comunicazione

Siamo tutti prevedibili?

Un mese fa avevo scritto un post per dire che non mi sembravano molto efficaci tutte quelle iniziative anti-berlusconiane costruite sull’appropriazione di una frase del premier. Per intenderci, quelle per cui se lui dice farabutti o coglioni, tutti si fanno le foto con i cartelli “siamo tutti farabutti o coglioni”, in un continuo inseguire l’ultima dichiarazione del Presidente del Consiglio.

Probabilmente con lo stesso spirito venerdì Miic, commentando il servizio di Canale 5 sul Giudice Misiano (che, a scanso di equivoci, trovo un pezzo di televisione imbarazzante e squallido, ma analisi migliori le trovate da Antonio, Guia e Luca), ha scritto su Friendfeed “Ora però non è che ce la caviamo facendoci la foto in calzini turchesi davanti al barbiere e mandandola a repubblica per la campagna SIAMO TUTTI STRAVAGANTI”.

Bene, è bastato aspettare due giorni e stamattina Dario Franceschini, segretario del Pd, ha dichiarato “Sono a Chieti con un paio di calze azzurro turchese. Mettetevele tutti.” Mentre Il fatto quotidiano, battendo Repubblica sul suo stesso terreno, chiede ai suoi lettori di mandare delle foto con i calzini turchesi.

Boh, sbaglierò io, ma rimango convinto che la protesta sulle cose serie andrebbe fatta sul metodo e sul merito. E non, in maniera folkloristica e soprattutto prevedibile, ripetendo lo stesso meccanismo usato una settimana fa per un’altra cosa, e che verrà presumibilmente usato tra una settimana per un’altra ancora.

Sennò diventa appunto un “cavarsela”.

Di cosa stai parlando?

Un paio di mesi fa avevo confusamente espresso il mio disagio nel trovarmi (senza fare nulla di speciale) in una fascia “alta” rispetto alla quantità di informazione ricevuta.

Alla luce di quello che sta succedendo mi sembra una sensazione quanto mai attuale. E mi sembra anche che, pur essendo tutti bombardati dalle informazioni,  le cose di cui parlano quelli che si informano tramite la televisione, quelli che lo fanno tramite i giornali e quelli che navigano anche su internet son diverse.

Detto questo, vi lancio solo due segnalazioni: la prima è questa riflessione di Giuseppe Granieri, piena di link ed esempi. La seconda riguarda lo spazio su Friendfeed di Ezekiel, che sta compiendo un gran lavoro di link e commenti per segnalare più informazioni possibili su quello che sta succedendo in Iran e su come viene raccontato in rete, cosa che passa molto meno, per rimanere in tema, attraverso i media tradizionali.

Run UDC

Chi ha bazzicato un minimo nella comunicazione, soprattutto se politica o sociale, sa che c’è una cosa veramente scivolosa: l’idea di “parlare con i giovani”, strizzando l’occhio a modi di dire e linguagi tipici di una generazione che conosci poco, e che a volte è veramente non omogenea, andando a cercarli in discoteca o nei locali, posti dove uno ci va proprio perché non vuole pensare.

E sa anche che se c’è una cosa altrettanto scivolosa e sconsigliabile, è usare il rap negli spot e nei video promozionali. Di solito è garantito che esce della robba obbrobbriosa e ridicola.

Detto questo, da alcuni minuti sono ipnotizzato da questo spot elettorale di Motti, candidato dell’UDC, ambientato in mezzo ai ggiovani e rappato.

Per almeno tre motivi: primo, sa di anni 80 in maniera spaventosa, quindi è modernissimo. Secondo, la sua voce al centro dello spot è uguale a quella di Claudio Cecchetto nella parte centrale di Gioca Jouer. E terzo, beh, è stato eletto!

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