cinema

Quell’amarissima aranciata

Nel film La banda c’è una scena epocale (per chi l’ha visto, quella ritratta in foto). E con epocale intendo proprio una scena in grado di riportarmi ad altre epoche, in particolare a quella di Il tempo delle mele, per quanto m’ha fatto ridere mentre realizzavo quanto si può essere imbranati da ragazzi, in qualsiasi parte del mondo si viva.
Il resto del film, comunque, è bello.

Aborto, Juno grazie

Juno è un film riuscitissimo, uno di quei rari casi in cui all’uscita dal cinema si può usare il termine “delizioso” senza sentirsi un po’ ridicoli. E però, pensare che possa essere un simbolo per la battaglia che si sta combattendo intorno alla 194 in Italia mi lascia decisamente perplesso. Il prossimo passo quale sarà? Rispondere al terrore scatenato dai rapinatori nelle ville proponendo come modello di sicurezza Mamma, ho perso l’aereo?

Il peggior critico cinematografico d’Italia

A mio modestissimo parere, è Mariarosa Mancuso del Foglio. Non tanto perchè stronca uno dei film che più mi sono piaciuti nell’ultimo anno, ovvero il nuovo di Virzì, ma perchè lo fa in maniera ideologica, e dando l’impressione di essere andata a vederlo con la compiaciuta prevenzione e animosità di chi potrà poi scriverne male “fuori dal coro degli amichetti de sinistra schierati e omologati”.
Nello specifico poi (se non avete visto il film e volete evitare qualsiasi forma di spoiler potete smettere di leggere da ora) sempre secondo il mio modestissimo e personalissimo parere, del film non ha capito (o voluto capire) proprio niente.
Ad esempio, il paragone tra il coretto motivazionale del call center e il coretto di I’ m Pd può reggere solo se non hai mai avuto modo di partecipare ad una convention aziendale, se non hai mai avuto modo di vedere o di sentirti raccontare le riunioni motivazionali dei venditori o di frequentare qualcuno coinvolto nel marketing multilivello, ma soprattutto se non hai avuto modo di notare che l’elettorato desinistra (che secondo la Mancuso schifa il coretto del call center e adora i’m pd) ha seppellito l’iniziativa del circolo milanese sotto badilate di ironia, sfottò e atteggiamenti schifati da moquesticifannoperdereleelezioni. Per proseguire, dalla sala cinematografica romana, forse desinistra, e strapiena in cui l’ho visto io, gli spettatori non uscivano dandosi di gomito, ma zitti e un po’ pensierosi. Non so a cosa pensassero, io ad esempio stavo pensando a quante persone conosco che si trovano nelle condizioni (da macchietta lo ammetto) descritte nel film. Laureati che lavorano nei call center, trentenni che vivono in una stanza minuscola pagata a caro prezzo, venditori entrati nel business vendendo prodotti discutibili ai parenti. Cose che a me facevano sembrare il film una parodia del reale, ma forse ad altri lo mostravano come una artificiosa costruzione in favore di una parte politica (peccato che dal film, a guardarlo bene, non ne escano alla grande nemmeno i sindacati, i sindacalisti e i registi de sinistra).
Ecco, per concludere, dispiace che questo film sia stato giudicato in maniera così ideologica, e dispiace che questa recensione sia stata presa come oro colato e come unica fonte da Christian Rocca, uno che racconta l’America con una certa abilità, e dall’alto di questa abilità bacchetta chi l’America se la fa raccontare da cronisti approssimativi, che non studiano e non verificano le fonti.
Se posso allego a questo post un consiglio per Rocca. Se vuole parlare dell’Italia di oggi e del cinema italiano, se li studi un po’ e, con tutto il rispetto, non se li faccia raccontare dalla Mancuso.

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