Abruzzo

Applausi

Tenendosi fuori da tutto il discorso sulla puntata speciale di Porta a Porta e sugli slittamenti di Ballarò e Matrix (discorso che dopo l’uscita dei deludenti dati Auditel si farebbe ancora più lungo), la cosa che sta colpendo più persone in questi due giorni di dibattito in rete è il racconto della blogger Miss Kappa.

Secondo la sua testimonianza, citata in queste ore da una sfilza di blogger, alla cerimonia di consegna delle case di Onna c’erano più persone venute da fuori che abitanti del luogo. Ma, soprattutto, c’erano degli altoparlanti che diffondevano applausi registrati.

Miss Kappa Blog

E ora, voltiamo pagina

Probabilmente è ancora presto, e sarebbe sbagliato farlo ora, ma mi lascio un appunto perché prima o poi dovremmo parlare (e con parlare intendo che vorrei sentire la vostra opinione, non solo dirvi la mia) dell’atteggiamento da tenere di fronte a tragedie che scuotono un Paese, al di là della possibilità di ognuno di fare nulla, qualcosa o qualcosina

L’argomento è ovviamente il terremoto in Abruzzo, insieme a tutta una gama di questioni collaterali che in questi giorni creano disagio o polemiche, o distrazioni. Ripeto: collaterali, e assolutamente marginali rispetto a chi ha un problema serio e materiale, però esistenti.

Parlo di chi per lavoro fa show o intrattenimento e sente il dovere di giustificarsi, di iniziare i programmi radio con “Non so cosa dire” o “Non sarebbe il caso, ma siamo qui”.  Parlo di chi fa la satira, e deve decidere se astenersi, parlare d’altro, provare ad andare comunque sul pezzo. In questo caso è esemplare la discussione nei commenti del post di Spinoza, probabilmente il sito satirico di maggior successo degli ultimi mesi, dedicato integralmente ai fatti dell’Aquila.

Ma potremmo parlare anche di chi si espone ed espone sul web, non per mestiere ma per passione o passatempo, e parla dell’attualità senza esserne obbligato, o forse proprio perché non è obbligato, e può tranquillamente evitare, ma è lì, in quel momento, e decide di dire qualcosa e schiaccia il tasto pubblica. Poi magari si pente, oppure si rende conto che ore dopo non avrebbe fatto più lo stesso (vedere per credere, l’impietosa rassegna di 7yearwinter: In collegamento con F5).

Potremmo anche sfiorare l’atteggiamento dei giornali che chiedono: “Mandateci le vostre foto della tragedia” e di chi manda foto di altri terremoti e altri momenti storici, forse per sbeffeggiare il giornalismo aperto al web, forse per vedere di nascosto l’effetto che fa, come si legge su Educazione Cinica.

Mi piacerebbe parlarne, appunto, ma magari lo faremo più avanti.

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