calcio

Sulla relatività del concetto di bellezza

Non è questo, suvvia, il bello del calcio? Il motore che muove il mondo di pallonari, la maraviglia di questo giuoco che sempre c’incanta e sempre ci avvince? Non è per questo che lo amiamo, quel pallone sempre più tecnologico ma ancora, a volte, poetico? Non è forse perchè c’è una squadra che vince a quindici minuti dalla fine per due a zero, e si vede già proiettata alla partita successiva, quando la squadra che perde e si vede già a casa a guardare la successiva partita alla televisione, la butta dentro 3 volte, e ribalta il risultato in pochi minuti, e si vede espellere il portiere e mette in porta un attaccante e alla fine vince e passa il turno?
Non è forse questo il bello del calcio?
Lo è.
A meno che non siate tifosi della Repubblica Ceca.
O uno che a venti minuti dalla fine spegne la tv pensando “va beh, ormai è andata”.

Squadra che perde

Ok, come non detto. Ritirate fuori tutte le superstizioni, le scaramanzie, i rituali. Ce n’è tanto, tanto bisogno.
(A dimostrazione, il nome più gettonato negli sms disperati che mi sono arrivati nel dopo-partita è stato quello di Salvatore Bagni).

Aggiornamento (questo spiega molte cose).
“Più triste di vedersi la partita dell’Italia che prende tre fischioni in quel modo c’è solo vedersela come se l’è vista Alessandro: davanti al maxischermo allestito dal PD al Gazometro, con tante bandierine PD a sventolare con su scritto “si può fare”.

Squadra che vince

Probabilmente per molti italiani questa sera comincerà un periodo faticoso, che si spera possa durare fino al 29 giugno. Si tratta dell’arduo periodo della scaramanzia calcistica di massa, fatta di partite viste insieme, inviti rigorosamente ripetuti, ospiti nuovi guardati con sospetto, posti sui divani assegnati e mantenuti costi quel che costi, piccoli grandi riti da ripetere continuamente, luoghi e indumenti da non cambiare pena le accuse di “portare male” agli azzurri.

La conosco bene, questa grande mania che storicamente ci prende ogni due anni (ma ogni quattro di più) e che riguarda una popolazione intera, e incide su tante serate e su tante persone che solitamente si disinteressano al calcio.

La conosco bene, ma questa volta non mi riguarda. Questa volta ne sono libero. Dopo tanti anni e tanti mondiali ed europei passati a ritornare sugli stessi divani e con le stesse persone e tu l’altra volta stavi di là e io l’altra volta sono andato in bagno all’inizio del secondo tempo e quando abbiamo preso la pizza lì abbiamo perso ai rigori, io sono libero.

Perchè, dopo tanti anni di riti e scaramanzie, io ho visto le partite degli ultimi Mondiali ogni volta in un posto diverso, in regioni diverse, in un caso in una nazione diversa. Mangiando cose diverse, vestendo in maniera casuale, con la compagnia di persone diverse (solo un amico era presente in 4 partite su 7).

Addirittura per la finale ho accettato un invito pensando “da lì è comodo per poi poter raggiungere a piedi il centro di Roma per i festeggiamenti”. Insomma, uno schiaffo a qualsiasi scaramanzia.

Ma abbiamo vinto, e ora mi sento libero.

Nel caso, non prendetevela con me.

1 8 9 10 11  Scroll to top