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	<title>Akille.net &#187; recensioni</title>
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	<description>Il blog di Akille</description>
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		<title>La voce fuoricampo degli amabili resti</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 08:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biglietti strappati]]></category>
		<category><![CDATA[amabili resti]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Jackson]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi chiamo Amabili resti e sono il film che hai visto ieri sera. Mi hai atteso con trepidazione, hai passato con me del tempo, sei rimasto fino allo scorrere dei titoli di coda, hai controllato la colonna sonora. Poi te ne sei andato. E io sono volato via. Dove vanno i film quando finisci di vederli? Te lo sei sempre chiesto, vero? Anche io sto cercando di capirlo e, da quanto ho scoperto finora, credo che vadano in una specie di aldilà diviso tra quelli che ti sono piaciuti e quelli che ti hanno fatto schifo. Con un po’ di gradi intermedi, ma neanche tanti, e uno spazietto per quelli dei quali ti sei proprio dimenticato. Io invece sono ancora qui, come se stessi aspettando qualcosa. In realtà sto aspettando te. Ti ho visto, sai, durante la proiezione. Eri attento, eri concentrato, in moltissimi punti eri teso, seguivi con grande interesse. In altri ancora (potrei dirti che si capiva con lo sguardo, ma la verità è che noi certe cose le “sentiamo”) stavi proprio pensando: questo è un gran film. Poi non so cosa è successo, a un certo punto hai smesso di pensarlo, sei uscito dalla storia, ci rientravi a tratti. Qualcosa non ti convinceva, hai cominciato a chiederti se era un film che ti piaceva o meno, ti sei distratto. Forse è quel rapporto di amore e odio che hai con la voce fuoricampo, forse alcune scene. Non dico che hai sbuffato, ma quasi. E dire che in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo <a href="http://www.lovelybones.com/intl/it/" target="_blank">Amabili resti </a>e sono il film che hai visto ieri sera. Mi hai <strong>atteso con trepidazione</strong>, hai passato con me del tempo, sei rimasto fino allo scorrere dei titoli di coda, hai controllato la colonna sonora. Poi te ne sei andato. E io sono volato via.</p>
<p><strong>Dove vanno i film quando finisci di vederli?</strong> Te lo sei sempre chiesto, vero? Anche io sto cercando di capirlo e, da quanto ho scoperto finora, credo che vadano in una specie di aldilà diviso tra quelli che ti sono piaciuti e quelli che ti hanno fatto schifo. Con un po’ di gradi intermedi, ma neanche tanti, e uno spazietto per quelli dei quali ti sei proprio dimenticato.</p>
<p>Io invece sono ancora qui, come se stessi aspettando qualcosa. In realtà sto aspettando te. <strong>Ti ho visto</strong>, sai, durante la proiezione. Eri attento, eri concentrato, in moltissimi punti eri teso, seguivi con grande interesse. In altri ancora (potrei dirti che si capiva con lo sguardo, ma la verità è che noi certe cose le “sentiamo”) stavi proprio pensando: questo è un gran film.</p>
<p>Poi non so cosa è successo, a un certo punto hai smesso di pensarlo, <strong>sei uscito dalla storia</strong>, ci rientravi a tratti. Qualcosa non ti convinceva, hai cominciato a chiederti se era un film che ti piaceva o meno, ti sei distratto. Forse è quel rapporto di amore e odio che hai con la voce fuoricampo, forse alcune scene. Non dico che hai sbuffato, ma quasi. E dire che in altri punti sembravi un bambino a bocca aperta.</p>
<p>È per questo che io sono qui, in una terra di mezzo in cui vanno i film per i quali non hai ancora un giudizio definitivo. Non posso e non voglio andarmene, sono qui e ti osservo. Lo facevo mentre ancora scorrevano i titoli di coda e tu <strong>fingevi di controllare il cellulare </strong>ma in realtà origliavi i giudizi e le impressioni degli altri. Ti guardo anche adesso, mentre ogni tanto ripensi a me.</p>
<p>Ma non potrò stare qui per sempre, prima o poi dovrò andare via. Ma so che potrà volerci anche molto. Ti conosco: sei quello che dopo 5 anni si sta ancora chiedendo se <a href="http://www.akille.net/2004/12/09/voglio-trovare/" target="_blank">Donnie Darko</a> è figo o è una cagata.</p>
