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Rock this place. Again

Poco più di 20 anni fa, il nome Bomb the bass fece irruzione nella scena dance europea, allora in pieno fermento. Pezzi come Beat Dis hanno avuto un’influenza incredibile sulle produzioni house successive, paragonabile a quella di dischi come Pump up the volume dei Marrs. Insomma, se amate la musica fatta dai dj, con campionamenti, sonorità acide e ritmiche ossessive, dovete qualcosa a Tim Simenon, anche se magari non lo sapete.

Prima e dopo quell’hit memorabile, il nostro fece altri pezzi dal discreto successo, come Don’t make me wait (che metto in video qua sotto, perchè è una delle mie canzoni preferite di quando avevo 14 anni e lo sapete che sono un nostalgico) e mise le mani su alcuni pezzi notevoli, come Buffalo Stance di Neneh Cherry (che durante il pezzo gli si rivolgeva appunto con la frase “Bomb the bass…rock this place”) e Crazy di Seal. Negli anni 90 si è fatto sentire ogni tanto con qualcosa di interessante, ma con minor influenza sulla “scena” (però Bug power dust è andata molto).

Ora è tornato, con un disco che sembra più pacato e di sicuro meno innovativo, ma che promette bene.
Se vi interessa qui c’è il singolo da scaricare.
Sul sito di Mtv c’è tutto il disco da ascoltare (anche se mi sembra vada solo con determinati browser e lettori).
Altrimenti sul sito dell’album ci sono 5 tracce da sentire.

Nei prossimi giorni lo ascolterò con più attenzione, ma sono comunque molto curioso di leggere le recensioni e di sentire le reazioni degli appassionati, anche di quelli che passano da qui.
Sono passati 20 anni, noi siamo cambiati, sembra cambiato anche lui. Vediamo se allo stesso modo.

Emo che è sta storia?

Devo essermi perso diversi passaggi nell’evoluzione della scena musical-modaiola dei giovani italiani. Io, lo ammetto, ero rimasto a quando il fenomeno chiamato “emo” era una cosa abbastanza di nicchia e comunque poco diffusa, ma non dev’essere così a giudicare dallo sfottò contenuto in uno dei pezzi più trasmessi dell’estate (“non come questi emo-omo e mucho macho” in Badabum cha cha di Marracash) e dalla presenza, tra i tanti cartelloni e striscioni dedicati ai gruppi più in voga sventolati dal pubblico di Trl Live, di uno con su scritto “Meglio scemo che Emo”.
Mi sembra di essere tornato ai tempi di paninari, metallari e dark.

Da grande farò il Volo

Non ho tutta questa dimestichezza con i giovanissimo d’oggi, e quindi non so se davvero i ragazzini del 2008, interrogati sul tema “cosa vuoi fare da grande”, rispondano “la velina” o “il tronista”.
Però so che se fossi un ragazzino del 2008 io, e fossi un ragazzino sveglio, risponderei “il Fabio Volo”. Non tanto nel senso della persona Fabio Bonetti in arte Volo, ma proprio in quanto figura professionale in grado di convincere i propri datori di lavoro a mandarlo un anno a Barcellona, un anno a Parigi, un anno a New York, magari dicendo “lavoro da lì, non è una buona idea?”.
Una cosa che mi fa provare un’ammirata invidia, paragonabile solo a quella che nutrivo per i coniugi Roversi ai tempi di Turisti per caso.

Fabio Volo – Italo americano

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