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Millanta che ti passa

Questo articolo di Repubblica sui libri che la gente millanta di aver letto è una di quelle cose sotto le quali bisognerebbe depositare confessioni e autoanalisi. Non che mi riguardi nello specifico, visto che ammetto con candore di non aver mai nemmeno provato a leggere L’Ulisse o L’uomo senza qualità, e di aver annunciato ad ogni primavera che durante le vacanze estive mi sarei dedicato ad Infinite Jest, senza poi farlo mai. Però la cosa potrebbe essere l’inizio di un’interessante serie di ammissioni in vari settori.

Ad esempio sul versante cinematografico, dove personalmente il senso di colpa è più forte, forse perché mi pare che ci voglia meno sforzo a colmare la lacuna di un film non visto rispetto a quella di un libro non letto. Eppure mi mancano svariate opere di Fellini, e di Antonioni, e un bel po’ di quella roba orientale che fa molto intenditore, e che ogni tanto ti viene voglia di dire che l’hai vista, ma ti ha fatto schifo, mascherando la tua ignoranza con una certa saccenza.

Poi si potrebbe forzare la mano e provare ad scoprire se qualcuno mente sui posti in cui è stato, cosa che non ho mai fatto ma sulla quale ho avuto spesso la tentazione di iniziare. Che io ad esempio non sono mai stato in America, e non sapete con che faccia mi hanno guardato in certe occasioni quando l’ho detto, più o meno quella con cui guardereste uno che vi dice: Io non uso le scarpe, e mi nutro di carne cruda.

Per finire, ma solo dopo una certa ora e con una certa confidenza, si potrebbe cominciare a confessare l’idea che molti uomini accarezzano o praticano, ovvero quella di mentire sulle donne. Altro che dire: ho letto Orwell, quando l’hai solo comprato in allegato con il giornale. Vuoi mettere la potenza della mistificazione quando un amico ti dice: e con quella poi, ci sei stato? E tu, che l’hai accompagnata una sera a casa, o portata una volta in pizzeria, o che semplicemente hai ottenuto il numero senza chiamarla mai, ti ritrovi a non dover nemmeno mentire, che basta fare un sorrisino e alzare le spalle, per passare pure per un gentiluomo schivo e modesto.

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