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Meme frego

Internet ha tanti difetti, è vero. Però c’è questo fatto: migliaia di esperti, addetti ai lavori, sciamani, guru, vip e pseudovip, tentano ogni giorno di elaborare piani per immettere in rete qualche contenuto che riesca a diffondersi in maniera spontanea e virale, senza riuscirci.

Poi arriva uno che, così tanto per fare, si scatta una foto mentre brinda guardando verso la webcam, ed ecco decine ad imitarlo e centinaia a parlarne.

Oppure arrivano altri che, così tanto per ridere, “taroccano” un’immagine, ed ecco altre centinaia a imitarli e a parlarne, e migliaia a leggerne, e addirittura un giornale a riprenderli.

Ecco, questo fatto è uno di quelli che ancora mi fanno volere bene ad internet.

Feed friendfeed

Piccolo annuncio di servizio: è capitato un paio di volte di scrivere dei post che ricevevano dei commenti interessanti in calce alla segnalazione del post stesso su Friendfeed. Siccome mi è sembrato un peccato che commenti non fossero visibili anche a chi frequenta solo il blog, ho deciso di far comparire i commenti di Friendfeed nello spazio commenti dei singoli post. Così magari FF, invece di far morire il blog (come si diceva qui), potrebbe diventare una specie di stampella. Chi lo sa.

Di più. Di meno. Di cosa.

Vedo che c’è una certa discussione intorno ad un post di Andrea Beggi dal titolo “Il blog è morto, viva il blog“.  Il fatto che cercando “Il blog è morto” su Google escano fuori articoli e post datati 2006 non toglie niente all’analisi di Andrea, lucida, tecnica, precisa, sicuramente figlia di un approccio più analitico rispetto alla deriva web-romantic che mi appartiene e nella quale ero incappato scrivendo il post intitolato “Se il blog muore, Friendfeed è il maggiordomo“.

La morte dei blog è un argomento che torna periodicamente, e qualcuno potrebbe dire: sticazzi. Ogni tanto se ne parla, qualcuno sbadiglia, ci si accorge che i blog che parlano di blog corrono gli stessi rischi dei giornali che parlano di giornalisti, della tv che parla di programmi tv e dei film che parlano di attori e registi, e si tira avanti.

Se la cosa vi interessa, il post di Beggi è ben fatto ed è un ottimo spunto di riflessione e discussione, anche nel suo passare dal particolare al generale. Io invece passo dal generale al particolare e appunto qui che:

- mi pare che alla fine in molti siano d’accordo su una cosa. Morti, vivi o moribondi che siano i blog, quello che si faceva qualche tempo fa per loro tramite lo si sta facendo con altri aggeggi. Evoluzione naturale, insomma.

- mi sembra che al di là delle alzate di sopracciglio di qualcuno, interrogarsi ogni tanto sulle evoluzioni di un mezzo che si utilizza quotidianamente male non faccia. Se qualcuno si annoia, può sempre passare oltre.

- pur non essendo questo un blog tecnico, anche per me vale la considerazione che gli argomenti ad un certo punto sembrano esaurirsi. E che certe volte ti accorgi che avevi già scritto  un post simile 2 anni fa prima di schiacciare il tasto pubblica. Certe altre te ne accorgi dopo. 

- mi rendo conto che nell’affrontare praticamente lo stesso tema 2 mesi fa mi ero ripromesso di utilizzare una tattica: usare Friendfeed per il cazzeggio, e provare a far convergere le cose più strutturate sul blog. Per vari motivi non mi sembra di esserci riuscito molto, potrebbe essere sia la mancanza di tempo sia la mancanza di cose interessanti da dire.

-in questo senso la logica direbbe che potrebbe essere un grande aiuto avere un blog specializzato. Infatti i blog specializzati (e non professionali) sono stati i primi a morire. Gente competentissima di cinema, musica, libri e altro ha tenuto per lungo tempo blog meravigliosi. Poi giustamente si è  rotta le scatole. 

-proprio su questo aspetto (ma qui andiamo sul personalissimo) io vivo una forte contraddizione: il bello dei blog è che puoi creare una specie di “prodotto editoriale” (tra mille virgolette, che altrimenti ci chiederanno di iscriverci ad un albo) dandoti una linea e una strategia da solo. Ma io, essendomi occupato per alcuni anni per lavoro di linee editoriali e strategie per siti internet, ho scoperto che di tutto ho voglia tranne che di darmi una linea editoriale da solo. Quasi quasi fare un sondaggio tra gli affezionati lettori, ma poi qualcuno potrebbe pensare che mi prendo troppo sul serio.

Ecco, solo questo. Casomai ne riparleremo tra qualche mese.

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