brunori sas

Musica per un’estate tardo berlusconiana

Ieri pomeriggio, per una serie di cose che non staremo qui a sviscerare, mi è tornato davanti questo articolo di Stefano Pistolini di qualche settimana fa, intitolato “In Italia la musica si divide in prima e dopo Berlusconi“. In pratica Pistolini dice che (vi faccio un riassunto molto grezzo) prima dell’avvento di Berlusconi la cifra stilistica canora di maggior interesse in Italia prevedeva cantanti impostati, teatrali e dai suoni imponenti. Come Piero Pelù per dire. Durante l’ascesa e il declino di Berlusconi (ma vai a capire se c’è un rapporto causa-effetto) si sono invece affermanti interpreti caratterizzati da un cantato quasi svogliato, astratto, distaccato anche nel pronunciare parole pesanti e profonde. Come per esempio Le luci della centrale elettrica, i Baustelle, i Perturbazione, fino ad arrivare a I cani, il gruppo di cui alla fine Pistolini voleva parlare.

Rileggendolo non ho potuto fare a meno di dare un’occhiata alle statistiche dei pezzi più suonati sul mio portatile, verificando che (ieri, come anche un mese e mezzo fa) in testa c’è un cantante che non imposta, ma nemmeno butta via, e quindi non parrebbe né pre né post Berlusconiano. Uno che anzi strilla, urla e gratta come un cantante da anni ’60, al massimo uno da pentapartito. Secondo queste statistiche infatti il disco che ho mandato più spesso in play in questi ultimi tempi è Poveri cristi, il secondo album di Brunori Sas. Un cantante che sembra fuori da tutti questi giri, quasi uno che passa per caso con la chitarra in mano e attacca a cantare di un mondo in cui i calabresi emigrano per andare a Milano a lavorare alla morsa (no, non ho detto borsa) oppure si sta al bar a bere Biancosarti. E in cui i tradimenti non nascono dai poke di Facebook, ma riparando per la pioggia sotto i portoni come nelle canzoni di 100 anni fa. Insomma pezzi che per trovare contemporanei ti devi aggrappare a sporadici riferimenti all’Ikea, o al fatto che oltre a Dio si prega Padre Pio.

Quindi ero qui quasi a compiacermi per il mio ascoltare un cantante scollegato dalle mode e dalla quotidianità, che potrebbe aver fatto questo disco l’anno scorso o dieci o venti anni fa, quando per un attimo mi è passato per la mente un pensiero. Il pensiero che questo calabrese che sembra spuntato da un juke box degli anni ’60 o da una tv in bianco e nero, che canta di gente che non dà l’impressione di essere ricca e nemmeno ottimista, di persone che hanno accantonato i loro sogni e inseguono piccole felicità intime e quotidiane, non sia così fuori luogo. Che questo cantautore ritardatario abbia in realtà un qualche legame con quello che leggi suoi giornali, che ascolti alla radio la mattina, che percepisci dagli status sui social network, l’idea che Brunori sia quasi la colonna sonora ideale per una serie di pensieri diffusi: i soldi che non bastano, la sfiducia, il desiderio di infilare ogni tanto la testa sotto la sabbia per la semplice necessità di conservare la propria sanità mentale. E l’impressione che, cosa ci tocca pensare, si stesse meglio quando… no, non ce la faccio a scriverlo.

Ma è stato solo un attimo. È agosto, e il blog recupera una vecchia tradizione di trasformarsi, d’estate, in un quaderno di appunti per tirare su una playlist. Bandite i cattivi pensieri: se avete suggerimenti (che siano canzoni di successo, album da recuperare, innovativi remix, tormentoni sottovalutati o oscuri lati B) tirateli fuori. La lista la cominciamo comunque con lui, Dario Brunori della Brunori Sas, che ci eseguirà la sua Rosa. Sono tempi tristi, inutile negarlo. Che almeno ci sia un po’ di ritmo.

Un anno dopo

Nell’estate del 2009 il sottoscritto si innamorava del disco di Brunori Sas, scoprendolo grazie al nostalgico brano Guardia ’82. Nell’estate del 2010 c’è finalmente il video, ovviamente girato a Guardia Piemontese, in cui Brunori urla sulle acque calabre, richiamando un po’ Modugno e un po’ Totò nell’Imperatore di Capri.

Brunori Sas e il mio disco dell’estate

Come ogni estate, ci sono dischi di cui parli perché li reputi belli, dischi di cui parli perché ti ossessionano, e dischi di cui parli perché ti ci sei affezionato.

Anche quest’anno io ne ho uno che rientra nell’ultima categoria, ed è quello di Brunori Sas. Trattasi del primo disco di un cantautore calabrese, che rinogaetaneggia acusticamente e che se volete potete ascoltare integralmente cliccando qui. Quella che segue non è una recensione, sono appunti presi ascoltando.

“Ingollavo Peroni e iniziavo ad urlare delle pene che solo ti sa dare l’amore”

Il primo sguardo d’amore con questo disco è scoccato all’ascolto di Guardia ’82, traccia contenuta della compilation di RockIt per l’estate 2009, consigliata qui. C’ho messo un po’ a capire che la Guardia di cui si parlava era quella piemontese, sulle coste della Calabria. Su quelle spiaggie si posizionano le canzoni di Dario Brunori che, citando Bruno Lauzi dice “”Io scrivo solo canzoni tristi, perché quando sono felice esco”.

“Le ginocchia sbucciate, il pallone bucato da un vicino incazzato”

Ecco, le canzoni di Brunori Sas sono più o meno tutte tristi, ma senza essere lagnose, che sono tristi essendo consapevoli che la tristezza ci sta. Ed essere triste non ti rende speciale, o più bello.

“Il calcio è la sola religione del mondo, che ho intorno”

Le canzoni di Brunori Sas parlano di piccole cose, di spiaggie, di falò, di storie d’amore, di un Paolo che prega Dio, ma anche Padre Pio, e che sogna una donna da portare in giro sulla Panda. Parlano di paese reale, almeno ad occhio. Di un paese reale che mi è sembrato di vedere spesso, in cui si pensa al mutuo, al calcio, ad un lavoro che sia pagato.

“Avevo 10 anni ma pensavo già alle donne e chiuso dentro il bagno amavo Edwige Fenech”

E quando Brunori esce da questo paese reale e da questa normalità lo fa parodiando, e canzonando. O almeno questo è quello che ho inteso io ascoltandolo, come se fosse uno che conosco e che sta cantando nella sala da pranzo di casa mia.

“Il tuo splendor mi fa morir di nostalgia”

Perché ognuno le canzoni se le interpreta un po’ come vuole, e io questo disco ho scelto di sentirlo come se facesse parte del mio mondo, aiutato anche dalla cover che lo chiude. Stella d’argento, originariamente di Gino Sant’ercole. Una canzone che  per me esisteva solo nelle feste di piazza ad agosto in Calabria, almeno fino a Brunori Sas.

Brunori Sas, Vol 1. Pezzi consigliati: Come stai, Guardia 82, Italian Dandy, Paolo.

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