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Ctrl+F “Telecomando”

Ultimamente sta invece diventando una consuetudine diffusa la visione solitaria delle serate televisive – siano Annozero, Ballarò o Porta a porta – ma commentata simultameamente su FriendFeed, un social network che permette grandi conversazioni di gruppo in diretta.

Da un po’ di tempo volevo scrivere una riflessione molto simile a questa fatta da Luca Sofri. Niente di nuovo o imprevedibile: commentare la tv aiuta a sopportarla e a trovarla più divertente, in certi casi (ma provate a parlare durante i rigori di una finale o mentre in una soap la madre dice per la quarta volta al figlio chi è il vero padre), e i social network si prestano molto bene a questo utilizzo.

L’unica nota che volevo aggiungere è che io in questo fenomeno ci trovo una sfumatura particolarmente ironica. Perché, dopo aver letto decine di volte negli ultimi anni della contrapposizione tra blogger e giornalisti e le mille previsioni sulla rete che spazzerà via la televisione, ultimamente mi è capitato sempre più spesso di accendere la televisione e sintonizzarmi su un talk show giornalistico che non stavo guardando, solo per capire di cosa stessero parlando i miei contatti sui social network.

Gugolche?

Forse nel famoso “Paese reale” se ne sono accorti in pochi, ma nella parte di mondo abitata da utilizzatori incalliti di social network e appassionati del web c’è una nuova mania: Google Wave. Si tratta di un nuovo prodotto di Google, nato per integrare messenger, chat e altro. Ci si possono fare varie cose:chattare con i proprio contatti, avere discussioni multiple, condividere file, video, immagini, e via dicendo.

La cosa che lo rende ancora più affascinante è che Google Wave, come già successo con Gmail agli inizi, non è un servizio aperto a tutti. Quelli di Google stanno facendo circolare degli inviti ad usarlo, e questi privilegiati ricevono (ma non subito) anche degli inviti a poter invitare a loro volta altri utenti.

Se siete degli appassionati di web e tecnologia, o avete molte persone di questo tipo tra i vostri contatti, ve ne siete già accorti: i social network pullulano di “ho google wave”, “anche io”, “io no”, “io lo voglio”, “ehi, nessuno ha un invito?”, “a me, a me”.

Ovviamente la cosa è diventata subito una piccola moda: c’è chi snobba volutamente, chi se ne bulla, chi fa di tutto per averla. Ma dopo qualche giorno alla conversazione si è aggiunto un altro elemento: molti di quelli che ottengono un invito dopo un po’ cominciano a scrivere: ma a che serve, ma oddio è lento, ma non ci capisco niente, e adesso che ce l’ho?

Insomma, vai a capire se è un passo falso di Google (sarebbe una notizia) o se è un servizio talmente innovativo che ci vorrà un po’ per fare innamorare gli utenti “normali”. Intanto, mentre il “popolo” appare scettico, in diversi sono entusiasti. Per esempio in questo articolo si sostiene che Google Wave reinventerà radicalmente la comunicazione on line.

Noi qui nel mezzo aspettiamo, il tempo ci dirà chi ha ragione.

Buone compagnie

Gilioli sul sito dell’Espresso commenta la questione “minacce a Berlusconi su Facebook” senza dilungarsi troppo e prendendoci abbastanza.

Informo che tra gli altri anche Mughini, Bassolino, Mourinho, Moccia, Quaresma, Arisa, Hamilton, Ibrahimovic, Turigliatto, Vasco Rossi, Venditti, Maurizio Mosca, Salvatore Bagni, Giusy Ferreri, Enrico Varriale, Fabrizio Corona, Anna Tatangelo, Luca Toni, Zack Efron, Massimo Mauro, Britney Spears, Simone Perrotta, Max Pezzali, Valentino Rossi, Josè Altafini, i Dari e Topo Gigio condividono con Silvio Berlusconi l’onore di avere gruppi su Facebook che invitano al loro omicidio.

Poi la cosa non è ovviamente così semplice, e quando si parla di internet e social network è facile buttarla in caciara. Il sottoscritto ha una vera e propria fissa su come queste cose vengono trattate sui media, e quindi (uscendo dal “discorso Berlusconi”) negli archivi trovate varie riflessioni sul fatto che c’è una tendenza a criminalizzare le piattaforme invece che le persone, un volersi tappare gli occhi di fronte ai modi in cui si la rete ci mostra esposizioni spesso ingenue di opinioni e vizi che vogliamo rimuovere, una certa incapacità nel saper “pesare” le comunità che si formano on line.

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