giornalismo

Dov’è Luca Sofri quando serve?

Non c’è niente da fare. Nonostante l’impressione mia  (e di molti altri) è che vedendo Bastardi senza gloria non si possa pensare nemmeno per un secondo che la pellicola L’orgoglio della nazione non sia un’invenzione di Tarantino ma un vero film di propaganda nazista (come dicevamo nel post precedente), sulla stampa italiana si continua a parlare di un falso svelato proprio in questi giorni da un giornale tedesco, e si continua a dire che è uno scoop clamoroso (l’unica cosa clamorosa sarebbe stata accorgersene dopo 3 mesi).

Grazie a Fabrizio per la segnalazione dell’articolo su Lastampa. Lascio tutto a Luca e alla sua rubrica Notizie che non lo erano.

Dietro il titolo

Tra i blogger e i frequentatori di social network si trovano molti amanti dei giochi di parole, del titoletto ben costruito, della battuta fulminante. Per questo motivo si trovano spesso in giro citazioni e rilanci delle prime pagine del Manifesto, da anni basate su titoli “giocosi”, apprezzati anche da chi non legge quel quotidiano.

Ogni volta che comincia una discussione su questi titoli, i partecipanti ricordano sempre i loro preferiti, e uno dei più citati (se non il più citato) è l’irriverente “Il pastore tedesco”, lanciato in occasione dell’elezione di Ratzinger.

Proprio ieri ho partecipato ad una di queste discussioni, ricevendo due informazioni che non conoscevo, una delle quali molto triste. La prima è che il titolo “Il pastore tedesco” era stato suggerito al Manifesto da Ivan Bonfanti, responsabile esteri di Liberazione.

La seconda è che Ivan, che non ho mai incontrato anche se ho scoperto alcuni amici in comune, è morto a 37 anni, l’estate scorsa. Me ne parlano un gran bene, e mi dicono che i suoi amici hanno aperto un blog per ricordarlo, e che stanno lavorando a delle iniziative in sua memoria, come un premio di giornalismo.

Se volete saperne di più, sta tutto su Ivanbonfanti.com.

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