internet

Il favoloso mondo di Hollandie

Da ieri c’è un testo che ritorna incessantemente su tutti i social network ai quali sono iscritto. Appare sotto forma di link, status, citazione, cartello o didascalia di una foto di Hollande.

Il testo comincia così “Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in 56 giorni di governo: ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate.”

Si tratta di una porzione di un post molto più lungo pubblicato in origine dal blog Libero Pensiero, che prosegue elencando altre misure di risparmi sullo spreco e investimenti in opere lodevoli, accolta con grandissimo entusiasmo da molti blogger e utenti della rete, che si sono lanciati in un linka linka e posta posta degno delle cause migliori, accompagnati da esortazioni tipo “Leggetelo”, “Così si fa”, “Condividetelo in bacheca se volete che accada anche in Italia”. Read More…

Ognuno si sceglie il problema di internet che preferisce

A me per esempio appassionano poco le dispute sul fatto che internet sia o meno uno strumento del dimonio per colpa della brevità dei messaggio o dell’anonimato, mi intriga molto di più il modo in cui riusciamo a riproporre errori tipici di qualunque forma di comunicazione umana anche sul web. Come nel caso di questa foto che gira su Facebook e che sembrerebbe avere centinaia e centinaia di condivisioni (per esempio ci sono 597 persone che la condividono dal profilo di un sergente dei Carabinieri). Ad accompagnarla c’è la didascalia “Non vuoi pagare il parcheggio?!?! fai come a Napoli.!!”, a seguirli una serie di commenti, anche parecchio divertiti, su come solo a Napoli possano succedere certe cose.

Peccato che la stessa foto si trovi qui, in una gallery del Corriere della Sera di due anni fa, nella sezione dedicata a Milano. Perché pare che la foto in realtà sia stata scattata nella zona Turro-Gorla del capoluogo lombardo. Ma magari erano tutti napoletani in trasferta.

(grazie a Sha la-la-là, che ha pubblicato il link del Corriere su Friendfeed).

Carissimo Michele Serra c/o la sua Amaca

Ho letto l’Amaca di oggi dedicata a Twitter, ma non ti preoccupare: questa non è la lettera di un blogger deluso, dell’utente di social network piccato, dell’internettaro incazzato. Non fosse altro perché io nel merito della rubrica non ci vorrei neppure entrare. Anzi, ti dirò che su certe cose potresti persino averci preso (ma non mi metterò a parlare di come il medium possa o non possa essere il messaggio, c’è gente più qualificata), e che la chiusura tranchant per criticare un mezzo di comunicazione che trovi troppo tranchant era buona. La cosa che più mi interessa dirti è che io sono cresciuto leggendo che la televisione era cattiva maestra, che la musica contemporanea era opera del demonio o delle droghe, che la cultura americana era plastica, che i fumetti traviavano le menti dei giovani, fino ad arrivare a sentire politici che attribuivano l’incremento dei reati a qualche serie tv in onda sul satellite. Per questo quando leggo di qualcuno che giudica sommariamente qualcosa che ha a che fare con internet la sensazione che provo non è di rabbia o disapprovazione, ma di noia. Nel corso degli anni sono per fortuna arrivati intellettuali ed esperti a dirci che no, non era vero che tutta la televisione era da buttare, che persino nella musica techno c’era poesia, e nei fumetti arte. E se la memoria mi assistesse meglio potrei essere più sicuro di ricordare che, circa vent’anni fa, ritagliai e conservai un articoletto in cui proprio tu ridicolizzavi chi negava l’importanza della cultura pop americana. Perché vedi, caro Michele, Twitter e gli altri social network sono un po’ come la televisione, la radio, i giornali, i locali: dipende tutto dalla gente che ci metti dentro, da quelli che decidi di seguire, da quelli che decidi di ignorare. Leggere che tu giudichi senza esserci entrato, solo ascoltando degli interventi letti da un tuo amico, ti fa somigliare tanto a quelli che ti parlano male della televisione, dopo aver premesso che loro non la guardano più dal ’96, e se conoscono tutti i nomi dei personaggi dei Reality è solo perché li hanno sentiti dalla colf . Quindi, caro Michele, fai il favore: fatti un account Twitter anche finto, passaci una giornata, smanetta un po’. Poi potrai tornare a dirci che ti fa schifo. E magari saremo pure d’accordo.

1 2 3 22  Scroll to top