cover

Ma è l’ultima volta, sappiatelo

Che poi uno poi se lo dice, se lo promette,  se lo scrive su un promemoria: “non bisogna più farsi fregare dagli album di cover”.

Gli album di cover sono un baratro, una strada pericolosissima, un malcostume dei nostri tempi. E tu, proprio tu, che hai ascoltato e lodato quell’album di cover di pezzi dance in chiave acustica, e quello di brani rock suonati swing,  e le hit del pop in levare reggae, tu proprio tu, hai contributo alle mille e mille raccolte di brani jazz in salsa  afrocubana e di pezzi neomelodici ma con la cassa dritta e di classici del liscio, ma eseguiti con dei distorsori a palla e urla belluine in linguaggio cherokee.

Per fermare questa deriva tu ti sei detto, ti sei urlato, ti sei tatuato: no, basta con i dischi di cover, se volete la mia attenzione scrivete delle cazzo di canzoni nuove.

Poi sono arrivati questi maledetti John Legend e The Roots con una selezione da paura di canzoni black di protesta scelte bene e suonate meglio e prodotte divinamente. E ti hanno fregato ancora una volta.

Fottiutamente speciale

Considerato il malumore suscitato nei fans dei Radiohead dall’uscita di “Ad ogni costo”, la cover di Creep realizzata da Vasco Rossi cambiando completamente il testo, proviamo a sdrammatizzare la questione proponendo al gentile pubblico di Akille.net Sono uno scemo, cover di Creep ad opera di Mimmo Fish, con testo tradotto letteralmente (o quasi).

(grazie ad Inkiostro)

Ragazzo del sud

Lei: Mi ha detto: ehi bella, non dirmi che sei di Milano, vengo spesso su se mi dai il numero ti chiamo.
Lui: E mi sento come il pocho Lavezzi, quando tu mi accarezzi. Meglio che provi, uno come me dove lo trovi.

Da Radio Deejay, ecco la classica cazzata che mi sollazzerà per qualche giorno: Ragazzo del sud, cover/parodia di American Boy di Estelle, rifatta da Irene Lamedica.

Se volete ascoltarla, circola su Youtube. In versione di scarsa qualità e con video autoprodotti, ma c’è.

(che poi io l’estate scorsa avevo abbozzato una versione calabrese con il ritornello “Portami con te, voglio andare a Tropea, portami a ballare al lido a Maratea”, ma per farla davvero ci volevano troppe competenze e quindi niente)

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