politica

Lamentele

Luca Barbareschi, in un talk show in onda su Rai3 (Agorà, condotto da Andrea Vianello), ha appena detto che prima di entrare in politica non sarebbe mai riuscito a immaginare il dialogo che ha sentito tra due parlamentari e nel quale uno ha chiesto all’altro “ma pure a te la camorra ti paga in ritardo?”

L’ha ripetuto due volte, ha specificato che secondo lui non stavano scherzando. Poi sono passati a parlare d’altro.  Boh.

Voglio andare ad Alghero

Siamo cresciuti ascoltando discussioni su governissimi, governicchi e governi balneari. Abbiamo letto pagine e pagine sui bamboccioni. Al termine tesoretto ci vergogniamo a dirlo ma eravamo quasi affezionati. Abbiamo studiato l’etimologia di inciucio,  pronunciato senza sentirci ridicoli  ribaltone, imparato a capire la devolution e a temere la golden share, abbiamo persino usato in qualche discussione la definizione “furbetti del quartierino”.

Insomma, abbiamo subito più o meno passivamente tutti le parole e frasi bizzarre usate e abusate dai politici italiani e sfruttate fino all’esaurimento dai giornali, manco fossero tormentoni pop. Tutto abbiamo letto, tutto abbiamo pronunciato, tutto abbiamo sdoganato. Ma ci sarà pure un limite da qualche parte. Per esempio: mi spiegate perché nella discussione sul potenziale leader del centrosinistra sta prendendo piede questa ciofeca di definizione del “Papa straniero“?

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