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Non lo vedo ma ci credo

Come ogni anno l’arrivo del mese di dicembre stimola una nuova ondata di classifiche e liste riepilogative. Succede ogni anno, figuriamoci in un anno che finisce con lo zero, figuriamoci in un anno il cui principale successo televisivo è stato un programma di elenchi.

Mentre siamo qui buoni buoni, ad aspettare che arrivi l’ondata, è già uscito un elenco di Emmebi, pubblicato su un numero monografico di Link. Si tratta di una lista dei 10 programmi televisivi che sono diventati brand. Marketing a parte, è l’occasione per guardarsi indietro e confrontarsi con i programmi che, ci piaccia o no, sono diventati simboli, esempi, punti di rifermento.

Michele ci ha messo (spiegando perché) il Grande Fratello, La prova del cuoco e Amici. Ma anche Zelig, Lost e Romanzo criminale. E voi, che ci mettereste? Boris ci andrebbe o no? E i pacchi di Bonolis/Pupo/Insinna? Uomini e donne? Report? Elisa di Rivombrosa? E Vieni via con me, ci entrerebbe per il rotto della cuffia?

Sarebbe carino fermarsi un attimo a pensare quali programmi televisivi hanno condizionato e stanno condizionando questi anni fatti di gente che si vanta di non guardare la televisione e ne parla di continuo, di gente che predica la morte della tv ma si ammazza di serie americane, di gente che preferisce un buon libro ma organizza i gruppi d’ascolto per i reality. E di quelli che se ne fregano, ma una sbirciatina ogni tanto la danno, giusto per capire di che cosa stanno parlando tutti gli altri.

Consigli

26. Think a band sounds like another band? You’re probably right. So what?

Contravvenendo a uno dei punti della sua stessa lista (ovvero quello in cui dice che chi scrive non dovrebbe fare liste) il critico musicale Everett True fa una lista di consigli per chi vuole scrivere recensioni per mestiere.

29. Il tuo rispetto delle scadenze per la consegna di un pezzo sarà sempre tenuto in maggior considerazione della tua prosa fiorita.

Simone Rossi l’ha tradotta in italiano rilanciandola anche per chi (come me) non conosceva l’autore della lista.

6. Dimenticare Lester Bangs. Subito. Riempire i tuoi articoli di parolacce, espressioni al vetriolo e momenti di assoluto egocentrismo non fa di te un critico più geniale e bravo degli altri. Spesso sei solo più ridicolo.

Emiliano Colasanti commenta la lista e butta giù altri consigli per chi vuole scrivere di musica, premettendo che le liste di consigli sembrano fatte apposta per essere contraddette.

Io vi linko tutte e tre le cose, anche se non scrivete di musica, mi pare ci sia dentro qualcosa di utile per chi scrive, per chi legge, per chi fa mestieri legati alla parola,  uno di quelli che amiamo definire “creativi”.

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