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Che la Forza sia con te

La sua faccia non era conosciuta, per vederla l’ho cercata su Google. Il suo nome lo conoscevano i tanti che in qualche modo si interessano o si sono interessati al mondo del doppiaggio e delle voci.
La sua voce la conoscete tutti.
Se n’è andato Claudio Capone, la voce dei documentari di Quark e di Ridge di Beautiful. La voce di Mahoney in Scuola di Polizia, di Crockett in Miami Vice, di Luke Skywalker nella trilogia di Guerre Stellari.
Mi ha fatto una certa impressione.
Si è spenta una voce che abbiamo sentito mille volte e sentiremo ancora mille.

C’è vita dopo i titoli di coda?

A volerla fare un po’ grossa, il post sulla finta pausa prima dei bis nei concerti affronta una grande questione filosofica, ovvero: quando è il momento giusto per andarsene da un posto?
Ci pensavo l’altra sera, guardando uno speciale su Sex and the city in cui ho sentito dichiarare che chi è veramente figo sa andarsene dalla festa quando ci sono ancora tutti. In totale opposizione, ho realizzato in quel momento, con i molti che ritengono che l’essere giovani e forti coincida parecchio con quella fase della vita in cui rimani nelle feste e nei locali ad oltranza, fino a sentirti parte di un piccolo gruppo di reduci in grado di farsi la spaghettata notturna, o il cicchetto definitivo, o il cornetto davanti al sole che sorge.
Senza estremizzare, un posto in cui si le persone si differenziano in base alla scelta del “momento in cui andarsene” è il cinema.
Ci sono quelli che scattano in piedi alla parola fine, e quelli che rimangono immobili fino a che non vedono lo schermo nero, le luci accese, e l’inserviente della sala che li guarda con le braccia conserte appoggiato all’uscita di sicurezza.
Ad esempio, io di mio sarei della scuola “andarsene subito, a meno che non si abbiano curiosità particolari su colonna sonora e doppiatori”. Però ci sono tutta una serie di fattori che influiscono. Intanto il desiderio di non disturbare con la tua figura quelli che dietro di te rimangono seduti. Poi quello di non perdersi gli altri della comitiva. Poi la vaga impressione che restare inchiodati alla poltrona a leggere i nomi degli addetti al catering e l’indirizzo della società di trasporti faccia figo, anche se non so bene perchè.
A voler essere sinceri, l’unico motivo che veramente può spingermi a rimanere seduto fino alla fine è la presenza di scene extra, cortometraggi e trailer dopo i titoli di coda. Però bisogna saperlo. Altrimenti le alternative sono: perderseli (ma che davvero alla fine c’è il lancio del sequel? E tu vuoi dirmi che dopo i nomi dei tecnici si è visto lui che torna e si riprende l’anello?) o rimanere 10 minuti in più, e uscire dal cinema con la sottile sensazione di aver perso tempo (che soprattuto se sei all’ultimo spettacolo, con l’età che c’abbiamo, signora mia).
A questo proposito mi sentirei di chiudere il post con una modesta proposta a recensori, giornalisti e critici che si occupano di cinema.
Miei cari, quando scrivete i vostri sapienti articoli pregni di dissertazioni filosofiche, esegesi sui movimenti di macchina, curiosità per addetti ai lavori e (maledetti voi) anticipazioni sulla trama e sul finale, non potreste metterci una piccola nota sul fatto che c’è vita dopo i titoli di coda?
Basterebbe, che ne so, una piccola sigla. Ad esempio: RISFAF. Rimanete In Sala Fino Alla Fine.
Quello sì che sarebbe un servizio di pubblica utilità.

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