calcio

Così non vale, è troppo facile così

solo oggi, qui nel Salento dove sono in vacanza, tre persone mi hanno fermato per dirmi «complimenti per Ronaldinho» A me? Per Ronaldinho? È come se qualcuno mi dicesse: «complimenti per le corna di tua moglie!»

In mezzo a tante lettere di cantanti, artisti, opinionisti e politici che scrivono per esternare su etica, vita, morte e miracoli, la missiva dell’estate, per pertinenza e presumibile sincerità, è quella di Roberto Vecchioni, che scrive al direttore dalla Gazzetta dello Sport, per chiedergli come gli sia venuto in mente di fare un titolo ispirato ad una sua interistissima canzone in occasione dell’arrivo di Ronaldinho al Milan.

Direttore, è uno scippo.

p.s. sì, è vero, non mi sono espresso sull’acquisto del Gaucho, ma ho smesso di esaltarmi da un po’ per queste cose. Diciamo che secondo me il Milan quest’anno rischia alcune batoste memorabili. Però ci divertiremo, credo.

Dal transatlantico al sambodromo

A mio modesto parere, il Milan è sempre di più la squadra nella quale si può identificare il Paese.
Avviata ormai da anni verso un declino che tutti gli esperti e gli addetti ai lavori vedono come inevitabile, si aggrappa ai suoi vecchi, all’orgoglio, ad un passato migliore.
Rimedia brutte figure, delude i tifosi, regala notti indimenticabili ma le affoga in mezzo a tante giornate deprimenti, in cui anche i più accaniti sostenitori devono annotare immusoniti quanti siano più giovani, più forti e più veloci questi avversari che fino a l’altro ieri guardavano con supponenza.
Da qualche tempo ha una tifoseria spaccata tra quelli che gridano alla dirigenza “andatevene, ci meritiamo di più”, firmano petizioni, organizzano contestazioni, e quelli che ribattono “non dobbiamo essere ingrati, ce la siamo sempre cavata, torneremo grandi”.
Da pochi anni è frequente il ritornello, sconsolato e auto-assolutorio “eh, ma negli altri paesi l’economia corre, qui…”
Il bello è che i risultati comunque arrivano, ma sempre con l’impressione che “questo sarà l’ultimo, il canto del cigno”.
In mezzo a tutto questo arriva qualche colpo di fantasia e genialità mediatica, una grande scommessa, un colpo di nobiltà, un nuovo trequartista che magari non è quello che serviva (non difende, non tira la carretta, non impedisce di prendere gol da polli su calcio d’angolo, non smanaccia la palla che stava infilandosi nel sette).
Però segna, dribla, finta, accende i sogni e le emozioni, e fa discutere, e fa parlare.
Perchè se verso il viale del tramonto stiamo andando, andiamoci a passo di samba.
E che questo Paese e questa squadra abbiano lo stesso presidente, sembra quasi un dettaglio secondario.

Promesse non mantenute

Altro che le favoleggiate intercettazioni nelle quali potrebbe dichiarare di inciuciare con donne piacenti e di 40 anni più giovani (cosa che gli procurerebbe la ola da buona parte degli italiani). Altro che manifestazioni di piazza contro la sua azione legislativa (che possono raccogliere solo chi già non l’ha votato). Dal giorno delle elezioni in poi mi sono imbattuto in una sola iniziativa che potrebbe far scricchiolare l’autorevolezza e la popolarità di Silvio nostro, ed è questa petizione: Berlusconi vendi il Milan!

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