Calabria

In questo mondo di youtubbari

Da un paio di giorni mi girava in testa l’idea di scrivere qualcosa sul casino che sta suscitando un video su Antonello Venditti molto linkato su Facebook, che ora vedo anche sulla home di Repubblica.

Per raccontarlo in estrema sintesi: durante un concerto in Sicilia, il cantautore romano si è lasciato andare ad un paio di battute sulla Calabria, dicendo che è un posto in cui non c’è niente, e che viene da chiedersi perché esista. Se volete la mia impressione, sembrava molto un modo per attirare la benevolenza del pubblico siciliano, criticando i vicini calabresi. Ma sorvoliamo.

Al di là della mia potenziale indignazione da calabrese, a stuzzicare il post è il ricordo di un paio di voci che circolavano parecchi anni fa. Secondo una di queste il nome dei Litfiba sarebbe stato una contrazione della frase “L’Italia finisce a Bari”, cosa che gettava sul gruppo di Pelù e Renzulli l’ombra di intenti razzisti e antimeridionali. Secondo l’altra Vasco Rossi, in un concerto mi pare, avrebbe dichiarato che il sud gli fa schifo, e che ci va solo per necessità, lo stesso motivo per il quale va in bagno.

Le due cose puzzavano molto di leggende metropolitane, e nessuno ha mai portato le prove. Eppure continuavano a circolare, veicolate da persone che ti raccontavano molto seriamente che qualcuno di molto affidabile gli aveva detto questa cosa (ovviamente nessuno di questi aveva assistito in prima persona all’evento/rivelazione). Ogni tanto uscivano delle interviste in cui gli artisti smentivano, mai risolutive. Ognuno pensava che fosse vero o falso in base alle proprie idee di base.

Sono passati parecchi anni, e siamo nell’epoca in cui all’inizio di qualsiasi concerto al posto degli accendini scattano le fotocamere dei cellulari. Venditti ha avuto quest’uscita, ora rettifica e smentisce, ma il video sta lì.

E io, piuttosto che fare il calabrese offeso come dicevo, sono qui a chiedermi: ma in un momento in cui qualsiasi battesimo, matrimonio, uscita in pizzeria e partita di calcetto di terza categoria rischia di finire su Youtube, a te non viene in mente che prima di dire fesserie e leggerezze in un evento pubblico dovresti pensarci una quarantina di volte? Non è che, più che essere razzista, sei leggermente fesso?

Per passare l’anno

Ero lì che rimuginavo su qualcosa di intelligente da scrivere su Videocracy, il film sull’ossessione di apparire in tv che imperversa nel Paese, quando sono stato distratto da un link che mi ha mandato Emiliano, e ho passato 10 minuti a vedere i due video delle “Sballate i via Popilia”, rimanendo quasi ipnotizzato da questo gruppo di ragazze di Cosenza che prima hanno rifatto I know you want me in cosentino, e poi (forti di un certo successo e di una citazione su un quotidiano locale) hanno coverizzato anche l’hit estiva degli Zero Assoluto, con evidenti limiti tecnici e vocali, ma con un ammirevole impegno nelle coreografie e nella localizzazione del testo.

E tutti i discorsi su trash, user genereted content, parodie e livelli di lettura li facciamo un’altra volta.

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