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Radioappunti 5-7 (uomini soli al microfono e palinsesti estivi)

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E così da qualche settimana è tornato il Deejay Time, programma culto della radiofonia anni 80-90, che ha avuto diverse vite (nella notte dei tempi era un semplice spazio pomeridiano in cui si passavano pop e new wave, finchè Jovanotti e Albertino non lo trasformarono in una trasmissione hip hop e house, alla fine è diventato un talk show, in mezzo è stato probabilmente il format radiofonico più rappresentativo della scena dance, che all’epoca era davvero un fenomeno di massa).
Com’è questo Deejay Time redivivo? Beh, il riferimento è il programma dance degli anni 90, ma tiene conto del tempo che è passato. Strizza l’occhio ai nostalgici con qualche pezzo vecchio, ma soprattutto con tanti brani nuovi che comunque sono remix di successi usciti 10 o 20 anni fa.
Per il resto si barcamena tra musica dance “di tendenza” e “commerciale”, in una scena molto più frammentata di quella di qualche anno fa, dove a tenere questo equilibrio si fa un po’ di fatica.
I “ragazzi” si divertono sempre molto con la tecnologia (effettistica sulla voce, jingle, pezzi modificati in diretta) ma nel frattempo la tecnologia ha fatto tanta strada ed è alla portata di tutti.
E così tutti i giochini del Deejay Time sono divertenti ma sembrano meno “magici” di quanto non sembrassero agli adolescenti di qualche anno fa, che strumenti in grado di modificare una voce o tagliare e incollare suoni se li sognavano, e non li scaricavano certo da emule.
Per non parlare del fatto che tutti gli amici della cassettina (quelli che registravano i programmi su audiocassetta) non hanno più molto senso in una radio in cui i podcast sono a portata di clic.

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E però ascoltando Albertino nel Deejay Time (ma anche Marco Baldini nel suo nuovo programma in solitaria nella mattina di Radio2) non posso fare a meno di pensare di quanto ormai sia vintage una trasmissione con un uomo solo che “parla alla radio”. In un panorama radiofoniche che ormai ha adottato alla grande la formula dei conduttori in coppia (una cosa che fino a qualche anno fa faceva tanto “radiorai”), il dj che conduce da solo sembra quasi un cavaliere d’altri tempi, che insegue improbabili mulini a vento. E che potrà mai raccontarci uno da solo, senza una spalla o un partner? Finirà mica per parlare dei dischi che mette? Non scherziamo.

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Comunque, ormai i palinsesti estivi sono partiti e i programmi di maggior successo sono in vacanza da un bel po’. Un cambio basato più che altro sul modello televisivo e sulle esigenze delle aziende (soprattutto intorno alla radio pubblica, c’è tutto un mondo che si basa sulle sostituzioni durante il trimestre estivo) che su una reale aderenza alla società odierna, dove ormai 3 mesi di ferie non le fa più nessuno.
Anzi, a pensarci bene, tra spostamenti in macchina, jogging, spiaggia, gite, laghi, e tv agostane deprimenti, uno la radio rischia di ascoltarla di più in estate che in inverno (e del resto non mi pare che Audiradio segnali clamorosi cali degli ascoltatori nel periodo giugno-agosto).
Facciamo così: se vi sembra che tra rincalzi e sostituzioni, in questo periodo sia spuntato qualche programmino o qualche voce intessante nelle radio italiane, segnalatelo nei commenti.

Radioappunti (1-4)

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Uno dei grandi dilemmi della vita è: su che stazione punto la radiosveglia? Dipende molto dai gusti, ma anche dall’orario. Per quanto riguarda la prima cosa, in questo periodo storico trovo buona ma non esaltante l’offerta delle private, e sto ripiegando su RadioRai, anche se svegliarsi subito con le notizie di questi tempi può non essere il massimo. Qui però è una questione di orari. Se avete la fortuna di svegliarvi alle 8:00 vi invidio, perchè Il ruggito del coniglio è la cosa migliore che vi possa capitare. Io in certe mattine devo fissare l’allarme alle 7:00, e da questo punto di vista il ritorno di Fiorello è una mano santa. Ma in diverse occasioni posso dormire fino alle 7:30, e non so cosa scegliere. Si accettano consigli.

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Lo dico da ex lettore del mitico (e introvabile) RadioMania: il sogno di avere una rivista che informasse sul mondo delle radio, degli speaker e compagnia bella, si è sempre infranto contro la dura realtà. Ma ora c’è internet, che è il paradiso delle nicchie, e quindi è possibile vedere nascere siti che si occupano esclusivamente di questo settore. Negli ultimi mesi è successo con I Love radio e con GiornaleRadio. Auguri.

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Dopo Luca De Gennaro (e tralasciando Massimo Cotto alla mattina), RadioCapital propone anche Mixo, proseguendo nell’opera di rilancio di alcune delle voci che rappresentavano il punto di riferimento per gli appassionati della musica non di massa nelle notti di RadioRai. Io all’epoca ero un invasato di generi untz untz e me li filavo fino ad un certo punto. Però la serata di Capital a questo punto merita.
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Come anticipato da Ringo nei commenti di questo blog (ehi, fa molto figo dire così!) in effetti Virgin radio non è più una radio solo musica senza parole. Spunta qualche programmino qua e là, è ancora poca roba, ma vedremo. Io continuo a preferire le radio con i conduttori, ma sono gusti miei.
Invece bisogna dargli atto che su internet, tra podcast, magazine e webradio, stanno investendo. Forza e coraggio

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