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Prove ardue

Fossi  incaricato di assumere dei creativi, scegliendoli per come sanno reagire agli stimoli più subdoli e alle richieste più complicate, li selezionerei in base a queste due prove:

- formulate una domanda che non sia già presente su Yahoo! Answers.

- fondate un gruppo che non sia già presente su Facebook.

Alla faccia dell’anonimato

Scusate, so che probabilmente il dibattito è già noioso di suo e che ci sono altri che fanno riflessioni più approfondite, ma mi ha molto colpito il post dell’Onorevole Gabriella Carlucci che, rilanciando la sua proposta di una legge contro l’anonimato in rete, scrive cose come

I social network non sono più luoghi di incontro e socializzazione virtuale. Si sono trasformati in pericolose armi in mano a pochi delinquenti che, sfruttando l’anonimato, incitano alla violenza, all’odio sociale, alla sovversione.

Peccato che l’episodio che ha scatenato tale indignazione sia la nascita dei gruppi che inneggiano al lanciatore di statuette contro il premier su Facebook, un posto dove l’anonimato non c’è quasi per nulla e dove gli iscritti ai gruppi condannati ci mettono, tranne rare eccezioni, il nome, il cognome, la faccia, le foto delle ultime vacanze e quelle della prima comunione.

Dimmi a che gruppo sei iscritto…

Ogni tanto su questo blog ci siamo interrogati sul tema “quanto contano i gruppi di facebook? Quanto sono davvero rappresentativi?”. Oggi gli interrogativi ritornano e aumentano, leggendo che alcuni gruppi contro Berlusconi sono stati rinominati rendendolo gruppi pro, operazione fatta anche con altri gruppi che di politico non avevano nulla, tipo uno  a favore della ricostruzione in Abruzzo.

Niente di grave, niente di serio.

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