film

Lord Shen, non ti temo

È una mattina d’estate. Apro la mail, comincio a scorrere i messaggi. È la mail del blog, perciò ci trovo dentro qualunque cosa, e vado veloce, e leggo a salti. Ma la mia attenzione non può non essere attirata da una mail che mi propone “adotta un personaggio di Kung Fu Panda 2“.

Lo adotto? Ma certo che lo adotto. Chi non vorrebbe adottare quel meraviglioso panzone, o un maestro burbero ma buono? Allora apro la mail tutto speranzoso: quale personaggio mi vorranno far adottare, eh? Quale? È a quel punto che leggo “Lord Shen”. E chi è mo Lord Shen? È il cattivo. Ma come il cattivo? Ma non c’era un personaggio morbidoso, simpatico, spigliato, tenerone? Devo adottare proprio il cattivo?

Poi ci penso un attimo e mi torna in mente una scena del primo Kung Fu Panda, quella dell’evasione di Tai Lung, il cattivo di quel film. Una scena d’evasione talmente cazzuta da far invidia a molti film d’azione con dentro dei cattivi cazzuti. Un’evasione così spettacolare che se un giorno di questi mi decidessi a compilare la mia lista dei migliori cattivi del cinema quasi potrei metterci Tai Lug dentro solo per quella.

Allora sai che faccio? Io lo adotto questo cattivo che è talmente cattivo che vorrebbe addirittura (paura, spavento, tragedia per il cinema con cui siamo cresciuti) eliminare il kung fu dalla faccia della terra. Alla fine mi sa che è meglio avercelo vicino e tenerlo d’occhio.




4 film da 1 sala

Nel momento in cui escono una sfilza di film che puntano contemporaneamente ai record d’incassi e a quello di critiche preventive (per esempio potremmo parlare per almeno un paio d’ore di Sex and the city 2 senza averlo visto e senza volerlo vedere) l’altro giorno, ascoltando La rosa purpurea del Cairo, mi sono appuntato i nomi di alcuni film dei quali si parla bene (o per lo meno che presentano spunti interessanti).

Sono quattro film italiani, fuori dai generi che tipicamente identificano il “film italiano”, diversi (almeno nelle intenzioni) dalle pellicole che solitamente si vanno a vedere per poi dire “sì, però il cinema italiano non fa parla più di…”

L’elenco è questo: Le quattro volte, una specie di docu-fiction ambientata in Calabria sul quale piovono elogi, Il compleanno, un dramma familiare pare molto riuscito, Sono viva,  che è un thriller italiano e se ne vedono pochi, Shadow, che è il nuovo di Zampaglione (lo so, è Zampaglione, ma pare che nel suo genere).

Questi 4 film  hanno un’altra cosa in comune, oltre al loro essere fuori dagli schemi più comuni della nostra cinematografia. Nella città del cinema, nella Roma piena di sale cinematografiche e cinematografari, ognuno di questi film è proiettato  in una sola sala. Non voglio immaginare nel resto del Paese.

Scoprendo questa cosa mi è venuta voglia di andarli a vedere, questi quattro film. Sempre se ci riesco prima che li levino. Ci vorrei andare per vedere come sono, per capire se posso ancora sorprendermi, per poter poi lamentarmi del cinema italiano troppo poco vario senza che mi dicano “ma tu cosa fai per cambiarlo?”. O forse solo per poter poi rispondere a chi ci chiede di credere nel cinema italiano dicendo che prima il cinema italiano dovrebbe credere in noi.

1 2 3 5  Scroll to top