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		<title>Perché la cosa è bella</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 12:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biglietti strappati]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[La prima cosa bella]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Virzì]]></category>

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		<description><![CDATA[È facile, dopo aver visto il nuovo film di Virzì, ritrovarsi a consigliarlo a tutti come uno dei film da vedere. Meno facile è spiegare il perché e descrivere quali sono le caratteristiche che lo rendono così bello. Infatti La prima cosa bella non è uno di quei film che brilla della luce di una trovata geniale, non è una di quelle storie delle quali basta raccontare l’inizio per accendere la curiosità dei potenziali spettatori. La trama è tutt’altro che imprevedibile, non ci sono grandi colpi di scena, l’ambientazione è una quotidianità talmente vicina da permetterti di riconoscere nelle facce dei personaggi qualcuno che frequenti o hai frequentato davvero. Anche il tema, raccontandolo asetticamente, è tutto tranne che affascinante: è la storia di una famiglia, di un momento brutto che permette di ripercorrere una vita e di vederne felicità e tristezza, per chiedersi e ne è valsa la pena. Sai quanti film si fanno su questo. E però il film è bello, e molto. Ma il motivo non sembra essere tecnico. Certo il film è girato bene e recitato bene, gli attori sembrano più bravi di quanto non siano stati in altre occasioni, ci sono dei bei dialoghi e delle battute, delle canzoni ben messe, delle trovate, dei colpi di sceneggiatura (uno, sul finale, tanto apparentemente superfluo e crudele quanto meraviglioso). Ma c’è qualcosa di più. Questo qualcosa, a mio parere, è il modo in cui Virzì affonda le mani nella sofferenza. Non quella delle grandi e incredibili avventure che ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È facile, dopo aver visto il nuovo film di Virzì, ritrovarsi a consigliarlo a tutti come uno dei film da vedere. Meno facile è spiegare il perché e descrivere quali sono le caratteristiche che lo rendono così bello.</p>
<p>Infatti<a href="http://www.mymovies.it/film/2010/laprimacosabella/"> </a><a href="http://www.mymovies.it/film/2010/laprimacosabella/" target="_blank">La prima cosa bella </a>non è uno di quei film che brilla della luce di una trovata geniale, non è una di quelle storie delle quali basta raccontare l’inizio  per accendere la curiosità dei potenziali spettatori. La trama è tutt’altro che imprevedibile, non ci sono grandi colpi di scena, l’ambientazione è una quotidianità talmente vicina da permetterti di riconoscere nelle facce dei personaggi qualcuno che frequenti o hai frequentato davvero.</p>
<p>Anche il tema, raccontandolo asetticamente, è tutto tranne che affascinante: è la storia di una famiglia, di un momento brutto che permette di ripercorrere una vita e di vederne felicità e tristezza, per chiedersi e ne è valsa la pena. Sai quanti film si fanno su questo.</p>
<p>E però il film è bello, e molto. Ma il motivo non sembra essere tecnico. Certo il film è girato bene e recitato bene, gli attori sembrano più bravi di quanto non siano stati in altre occasioni, ci sono dei bei dialoghi e delle battute, delle canzoni ben messe, delle trovate, dei colpi di sceneggiatura (uno, sul finale, tanto apparentemente superfluo e crudele quanto meraviglioso). Ma c’è qualcosa di più.</p>
<p>Questo qualcosa, a mio parere, è il modo in cui Virzì affonda le mani nella sofferenza. Non quella delle grandi e incredibili avventure  che poi si fanno metafora di qualcosa che ci riguarda, ma  proprio nel &#8220;qualcosa che ci riguarda&#8221;, in quello che abbiamo visto o sfiorato: malattie, morti, frustrazioni, depressioni, persone che non sono né eroi né cattivi, magari solo mediocri o tristemente normali.</p>
<p>Virzì mette le mani dentro a tutto questo e riesce a non farsi fregare dalla tentazione in cui molti cadono. Non rimane incastrato in questo materiale viscoso, le mette dove vuole lui. Entra ed esce quando serve, con il ritmo giusto. E tu lo segui e ti commuovi e poi un momento dopo ridi. E stai ancora ridendo per una cosa buffa quando succede una cosa che ti crea un groppo in gola. E hai ancora quel groppo in gola che ti scappa un sorriso, anche se pieno di amarezza.</p>
<p>Questo ritmo e questa capacità sono la forza di Virzì in questo film. Infila le mani dentro la sofferenza senza limitarsi a sfiorarla per paura di non governarla, le estrae velocemente senza cedere alla tentazione di affondare e stringere per ammiccare al pubblico voglioso di un’altra lacrima ancora.</p>
