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Puf, e il tuo internet non c’è più

Qualche anno fa (sono passati 5 anni, ma non mi sembra esagerato parlarne come se fosse passata una vita) ho fatto parte di una consistente ondata di persone che decisero di non limitarsi a navigare il web, ma di aprire uno spazietto on line per pubblicare idee, testi, cazzatine varie. A dire il vero io pubblicavo già qualcosa sul web, ma per lavoro, e non è la stessa cosa. L’ondata di cui ho fatto parte era stata sicuramente stimolata dalla diffusione di servizi gratuiti di blogging, che hanno permesso a migliaia di persone di approcciare il fenomeno (ricordate quei mesi in cui Splinder lanciava a raffica una serie di annunci come: “Siamo 10.000″ “Siamo 20.000″ “Siamo 30.000″?).

Una cosa che ricordo è che ad un certo punto cominciò a circolare il disagio per il fatto di affidare tutto questo flusso a dei servizi gratuiti. Ma di chi sono i miei testi? Cominciò a chiedersi qualcuno che pubblicava racconti. Di chi è la responsabilità di quello che scrivo? Disse un altro che scriveva piccoli editoriali e diffondeva notizie. Ma lo sapete che possono cancellare tutto anche senza preavviso? Comunicò un alto ancora che si era letto i termini del regolamento.

Una buona parte di quelle persone pensò di risolvere il problema passando da un servizio gratuito ad uno a pagamento, altri se ne fecero una ragione e finì lì, lo considerò probabilmente un rischio da correre, pensò forse (e a ragione) che non era nè il primo nè l’unico servizio gratuito e non garantito a cui avrebbero affidato una parte della loro vita. Ma parliamo per lo più di utenti “sgamati”, spesso interessati a internet in maniera professionale e di solito molto attenti alle discussioni e alle problematiche della rete.

Quando ho visto questo post di Zambardino, che è il più linkato e probabilmente il più letto in questi giorni, in cui annuncia una denuncia contro Facebook perché gli è stato cancellato l’account senza preavviso e senza motivo apparente, ho pensato: ecco, ci siamo.

E mi è sembrato anche ironico che un giornalista attento al web e presente in rete da tanto tempo potesse innescare questa problematica: vedere come possono reagire non le migliaia di blogger di 5 anni fa, ma i milioni di utilizzatori di Facebook di adesso. Persone che danno per scontato che ci sia una cosa sulla quale mettere foto e parlare con i propri amici, senza farsi troppi problemi. Che potrebbero ritrovarsi sbattuti fuori da un social network, che nemmeno se lo immaginano, visto che magari finora di internet usavano solo la mail e i siti dei grandi quotidiani.

Gente che magari è arrivata sul 2.0 da poco, ma non mi sembra possa cascare nella giustificazione del “beh, non paghi, cosa vuoi pretendere?” Gente della quale  sono curioso di sapere se scrollerà le spalle e dirà: ah, tutte quelle foto che metto e tutte quelle cose che scrivo e tutta quella vita che racconto possono sparire da un momento all’altro? Fa niente. Oppure se sarà disposta a pagare per evitare questo inconveniente. Oppure se, chi lo sa.

Facebook is here

Laddove ce ne fosse ancora bisogno, la lista dei segni che ti dicono che Facebook è un “fenomeno” di costume, e altre manie internettare e tecnologiche no, si allunga a dismisura. Di seguito, gli ultimi casi rilevati e rilevanti.

Ad esempio, un’intera campagna pubblicitaria di una compagnia di telefonia mobile è basata sul fatto che se ti compri quel tale cellulare potrai stare sempre dentro Facebook. Non nel senso che puoi fare questo, questo e quest’altro e anche andare su facebook: questo è proprio proprio fatto apposta per facebook e gli spot radio parlano solo di facebook. Chissa se puoi usarlo per chiamare qualcuno.

Più interessante: nella spot di un deodorante vengono elencati alcuni dati statistici che descrivono l’universo femminile (ad esempio “73 donne su 100 hanno più di 10 paia di scarpe”). A parte che vorrei sapere dove hanno trovato le altre 27, la cosa importante è che uno dei dati statistici usati è “67 donne su 100 usano facebook”.  (Il fatto che sul dato ci sarebbe da interrogarsi, come qualcuno ha già fatto, in questo contesto è relativo).

Ma la cosa che mi ha più impressionato: io non avevo mai visto usare le affissioni 6×3 in strada per pubblicizzare dei libri. Pensavo fossero strumenti usati esclusivamente per i film, per la biancheria intima, al massimo per qualche profumo. E invece per la prima volta c’è un libro che si merità questo onore: è un romanzo d’amore, basato su Facebook.

Situazione complicata

Da cultori della materia, i più affezionati lettori di Akille.net non potranno non essere colpiti da questa ottima parodia su Facebook, in versione neo-melodica.

In Lasciarsi su Facebook di Manuele D’amore c’è tutto: l’ossessione per i tag, i significativi cambi dello status sentimentale, la risoluzione identificata in un gruppo. Complimenti.

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