musica

Never gonna stop

Ci sono delle canzoni che si portano dietro un mondo. Canzoni eseguite da uno importante, da uno famoso che è un idolo, o che magari  non sopporti. Canzoni legate a un momento storico particolare, canzoni che ami perché ti ricordano un istante preciso o solo quando eri giovane, canzoni spinte dal loro testo importante o da un dettaglio virtuoso, canzoni che volano sulle ali di un film o di uno spot, o di una storia che tutti conoscono.

E poi ci sono delle canzoni che vanno avanti da sole, che si fanno largo e rimangono in piedi solo per come sono fatte, per quello che riescono a esprimere in quei 3, 4 minuti.

Una di queste canzoni è cantata da un gruppo del quale quasi nessuno ricorda un altro brano, del quale molti ignorano il nome. Ma quella canzone tutti la sanno riconoscere dopo pochi secondi, e pochi sanno resistere alla sua batteria e a quel basso che ti fa muovere la testa.

Du du du du dum, du du, du du du du.

Chissà quanti dj hanno risollevato una serata con questo pezzo, in un fumoso locale rock, nell’ultimo veglione di capodanno della provincia più sperduta, nel più triste dei villaggi turistici. Chissà quante volte una mano è andata verso la manopola dell’autoradio per alzare il volume. Chissà quante braccia si sono levate in alto fingendo di suonare la chitarra sull’assolo e quanti urletti hanno accompagnato la ripartenza dopo quell’assolo.

Ieri è morto Doug Fieger: la voce, l’autore e la chitarra di My Sharona degli Knack. Un pezzo immortale, lui sì, che giustifica da solo una carriera. Il pezzo che una marea di gruppi stanno cercando di fare da anni.

The Knack – My Sharona (Live TV) from DJ Rigel on Vimeo.

L’oracolo di Delphic

In arrivo da Manchester, i Delphic sono il classico gruppo del quale si parlava un gran bene in maniera preventiva, anche quando alla voce “Album realizzati” c’era ancora il numero zero (da qui l’orrendo gioco di parole nel titolo del post).

Dopo una serie di singoli è uscito il loro primo album, dal titolo Acolyte, con il quale i Delphic si inseriscono nella scia dei gruppi che usano i suoni dell’elettronica e la struttura del rock per cercare di piacere ai fans di entrambi i generi.

Sentirete echi di New Order ovunque, vi ricorderanno gli Hot chip, gli Lcd Soundsystem e chissà quanti altri. Potranno piacervi o meno, probabilmente vi faranno ballare.

Per rimanere nell’ambito dell’oracolo, alla domanda “resteranno nella storia della musica?” non saprei proprio rispondere. Ma hanno una notevole capacità di piazzare pezzi che ti si infilano nelle orecchie e ti si attaccano al cervello. Non è poco.

I’m not a juke box

c’é il dj artisticamente integerrimo, un autentico taliban del gusto musicale, fanatico esegeta di Pitchfork, che non ammette deroghe scherzose o cedimenti commerciali alle sue scalette sacre.

Per chiunque abbia bazzicato un po’ di consolle, indipendentemente dal genere, consigliamo la gustosa Psicopatologia spicciola del dj pretenzioso a opera di Benty su Inkiostro.

p.s. il titolo del post è preso da un t-shirt vista addosso a più di un dj.

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