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Il mio Giro di vita su Radio 24

C’è una tentazione ricorrente, per la mia generazione ma non solo, sempre più diffusa nelle persone che conosco e che mi trovo a incrociare: è la voglia di cambiare vita, tentare un’altra strada, lasciare la routine quotidiana per vedere se “altrove” è meglio. O almeno diverso.

Per molti è un discorso quasi catartico che si ripete senza portare a nulla, per altri un progetto che si concretizza o si concretizzerà.

Di questo parlerà Giro di vita, il programma che a partire dal 5 luglio condurrò per tutta l’estate, dalle 16.00 alle 16.30, su Radio 24.

Se qualcuno di voi vorrà raccontarmi la sua storia mi farà molto piacere. Se  avrete voglia di ascoltarmi e seguirmi ne sarò molto felice.

Come si dice in questo caso, rimanete sintonizzati.

Giro di vita su Facebook.

La radio dei grandi successe

Questa mattina la radiosveglia mi ha svegliato accendendosi su una nota radio locale che, storicamente, imposta la sua programmazione sulla musica del passato.

C’è da dire che, se uno volesse essere pignolo, dovrebbe pensare che se negli anni 90 mettevi solo musica anni 80 e 70, non si capisce con quale logica ora metti anche la musica anni 90. Se ai tuoi ascoltatori faceva schifo all’epoca non dovrebbe fargli schifo anche adesso?

Ma qui non è questione di logica, è questione di nostalgia. Per cui funziona lo stesso, e io mi sono svegliato ascoltando questa radio che si autodefinisce “vintage radio”. E in tutto questo turbinio di musica vintage e jingle vintage a un certo punto è arrivato il momento dell’informazione e la sigla ha annunciato “Le vintage news”.

Ora, a parte che vintage news è uno stupendo ossimoro, io ci ho messo alcuni secondi a rendermi conto che non era altro che un normalissimo giornale radio, perché per un attimo ho pensato che la radio che mette solo musica del passato informasse solo su eventi del passato.

E, sempre in quell’attimo, l’idea mi era sembrata geniale. Perché, come facciamo con la musica che a furia di ascoltarla e riascoltarla diventa mitica, anche le sfighe e le tragedie di qualche anno fa le vediamo comunque più accettabili e gestibili. Perché sappiamo che il mondo è andato avanti, che i disastri e le ingiustizie si ripetono, che non bisogna farsi prendere dal panico.

E forse davvero questo bisognerebbe fare: costruire palinsesti nostalgici intervallati da spazi informativi nostalgici. E i notiziari pieni di eventi appena accaduti e annunci dal successo incerto lasciarli ai pochi coraggiosi che da una radio vorrebbero ancora sentir uscire una canzone che non hanno mai ascoltato prima.

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