calcio

L’era del multitasking

Il rischio di cercare di informarsi su tre cose contemporaneamente è che a un certo punto mi è sembrato di aver capito che i Mondiali del Sud Africa sono copiati da quelli americani, che è proibito pubblicare sui giornali i monologhi dei comici e che Luttazzi è uno stronzo perché non ha citato Totti e Cassano.

Ronal-Doh!

Scusate se cado dal pero, ma non avevo ancora visto la versione estesa (3 minuti) dello spot Nike Write the future.

Mentre lo facevo la bocca mi si spalancava per l’incredibile quantità di cose infilate dentro quel tempo così ristretto e per la ricchezza talmente ostentata da risultare artistica. Il classico esempio della pubblicità che non merita di essere interrotta dal resto della televisione.

E tutto questo senza volersi dilungare sullo spezzone dedicato all’Italia, dove veline e studi televisivi hanno sostituito pizza e mandolino come simboli nazionali.

Liberati

A dimostrazione e chiosa di quanto scritto qualche giorno fa, cioè che l’Inter si è definitivamente liberata dal suo essere un luogo comune della comicità, basterebbe la playlist post-vittoria diffusa ieri sera nello stadio di Madrid.

Prima di tutto l’inno: quel Pazza inter amala che ai tempi aveva come sottotesto il fatto  che l’Inter era pazza davvero, faceva delle grandi cazzate e comunque gli interisti dovevano amarla lo stesso. Adesso suona dolce e ironica come una canzone d’amore con la quale hai sofferto tanto, ma ora stai cantando insieme alla tua nuova fiamma, più bella e più simpatica.

E poi quella doppietta di canzoni cantate da interisti illustri, una di Ligabue e una di Biagio Antonacci. La prima era Libera nos a malo, la seconda Liberatemi. Troppo facile trovare un filo rosso fatto di una maledizione interrotta e di una gabbia spezzata. Liberati e contenti. Liberati e vincenti.

Adesso però fermatevi un attimo, amici interisti, che rischiate di diventare antipatici e noiosi come  il  Milan di Capello o la Juve di tanto tempo fa. E non vi fa bene, fidatevi.

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