deejay

Ricorrenze

Così, giusto per appuntarselo.

Rolling Stone italiano compie 100 numeri e chiede a 100 persone di scegliere i 100 dischi italiani di sempre (indicandone 10 per uno, sintesi tra gusti personali e considerazioni di rilevanza più generali). Siccome vedo che la classifica (sta qui) ha suscitato le immancabili polemiche, isterie e sfottò, mi autodenuncio in quanto uno dei 100 giurati (grazie per l’invito, onorato). Se proprio ci tenete vi dico anche che la mia numero 1 è la numero 2 della classifica generale. E che certi dischi in classifica non li conosco nemmeno (ma è il suo bello, no?).

Radio Deejay compie 30 anni. Per uno che ha passato buona parte degli anni ’90 (e dell’adolescenza) negli studi di un po’ di radio locali è persino difficile spiegare quanta gente passata da lì è stata un punto di riferimento e di confronto. Auguri, e complimenti veri.

Ragazzo del sud

Lei: Mi ha detto: ehi bella, non dirmi che sei di Milano, vengo spesso su se mi dai il numero ti chiamo.
Lui: E mi sento come il pocho Lavezzi, quando tu mi accarezzi. Meglio che provi, uno come me dove lo trovi.

Da Radio Deejay, ecco la classica cazzata che mi sollazzerà per qualche giorno: Ragazzo del sud, cover/parodia di American Boy di Estelle, rifatta da Irene Lamedica.

Se volete ascoltarla, circola su Youtube. In versione di scarsa qualità e con video autoprodotti, ma c’è.

(che poi io l’estate scorsa avevo abbozzato una versione calabrese con il ritornello “Portami con te, voglio andare a Tropea, portami a ballare al lido a Maratea”, ma per farla davvero ci volevano troppe competenze e quindi niente)

I say yeah, we can

Chi seguiva la scena dance degli anni 90 con un certo interesse dovrebbe ricordarselo: all’epoca c’era una sorta di guerra fredda tra Radio Deejay e Rete 105, che si realizzava in particolare in una sorta di boicottaggio incrociato. In pratica, nei programmi e nelle classifiche dance delle due emittenti (ovvero la Deejay Parade e la DiscomaniaMix) si ignoravano volutamente i brani prodotti e lanciati dai dj dell’altra radio, anche se erano hit e rimpipista. E così a 105 non c’era spazio per i pezzi di Molella, Fargetta e Matogrosso, e a Deejay non si sentivano i pezzi di Stefano Secchi o di Baffa.
Un’ostilità incrociata che a quanto ne so è durata per anni, e che però ha visto una pacificazione postuma nel febbraio di quest’anno.
In quel mese, me ne sono accorto in ritardo, è uscito il terzo volume della compilation Deejay Time, una serie curata da Albertino che ripercorre la storia della dance dall’inizio degli anni ’90 ai primi anni del nuovo secolo.
Bene, in questo terzo volume spicca un brano che non credo sia mai stato suonato a Deejay in quel periodo o negli anni successivi: I Say yeah di Stefano Secchi, che per intenderci era il conduttore della Discomania, classifica concorrente.
Un riconoscimento tardivo ma simbolico del successo e dell’efficacia di quel disco nelle piste italiane, all’epoca ignorato per motivi strategici (gli stessi che venivano applicati dall’altra parte).
E io, dopo aver visto questo, dovrei stupirmi o impressionarmi perchè il capo del governo e il capo dell’opposizione si stringono la mano e si complimentano vicendevolmente?

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