<p>Alla fine ne esci che hai riso e (forse) pianto, che ti pare che tutto dovesse andare così, anche se magari non tutto è stato giusto. E il viaggio ti è piaciuto molto, anche se magari non sai spiegare bene perché agli altri, che dovranno scoprirlo da soli.</p>
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		<title>L&#8217;uomo che fissa il secondo tempo</title>
		<link>http://www.akille.net/2009/11/24/luomo-che-fissa-il-secondo-tempo/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 15:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biglietti strappati]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è tutto un lunghissimo elenco di film che partono alla grande e non riescono a proseguire adeguatamente. Spesso nemmeno te li ricordi, perché il proseguimento moscio si è mangiato persino l&#8217;entusiasmo iniziale. A volte ci rimani male, perché l&#8217;idea di partenza era buona e ti scoccia vederla rovinata. In rari casi l&#8217;inizio è talmente buono che comunque il tutto ti lascia un&#8217;impressione positiva, anche se non soddisfacente. Mi sembra che questo sia il caso dell&#8217;Uomo che fissa le capre, un film che ha un inizio molto divertente, degli ottimi personaggi e una qualità di scrittura altissima, che ti fa ridere per tutto il primo tempo. Poi rimani lì, a fissare lo schermo sperando che si continui, ma intuendo piano piano che l&#8217;idea iniziale non reggeva, ci voleva un altro colpo, e non ce l&#8217;hanno avuto. E esci con quello sguardo fisso nel vuoto, come una capra che fissa un uomo, ripetendo comunque le battute della prima parte e sghignazzando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è tutto un lunghissimo elenco di film che partono alla grande e non riescono a proseguire adeguatamente. Spesso nemmeno te li ricordi, perché il proseguimento moscio si è mangiato persino l&#8217;entusiasmo iniziale. A volte ci rimani male, perché l&#8217;idea di partenza era buona e ti scoccia vederla rovinata. In rari casi l&#8217;inizio è talmente buono che comunque il tutto ti lascia un&#8217;impressione positiva, anche se non soddisfacente.</p>
<p>Mi sembra che questo sia il caso dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'uomo_che_fissa_le_capre" target="_blank">Uomo che fissa le capre</a>, un film che ha un inizio molto divertente, degli ottimi personaggi e una qualità di scrittura altissima, che ti fa ridere per tutto il primo tempo.</p>
<p>Poi rimani lì, a fissare lo schermo sperando che si continui, ma intuendo piano piano che l&#8217;idea iniziale non reggeva, ci voleva un altro colpo, e non ce l&#8217;hanno avuto. E esci con quello sguardo fisso nel vuoto, come una capra che fissa un uomo, ripetendo comunque le battute della prima parte e sghignazzando.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La doppia ora italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 14:15:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho visto con colpevole ritardo La doppia ora. Dico colpevole ritardo perché avevo letto che il film meritava la visione e la visione ha confermato il merito. Il merito sta soprattutto nell&#8217;uscire dai soliti schemi del cinema italiano, quelli per i quali tu guardi il cartellone pubblicitario di un film in uscita e già ti vedi trentenni benestanti e metropolitani in crisi d&#8217;identità, madri depresse e vogliose di riprendersi la loro giovinezza, famiglie che oscillano senza mezze misure tra la tristezza infinita e il volemose bene. La doppia ora è invece un film diverso, che prova a giocarsela su strade che solitamente non battiamo più. C&#8217;è il thriller, c&#8217;è il mistero, c&#8217;è una storia non così prevedibile, un colpo di scena non telefonato, una confezione che per buona parte del film ti porta a interrogarti non solo su dove vogliono andare a parare questi, ma anche su che tipo di film stiano facendo. E c&#8217;è una spiegazione che arriva proprio quando ti sembrava che si stessero cacciando in un vicolo cieco. Poi il film ha i suoi difetti, ovviamente. Quando fai un film ambizioso, una storia che sta in bilico tra il credibile e l&#8217;incredibile, sfidi lo spettatore a interrogarsi nelle ore successive per ripercorrere la trama e vedere se torna tutto, e questa è una sfida dalla quale escono malconci anche film blasonati. Ma se davvero ci dà fastidio quella deriva che spesso si intravede nel nostro cinema, quella che porta verso il produrre lo stesso film ogni anno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho visto con colpevole ritardo<a href="http://www.mymovies.it/film/2009/ladoppiaora/" target="_blank"> La doppia ora.</a> Dico colpevole ritardo perché avevo letto che il film meritava la visione e la visione ha confermato il merito.</p>
