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  1. Dimmi perché tifi

    8 luglio 2010 / 5 Comments

    Se vi piacciono i giochini alla “Quelli che… perché” questi mondiali vi hanno offerto e vi stanno offrendo una buona occasione per osservare le persone che vi stanno intorno.

    Lasciando stare quelli che tifano la nazionale italiana o non la tifano per vari motivi, la prematura e indecorosa eliminazione dei giovanotti di Lippi ha aperto le porte a tutta una serie di dinamiche sociali e psicologiche.
    Perché scegliersi una nazionale estera da tifare è un processo completamente diverso dal tifare la squadra del cuore, la cui scelta solitamente avviene alle elementari e non dà possibilità di cambi e ritorni (no, sentite, non ve ne uscite fuori con storie del genere, non le voglio nemmeno sentire).

    Sparita dal tabellone la propria nazione, al Mondiale ci sono quelli che tifano per la squadra che li ha eliminati perché “almeno abbiamo perso con quelli che poi si sono dimostrati più forti” e quelli che tifano contro chi li hanno battuti perché “così imparano” o addirittura “così i nostri brocchi non hanno scuse”. O quelli che tifano per la squadra più improbabile perché “non capita, ma se capita” e quelli che tifano per i più forti perché “non vinco uno scudetto da 10 anni, una volta che posso scegliere”.

    E ancora quelli che tifano Brasile perché i sorrisi, il divertimento e la samba e quelli che tifano il Giappone perché Holly e Benji. E poi quelli che tifano per la nazionale in cui gioca il campione della loro squadra di club perché hanno già la maglietta. E quelli che tifano Argentina perché Diego è Diego e si sa.

    Passano i turni, saltano le squadre. Ogni volta devi scegliere per chi tifare tra le due, riposizionandoti e trovando i nuovi motivi. Quelli che tifavano Usa perché così il calcio avrebbe guadagnato una nuova grande nazione e poi tifavano Ghana perché l’Africa e la storia, ma poi tifavano Uruguay perché il calcio è Sudamerica. Quelli che tifavano Germania perché gli piace Berlino e quelli che tifano Spagna perché una volta in Erasums a Madrid…

    Quelli che tifano perché. È forse una delle cose più divertenti di un mondiale in cui quasi nessuno ha azzeccato un pronostico.

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  2. Era meglio farlo con King, Soldatino e D’Artagnan

    2 luglio 2010 / 2 Comments

    Una delle caratteristiche dei Mondiali è che ti ritrovi a pensare esattamente quello che stanno pensando milioni di persone nello stesso momento.

    Per esempio l’altra sera, mentre Cristiano Ronaldo usciva tristo e sputacchiante dal campo dopo l’eliminazione del suo Portogallo, tutti noi che ci eravamo esaltati per il sontuoso spot Nike “Write the future” abbiamo pensato: ecco, è uscito anche l’ultimo, li hanno azzeccati proprio bene i testimonial.

    A dare immagini a questi pensieri il video che metto qua sotto, un prodotto artigianale un po’ grezzo che però mette in fila tutti quelli che da protagonisti dello spot dovevano diventare protagonisti di un Mondiale che già dai quarti stanno vedendo da casa.

    (trovato su IlPost)

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  3. Sympathy for the losers

    27 giugno 2010 / 1 Comment

    Lo so: vi sentite depressi in quanto tifosi italiani, ma avete paura a scegliervi una squadra-simpatia perché anche quella potrebbe uscire subito.

    Per consolarvi pensate a Mick Jagger, che ieri era allo stadio a tifare Usa e oggi era allo stadio a tifare Inghilterra.

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  4. Tirando le somme

    24 giugno 2010 / 2 Comments

    Io credo che comunque quello degli azzurri sia stato un buon mondiale. I risultati non sono stati all’altezza, ma bisogna a ben vedere apprezzare il gioco e l’impegno della squadra, la capacità di stare in campo e coprire gli spazi, le qualità tecniche dei singoli.

    Gli sfortunati mondiali sudafricani sono comunque un buon punto di partenza, in particolare per i giovani che hanno avuto modo di fare un’esperienza e di costruire l’ossatura della nostra nazionale futura, che di sicuro potrà fare affidamento su una dote che non ci manca mai: il carattere.

    No, niente, scusatemi: volevo provare l’ebrezza di essere l’unico a sostenere una posizione. E non è facile trovare un’occasione così, pensateci.

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