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L’anno che verrà

Ciclico e annoso è il dibattito su quanto ognuno sia artefice del proprio destino o vittima dello stesso che, cinico per contratto e baro per senso del dovere, gioca coi dadi che si è portato da casa.

Possiamo discutere per ore, in maniera estenuante e tutta via divertente (se la trovate tale)  di quanto le cose accadano per nostra tenacia o per pura combinazione.

Siamo disposti a sviscerare casi di chi raggiunge un obiettivo  grazie al volli fortissimamente volli o grazie al  non ci avevo nemmeno pensato, accompagnavo solo un’amica al provino e hanno scelto me, o grazie al ca.

Del resto qui avete tutti cittadinanza, voi che puntate il dito sicuro citando Seneca che dice che il vento non tira mai a favore di chi non sa dove vuole andare, come anche  voi che con atteggiamento zen dite: non me ne fregava niente di averlo o meno ed è per questo che l’ho avuto e lo conservo con disinvolta noncuranza, ma butta già ‘ste mani che sennò te le taglio.

Perché la vita è sì volere e vivere ma anche vivere senza volere, accontentarsi di ciò che si ha ma pure mo te lo faccio vedere io che mi merito di più, lavorare con lentezza ma anche gli occhi della tigre, avere un piano preciso ma anche suonare i bonghi in maniera casuale.

E così mentre si era qui a guardare questo blog in agonia e a cercare di capire cosa fare e cosa non fare  è arrivata una mail che diceva: il dominio sta scadendo ma come da contratto c’è il rinnovo automatico e se non lo volevi ce lo dovevi dire prima. E a sto punto che fai, lasci il conto pagato e non mangi?

Aridaje

Adesso non saprei dirvi nemmeno dove ma ieri, a un certo punto, ho intravisto un titolo che diceva che c’era una nuova versione di  facebook e che avrebbe ucciso i blog.

Io in quel momento la nuova versione di facebook non l’avevo ancora vista, però ho pensato che, con tutte le volte  in cui blog sono morti negli ultimi anni, oltre ai poke e ai like nel nuovo Facebook avessero messo anche l’aglio e i paletti di frassino.

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