musica

Consigli

26. Think a band sounds like another band? You’re probably right. So what?

Contravvenendo a uno dei punti della sua stessa lista (ovvero quello in cui dice che chi scrive non dovrebbe fare liste) il critico musicale Everett True fa una lista di consigli per chi vuole scrivere recensioni per mestiere.

29. Il tuo rispetto delle scadenze per la consegna di un pezzo sarà sempre tenuto in maggior considerazione della tua prosa fiorita.

Simone Rossi l’ha tradotta in italiano rilanciandola anche per chi (come me) non conosceva l’autore della lista.

6. Dimenticare Lester Bangs. Subito. Riempire i tuoi articoli di parolacce, espressioni al vetriolo e momenti di assoluto egocentrismo non fa di te un critico più geniale e bravo degli altri. Spesso sei solo più ridicolo.

Emiliano Colasanti commenta la lista e butta giù altri consigli per chi vuole scrivere di musica, premettendo che le liste di consigli sembrano fatte apposta per essere contraddette.

Io vi linko tutte e tre le cose, anche se non scrivete di musica, mi pare ci sia dentro qualcosa di utile per chi scrive, per chi legge, per chi fa mestieri legati alla parola,  uno di quelli che amiamo definire “creativi”.

Ma è l’ultima volta, sappiatelo

Che poi uno poi se lo dice, se lo promette,  se lo scrive su un promemoria: “non bisogna più farsi fregare dagli album di cover”.

Gli album di cover sono un baratro, una strada pericolosissima, un malcostume dei nostri tempi. E tu, proprio tu, che hai ascoltato e lodato quell’album di cover di pezzi dance in chiave acustica, e quello di brani rock suonati swing,  e le hit del pop in levare reggae, tu proprio tu, hai contributo alle mille e mille raccolte di brani jazz in salsa  afrocubana e di pezzi neomelodici ma con la cassa dritta e di classici del liscio, ma eseguiti con dei distorsori a palla e urla belluine in linguaggio cherokee.

Per fermare questa deriva tu ti sei detto, ti sei urlato, ti sei tatuato: no, basta con i dischi di cover, se volete la mia attenzione scrivete delle cazzo di canzoni nuove.

Poi sono arrivati questi maledetti John Legend e The Roots con una selezione da paura di canzoni black di protesta scelte bene e suonate meglio e prodotte divinamente. E ti hanno fregato ancora una volta.

Musica per chi ha fretta e vuole fare sesso (e non manca di ironia)

è così che in un pomeriggio in cui mi viene un’idea di quelle che resisterebbero due minuti in un dopocena un po’ alcolico, e cioè sintetizzare la carriera di alcuni rockettari in una sola frase, un gruppone di allegri buontemponi decide di darmi corda, di darmene tanta, di scrivere la prima cosa che viene loro in mente, o quella che hanno pensato per un bel po’, o quel che vogliono.

Così Numero 6 spiega come da un’idea simpatica buttata lì in un social network (Friendfeed, per la precisione) possa nascere un lungo, divertente e anarchico thread. E da lì addirittura un e-book.

Il giochino l’ha lanciato lui, sintetizzando tre carriere (Radiohead: tanto non te la dà. Smiths: e sei pure disoccupato. Pink Floyd: e comunque è tutto inutile.) e l’hanno proseguito in tanti. Tutti citati e compresi nel libello elettronico.

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