blogger di 5 anni fa, ma i milioni di utilizzatori di Facebook di adesso. Persone che danno per scontato che ci sia una cosa sulla quale mettere foto e parlare con i propri amici, senza farsi troppi problemi. Che potrebbero ritrovarsi sbattuti fuori da un social network, che nemmeno se lo immaginano, visto che magari finora di internet usavano solo la mail e i siti dei grandi quotidiani.</p>
<p>Gente che magari è arrivata sul 2.0 da poco, ma non mi sembra possa cascare nella giustificazione del &#8220;beh, non paghi, cosa vuoi pretendere?&#8221; Gente della quale  sono curioso di sapere se scrollerà le spalle e dirà: ah, tutte quelle foto che metto e tutte quelle cose che scrivo e tutta quella vita che racconto possono sparire da un momento all&#8217;altro? Fa niente. Oppure se sarà disposta a pagare per evitare questo inconveniente. Oppure se, chi lo sa.</p>
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