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Per le rime

È da qualche giorno che volevo scrivere qualcosa su Mtv Spit , un programma condotto dal rapper Marracash e da poco in onda su Mtv. Per chi non ha assolutamente idea di cosa sia: è un programma di battles tra rapper, una serie di scontri in cui i contendenti si sfidano nel cosiddetto freestyle, ovvero l’arte di improvvisare rime su una base, preferibilmente stuzzicando e rispondendo (per le rime è il caso di dire) all’avversario. La struttura del programma è molto semplice: prendono due rapper, li mettono in una gabbia, danno loro un tema comune legato all’attualità (per costringerli a improvvisare il più possibile senza riciclare rime già pronte) e lo stesso tempo. Vince chi è più bravo a detta di una giuria di esperti. È una roba che nei locali in giro per il mondo e per l’Italia si fa da anni, in pratica un talent. Ma è l’unico talent visto ultimamente in cui non c’è nulla oltre alla gara pura e dura. Nessun retroscena, nessun pettegolezzo, nessuno sfogo davanti alle telecamere per i concorrenti, nessuna storia strappalacrime, nessuna lite tra i giudici. Mi piace pensare che questo dipenda in qualche modo dalla natura stessa dell’hip hop. Un genere in cui sei hai una storia dura, una rimostranza da fare, qualcosa da dire, lo butti in rima sulla musica, e la gente giudicherà se l’hai saputo fare in maniera affascinante, arguta o almeno “stilosa”. Un genere che, una volta spogliato dei sui tic, del suo abbigliamento, della convinzione coatta di chi crede di doverti per forza mostrare le sue auto di lusso e i culi delle donne che frequenta, è fondato su gente che si prepara, si allena, si mette in gioco, nel caso se ne torna con le pive nel sacco. Un genere che, perdonate le parole grosse che sto per usare, ha una sua “etica del lavoro”.

Mentre scrivevo queste impressioni sul programma mi sono tornati in mente alcuni pensieri che facevo tempo fa leggendo il libro di un rapper. Dopo essere stato per un po’ nella pila dei libri che “prima o poi li apro e vedo come sono”, all’inizio dell’anno mi sono messo a sfogliare Dietrologia di Fabri Fibra. Era fermo in quella pila da un po’ perché mi aspettavo il classico libro del vip che racconta quanto è stata dura la sua vita, e come ha fatto, e quante meravigliose avventure ho vissuto , e speriamo di arrivare al numero di pagine previste dalla casa editrice. Invece è un libro da rapper. Parla, ovviamente, un po’ di rap, e molto del mondo che ci gira intorno, visto ovviamente da Fabri Fibra. Che è uno furbo, che sa essere paraculo, che è capace di farti fermare abbastanza spesso per chiedere a te stesso se stai leggendo le parole di un genio, di un fesso, di uno bravo, di uno che ti sta semplicemente prendendo in giro. Ma ha scritto un libro in cui c’è una certa visione. E nel modo ossessivo in cui insiste su alcuni argomenti (il confronto tra l’Italia e gli altri paesi, tra la nostra generazione e quelle precedenti, tra i diritti pretesi e i doveri ignorati) e punzecchia certi luoghi comuni (la voglia di essere indipendenti, l’importanza della fortuna, l’amore che vince su tutto) c’è un qualcosa che mi piace dell’hip hop. Qualcosa che non ha tanto a che fare con la poetica quanto, e perdonatemi di nuovo per la parola che sto per usare, con una visione quasi politica. Quel modo di pensare, che ritrovo guardando Spit, per cui al di là dei vestiti che ti metti e di quanto sei grosso alla fine conta solo quante rime sai pensare, quali parole sai trovare, quanti concetti riesci ad esprimere andando a tempo, divertendo e appassionando chi ti ascolta. Insomma, quanto ti sbatti. Perché in giro ci sono troppi show in cui il successo e la fama si conquistano con le lacrime. Ma noi preferiamo pensare ancora che avesse ragione la signorina Grant nella sigla di Saranno Famosi, e che queste cose si paghino con il sudore.

Il testimone dei giovani

A me all’inizo Pif stava antipatico. Così, a pelle. Non c’era un motivo particolare, forse non capivo se ci era o ci faceva, non comprendevo bene il suo atteggiamento, forse lo confondevo con Gip. Boh.

Se ho cambiato idea è merito delle a volte estenuanti repliche di Mtv, quel fenomeno per il quale a volte ti trovi a rivedere lo stesso programma sabato sera, domenica pomeriggio e lunedì all’alba.

Alla terza o quarta volta in cui mi sono ritrovato davanti a IlTestimone, ho deciso di guardarlo. Mi è piaciuto, e  ho cominciato a trovare quel modo di fare di Pif particolarmente adeguato a mostrarti luoghi e situazione dove non eri mai stato (dal tour per matrimoni e prime comunioni di un neomelodico napoletano all‘incontro dei raeliani con il loro leader, passando per i talenti italiani in fuga all’estero) e che rischiano di cambiare in base al modo con il quale li osservi, o qualcuno li osserva per te.

Ieri sera su Mtv è cominciata la nuova serie del programma, con una puntata intitolata “Lo scassaminchia” e dedicata a un giornalista siciliano che quotidianamente denuncia affari e malaffari nonostante minacce e ritorsioni, ma anche alla memoria di Peppino Impastato. Argomento a cui Pif evidentemente tiene molto, visto che (l’ho scoperto solo oggi) è stato assistente alla regia di Marco Tullio Giordana per I cento passi.

La puntata era bella e sentita. Merita la visione. Se il dio delle repliche di Mtv non dovesse sorridervi, si trova in streaming sul sito, come tutte le altre.

MTV.it, Il testimone.

Tocca a loro?

Sto cercando di farmi un’idea su questa iniziativa di Mtv, che punta ad avvicinare i giovani a forme di democrazia diretta, petizioni, leggi d’iniziativa popolare (facendole spiegare ai suoi vj). Il mio pregiudizio è positivo. Forse le generazioni dopo la mia ritroveranno la fiducia nella politica e nell’attività democratica, e pretenderanno un mondo migliore, e l’otterranno.

Però mentre scrivo continuo a guardare Mtv, e c’è un programma in cui la gente deve mandare un sms con il proprio nome, ricevendo (per 50 centesimi a botta) una serie di sovraimpressioni contenenti cose come: Samantha, è la storia della tua vita, buttati! Oppure: Giu, lascialo perdere, tra voi non c’è niente di buono, cerca un’altra persona.
E la mia fiducia ricomincia a vacillare.

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