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Fuori dal tunnel dei tormentoni

Pur essendo stato un grande estimatore delle prime edizioni di Zelig, da qualche anno lo seguo solo “di rimbalzo”, tramite YouTube. A causare questo allontanamento è stato un fenomeno che ha forse contribuito al successo della trasmissione, ma ne ha abbassato (almeno secondo me) la qualità: quello dei tormentoni.

C’è stato un periodo, infatti, in cui Zelig era una lunga sequenza di comici che arrivavano sul palco, ognuno con il suo bel tormentone, per costruire un numero che aveva il solo scopo di poter pronunciare quel tormentone o, meglio ancora, farlo urlare al pubblico.

Per questo motivo negli ultimi anni il programma l’ho visto su internet, andandomi a spulciare quei pochi che secondo me avevano qualcosa in più, come Checco Zalone, o che se proprio avevano un tormentone ce l’avevano irresistibile, come “Pino dei palazzi” Kalabrugovic.

Ieri sera sono capitato su una puntata di Zelig in tv e, per la prima volta dopo un bel po’ di tempo, ci sono rimasto fino alla fine (salvo un po’ di zapping). L’impressione è che l’era dei tormentoni sia finita, o che almeno stia lasciando un po’ di respiro.

Sul palco una serie di volti noti (Giole Dix, Bertolino, Debora Villa, Gene Gnocchi) e di gente pescata da Zelig Off o altri programmi (come Nuzzo e Di Biase, già visti a Mai dire). Tormentoni e slogan pochini, gente che sa fare il suo mestiere parecchia, risate molte. E anche qualche cosa in grado di differenziarsi dall’ondata di cabarettisti traffico-uomini-donne, trittico di argomenti che funzionano sempre, ma solo se li sai trattare.

Qualche giorno fa ho messo un video dei Duo Idea, che avevo visto su YouTube. Ieri sera ho visto questo Maurizio Lastrico, che magari voi conoscete già. A me è sembrato molto bravo, ma soprattutto mi ha impressionato molto vedere uno che usa le atmosfere della Divina Commedia per far ridere, in una televisione che sembra mettere mano alla pistola ogni volta che sente qualcosa che potrebbe suonare troppo simile a cultura.

E magari è stata solo una serata fortunata, o una mia impressione sbagliata, ma se Zelig funziona anche così forse potremmo persino uscirne, dal tunnel dei tormentoni.

Parole e musica

C’è un giochino stupido che mi è sempre piaciuto. Consiste nel cantare le parole di una canzone sulla melodia di un’altra (esempi particolarmente riusciti: il testo della mia moto di Jovanotti sulla musica di Perdere l’amore, oppure l’Inno di Mameli su Sapore di sale).

Da qualche tempo a Zelig stanno lanciando questo Duo Idea, che fa praticamente la stessa cosa.  Inutile dire che a me diverte.

Qua sotto La mia banda suona il rock adattata a una serie di melodie.

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