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La solitudine del blogger

Scrive le sue impressioni, sperando che siano poetiche. Fa dunque il trasognato, il meravigliato, il semplice. Se guarda un muro è perché una rosa ci si sta arrampicando. Esce di casa e si accorge che c’è il sole, oppure che non c’è. Se esce di notte, una stella fora le nuvole, oppure grosse nuvole cariche di pioggia passano sospinte dal vento. Va in campagna: trova che il paesaggio muta colore e la città, mortificante, avanza come un polipo con le sue ultime case. Racconta le emozioni di una comune passeggiata. Si ferma a guardare due bambini che giocano. Una donna canta. Dov’è? Non la vede. Si sveglia nel cuore della notte, crede di essere morto e sente il buio tutto intorno come una coltre. Per fortuna non è morto. Eccetera.

M’ero quasi convinto di avere davanti un nuovo e sagace pezzo di satira contro l’individualismo e l’autoreferenzialità dei blog e dei social network, poi mi sono ricordato che stavo leggendo un Flaiano pubblicato nel ’73.

Prendo Il capitale, La metafisica…

Non ho ancora comprato Nudo d’uomo con calzino, il libro di Giulia Blasi, nonostante lei sia un’amica e nonostante mi abbiano detto che il libro è carino e divertente.

Non l’ho comprato semplicemente perché non vorrei mai che la commessa (o qualcuno che mi incontra per strada, o uno che passa da casa mia e butta un occhio alla libreria) potesse mai pensare che lo compro perché credo di potermi riconoscere nelle gaffe e nei vizi dell’uomo medio, o perché intendo imparare qualcosa su come comportarmi con le donne, come se davvero io non ne sapessi una più del diavolo e di Alain Delon messi insieme.

Ma oggi, mentre pensavo a tutt’altro, ho finalmente capito che un modo per comprarlo senza correre questo rischio c’è.

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