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Il film sborone come si deve

Non v’è dubbio: ogni tanto il film sborone ci vuole. Perchè il giovane adulto contemporaneo ha sì il diritto-dovere di essere appassionato di commedie amare, di gradire i classici in bianco e nero, di apprezzare i registi orientali, di conoscere tutti gli emergenti americani e di non disdegnare i film in dogma, ma di solito ha anche il sano e sacrosanto gusto per il film sborone come si deve.

Per essere però un film sborone come si deve, ci devono essere scene d’azione intervallate da battutine salaci, un pizzico di gnocca ma dialoghi decenti (o, se eccessivi, che si ecceda con sapienza), colpi di scena non troppo loffi ma nemmeno di quelli che abbisognano di spiegazioni all’uscita dalla sala, e una storia che stia in piedi, ma che si possa seguire mentre le esplosioni in dolby sorround ti spettinano e gli effetti speciali ti abbagliano.

Per arrivare al punto, data la presenza di questi elementi, unita ad un’ostentazione della ricchezza talmente eccessiva da ‘essere divertente, ad un certo americanismo forte ma consapevole, e alle riuscite presenze di Robert Downey Jr e Jeff Bridges, Iron man è un film sborone, come si deve. E ci si diverte.

Poi si va tutti a vedere Gomorra, promesso.

Attenti agli accenti

Ultimamente ho un buon rapporto con il cinema italiano. Certo, vado a vedere solo i film di cui parlano bene persone di cui mi fido, ma sta di fatto che rimango deluso raramente. Riesco anche a trovare delle storie emozionanti, dei personaggi in cui mi riconosco o riconosco il mondo che mi circonda, delle ambientazioni un po’ più ampie di quelle belle case a Roma -Prati che rappresentano il limite, ai miei occhi, di un certo cinema italiano pur di successo.
A voler essere pignoli, c’è solo un piccolo problema, ultimamente, tra me e il cinema italiano: quello degli accenti.
Mi spiego meglio: c’è stato un tempo, mi pare, in cui gli attori italiani facevano gli accenti in base all’ambientazione del film. Se vivevano a Bari parlavano con la cadenza pugliese, se vivevano a Roma, in romanesco, se il film si svolgeva a Milano, avevano tutti almeno un vago accento milanese.
A meno che, ovviamente, il personaggio da loro interpretato non fosse nel film proveniente da un’altra zona d’Italia.
Sto andando a memoria, quindi forse non succedeva proprio in tutti i film, ma a supporto di questa tesi, non penso che dovreste avere grosse difficoltà nel ricordare Mastroianni recitare con accento siciliano o romano, Gasmann fare il lumbard, Manfredi parlare un italiano pulito o “burino”.
Bene, nel cinema di oggi l’impressione è che non succeda quasi mai. Se l’attore scelto per una parte ha di suo l’accento che l’ambientazione suggerirebbe bene, altrimenti pazienza.
Ultimo esempio rilevato: nel bel film (ripeto, bel film) di Gianni Zanasi intitolato Non pensarci, il protagonista, interpretato da Valerio Mastandrea, dopo alcuni anni a Roma torna nella sua famiglia, a Rimini.
In questa famiglia riminense, di cui Mastandrea fa parte parlando con un netto accento romano, c’è un fratello con la cadenza veneta, ma anche una sorella senza nessun accento rilevante, così come la madre, ammogliata con un padre dal vago accento nordico, che proprio riminese non sembra. Di contorno c’è un po’ di tutto, dal giovane politico figlio del politico locale che ha l’accento siciliano, al vigilante che pare proprio pugliese, come lo sembra il direttore della banca locale.
Ma di gente con l’accento che ti aspetteresti in quel luogo sembra proprio non esserci nessuno.
Viene da chiedersi perché. Escludo che gli attori di oggi, soprattutto quelli bravi visti in questo bel film (ripeto, bel film) non siano in grado di simulare altri accenti oltre al proprio.
Sarà quindi che non gli viene chiesto di farlo.
Potrebbe essere un altro sintomo di questa sinistra cinematografara che non vuole radicarsi sul territorio.
Oppure potrebbe essere che di questa cosa non frega niente a nessuno, e sono l’unico cacacazzi a notarlo.

Non cliccate su quel link

Titanic

Affonda

Somiglia un po’ ad altri giochini (tipo quello di raccontare un film in un sms o la vita in sei parole) ma è infinitamente peggio. Un sito in cui ti raccontano un film semplicemente svelandoti il finale. Una crudeltà assurda. Un incubo a getto continuo.
Non ci andate. Io ve l’ho detto.

Spoilerin

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