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Carissimo Michele Serra c/o la sua Amaca

Ho letto l’Amaca di oggi dedicata a Twitter, ma non ti preoccupare: questa non è la lettera di un blogger deluso, dell’utente di social network piccato, dell’internettaro incazzato. Non fosse altro perché io nel merito della rubrica non ci vorrei neppure entrare. Anzi, ti dirò che su certe cose potresti persino averci preso (ma non mi metterò a parlare di come il medium possa o non possa essere il messaggio, c’è gente più qualificata), e che la chiusura tranchant per criticare un mezzo di comunicazione che trovi troppo tranchant era buona. La cosa che più mi interessa dirti è che io sono cresciuto leggendo che la televisione era cattiva maestra, che la musica contemporanea era opera del demonio o delle droghe, che la cultura americana era plastica, che i fumetti traviavano le menti dei giovani, fino ad arrivare a sentire politici che attribuivano l’incremento dei reati a qualche serie tv in onda sul satellite. Per questo quando leggo di qualcuno che giudica sommariamente qualcosa che ha a che fare con internet la sensazione che provo non è di rabbia o disapprovazione, ma di noia. Nel corso degli anni sono per fortuna arrivati intellettuali ed esperti a dirci che no, non era vero che tutta la televisione era da buttare, che persino nella musica techno c’era poesia, e nei fumetti arte. E se la memoria mi assistesse meglio potrei essere più sicuro di ricordare che, circa vent’anni fa, ritagliai e conservai un articoletto in cui proprio tu ridicolizzavi chi negava l’importanza della cultura pop americana. Perché vedi, caro Michele, Twitter e gli altri social network sono un po’ come la televisione, la radio, i giornali, i locali: dipende tutto dalla gente che ci metti dentro, da quelli che decidi di seguire, da quelli che decidi di ignorare. Leggere che tu giudichi senza esserci entrato, solo ascoltando degli interventi letti da un tuo amico, ti fa somigliare tanto a quelli che ti parlano male della televisione, dopo aver premesso che loro non la guardano più dal ’96, e se conoscono tutti i nomi dei personaggi dei Reality è solo perché li hanno sentiti dalla colf . Quindi, caro Michele, fai il favore: fatti un account Twitter anche finto, passaci una giornata, smanetta un po’. Poi potrai tornare a dirci che ti fa schifo. E magari saremo pure d’accordo.

Beccati questa

Il governo Monti è appena nato e già dalla prima pagina di Libero parte il tremendo attacco, il colpo sotto, la critica definitiva: “secchioni”.

All’interno il sorprendente retroscena “Io e il futuro premier compagni di banco, ma lui non passava mai i compiti”, la ficcante analisi “La ministra? Brava ma con il culo basso”, il puntuale editoriale “Quelli che al liceo li vestiva la mamma”, e il vibrante j’accuse ”Monti? Non gliela darei manco con quella di un’altra”.

(Il titolo di Libero è vero. Gli articoli boh.)

 

L’odore della carta

Lo so, non sono queste le cose più importanti. E poi poteva capitare a tutti. E vi ricordate quando il Manifesto uscì con la prima pagina dedicata alla vittoria di Kerry mentre in realtà aveva vinto Bush?

E però questa mattina tentavo di immaginare la condizione dei lettori di alcuni giornali (per esempio Libero) che si sono ritrovati in mano la loro bella copia di un quotidiano che, con articoli vibranti e indignati, gli spiegava per benino le cause e le colpe alla base di un efferato attacco islamico alla Norvegia, mentre radio, internet e tv diffondevano da ore la notizia che era stato arrestato un giovane e biondo norvegese. Fondamentalista sì, ma cristiano.

 

 

 

 

 

 

AGGIUNTA. Pochi minuti dopo aver pubblicato questo post sono andato sul sito di Libero, spinto da una curiosità: ma i commentatori che fino a ieri sera approvavano le analisi “non buoniste” contro il terrorismo islamico, come staranno commentando ora? Il primo intervento che trovato è stato questo.

“Oggi questa tragedia irrompe nei nostri vecchi sogni e ci riporta ad una realtà terrificante. Perchè? difficile a dirsi, certamente pensiamo che un solo uomo non abbia potuto concepire e realizzare una tale mostruosità, quindi alla base deve esserci una organizzazione che ha stravolto le menti in nome di un nazionalismo e di una xenofobia latenti e mai attenzionati da parte dei governi. Se le motivazioni del folle gesto saranno confermate per quelle che sono le prime ipotesi, non possiamo esimerci dal criticare quei governi che, in nome di una esagerata apertura all’immigrazione selvaggia, non hanno considerato le conseguenze di sovrapposizioni di popoli diversi per cultura e per religione alla loro.”

Insomma: chiunque sia il responsabile, la colpa è sempre di quelli là.

 

 

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