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  1. Cos’hai fatto in tutti questi anni, a parte dormire, salutare, autostop?

    26 luglio 2011 / 1 Comment

    Tra popstar che muoiono, tributi che escono, gente che si prepara già da ora per i 20 anni di Nevermind in arrivo a settembre, c’è voluto Massi per ricordarmi che quest’anno ricorrono i 30 anni dall’uscita di Gioca Jouer.

    Sembra ieri, ma sono passati 5 anni  da quando Cecchetto fece uscire un video per le sue nozze d’argento con il tormentone dei tormentoni, una pregevole produzione con le movenze del GJ riprodotte in ogni angolo del mondo. Il video per i 30 anni è molto più genuino o, come si dice adesso, UGC. Un taglia e cuci di video amatoriali con gente impegnata a dormire, salutare, baciare, starnutire e supermaneare in qualsiasi situazione.

    Fa impressione, soprattutto perché lo sappiamo tutti che un video con questo concept sarebbe potuto durare anche 10 giorni, per quanto sono le discoteche, le piscine, le spiagge, i cortili, le case, le navi da crociera, gli autobus in cui il mantra di Cecchetto è stato evocato. Basta farlo partire e via: uomini, donne, vecchie e bambini eseguono tutte le mossette. Ragazzi che nell’81 non erano nati, gente che non sa chi sia Cecchetto, persone che quando gli dici che ha condotto Sanremo ti guardano con tanto d’occhi.

    Gioca Jouer è qui da 30 anni, che ci piaccia o no. Anche se nessuno di noi si è mai sognato di inserirla nelle lista delle canzoni più significative, anche se non la citano mai quando si parla della musica che ha fatto la storia del Paese, anche se non c’è uno scrittore o un regista decente che l’abbia usata come simbolo di un’epoca, di un sentire comune, di una generazione o un gruppo sociale qualunque. Anche giustamente, per carità.

    Ma Gioca Jouer se ne frega, e sta qui da 30 anni. Gli basta una festicciola, una lezione di acquagym, un capodanno un po’ tamarro, una playlist tra lo scemo e l’ironico, un villaggio vacanze. E spunterà fuori inesorabilmente. Perché a noi piace pensare che il senso delle nostre vite e delle nostre comunità stia dentro a un verso di Battisti-Mogol, a una canzone di De Gregori, a un ritornello di Vasco Rossi, a una rima di Fossati. Ma intanto continuiamo a dormire, salutare, baciare, camminare, fare i macho e i superman. E a volte diventiamo talmente bravi che lo facciamo anche solo con la musica.

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    Posted in Generazione di fenomeni
  2. A-a-a-armani

    5 gennaio 2011 / 7 Comments

    Ogni volta che inizia un anno nuovo mi chiedo preoccupato: che cosa mi riserveranno i prossimi mesi? Ci saranno film, libri, dischi in grado di conquistarmi, affascinarmi, esaltarmi? Per fortuna il 2011 inizia alla grande: proprio negli ultimi giorni del 2010 è uscito Il ritorno dei paninari.

    Difficile descriverlo: film, documentario, opera di proselitismo, vangelo della nostalgia. Sarebbe riduttivo, quindi vi metto qua il trailer, poi se volete è tutto su Youtube, in 4 spezzoni. Io vi dico solo che non vedevo una cosa del genere da anni.

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    Posted in Generazione di fenomeni
  3. Muy gentile il difensor

    22 giugno 2010 / 4 Comments

    Siccome vedo un certo affanno nel trovare tratti comuni e rituali scaramantici in grado di  legare quest’Italia a quella dell’82, ecco il mio modesto contributo nel riportare alla memoria di chi c’era e a conoscenza di chi no la cover-parodia di Da da da del trio inneggiante ai figli di Bearzot.

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    Posted in Bar sport, Vuvuzettete
  4. Aggiornamenti

    27 maggio 2010 / 10 Comments

    No, niente, volevo solo condividere con gli altri matusa come me l’aver scoperto (con un paio di mesi di ritardo a dire il vero) che “levati il giubbotto, mettiti il giubbotto” dovrebbe essere il “metti la cera, togli la cera” delle nuove generazioni.

    Aggiornamento: volevo dare spazio al commento di Sato che, dopo aver visto il trailer, ha centrato perfettamente il punto

    ““I will teach you the real kung-fu”, da cui il titolo del film: karate kid…”

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    Posted in Generazione di fenomeni
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