<p>Il merito sta soprattutto nell&#8217;uscire dai soliti schemi del cinema italiano, quelli per i quali tu guardi il cartellone pubblicitario di un film in uscita e già ti vedi trentenni benestanti e metropolitani in crisi d&#8217;identità, madri depresse e vogliose di riprendersi la loro giovinezza, famiglie che oscillano senza mezze misure tra la tristezza infinita e il volemose bene.</p>
<p>La doppia ora è invece un film diverso, che prova a giocarsela su strade che solitamente non battiamo più. C&#8217;è il thriller, c&#8217;è il mistero, c&#8217;è una storia non così prevedibile, un colpo di scena non telefonato, una confezione che per buona parte del film ti porta a interrogarti non solo su dove vogliono andare a parare questi, ma anche su che tipo di film stiano facendo. E c&#8217;è una spiegazione che arriva proprio quando ti sembrava che si stessero cacciando in un vicolo cieco.</p>
<p>Poi il film ha i suoi difetti, ovviamente. Quando fai un film ambizioso, una storia che sta in bilico tra il credibile e l&#8217;incredibile, sfidi lo spettatore a interrogarsi nelle ore successive per ripercorrere la trama e vedere se torna tutto, e questa è una sfida dalla quale escono malconci anche film blasonati.</p>
<p>Ma se davvero ci dà fastidio quella deriva che spesso si intravede nel nostro cinema, quella che porta verso il produrre lo stesso film ogni anno e più volte all&#8217;anno, allora un film come questo bisogna solo incoraggiarlo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/QCHKpb4BTfI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/QCHKpb4BTfI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Sempre più Up</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 10:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un momento ricorrente nella storia del mio blog. Il momento in cui, dopo la visione di un film della Pixar, vorrei venire qui a scrivere quanto è bello il film, di come ogni volta riescano a soddisfare aspettative sempre più alte, di quanto sono capaci di essere commoventi e divertenti nell&#8217;arco di pochi minuti, di come una bravura tecnica ormai mostruosa sia unita alla capacità di prendere incipit che potrebbero generare dozzinali commedie romantiche o drammoni televisivi, per trasformarli in favole di fronte alle quali per un paio d&#8217;ore sei pronto a sentirti raccontare di tutto. Ma la verità è che gli anni passano, i film della Pixar si susseguono, gli esempi di altre case che producono animazione in grado di intrattenerti meglio di molti film con gli attori veri non mancano, e i cartoni animati fatti per gli adulti (o non solo per i bambini) prosperano. Quindi io non vi dico niente. Perché se non siete già convinti che un cartone possa essere un&#8217;opera pari se se non superiore a un film &#8220;normale&#8221;, se non avete amato almeno un paio dei gioiellini d&#8217;animazione usciti negli ultimi anni, se non sentite una certa trepidazione ogni volta che vedete un trailer della Pixar,  e se non avete ormai superato quella forma di conformismo che vi porta a dovervi giustificare se andate a vedere un &#8220;film per bambini&#8221; (c&#8217;è gente che ha figliato apposta), allora probabilmente non ho niente di interessante da dirvi. P.S. mi sono dimenticato di mettere qualche ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un momento ricorrente nella storia del mio blog. Il momento in cui, dopo la visione di un film della Pixar, vorrei venire qui a scrivere quanto è bello il film, di come ogni volta riescano a soddisfare aspettative sempre più alte, di quanto sono capaci di essere commoventi e divertenti nell&#8217;arco di pochi minuti, di come una bravura tecnica ormai mostruosa sia unita alla capacità di prendere incipit che potrebbero generare dozzinali commedie romantiche o drammoni televisivi, per trasformarli in favole di fronte alle quali per un paio d&#8217;ore sei pronto a sentirti raccontare di tutto.</p>
<p>Ma la verità è che gli anni passano, i film della Pixar si susseguono, gli esempi di altre case che producono animazione in grado di intrattenerti meglio di molti film con gli attori veri non mancano, e i cartoni animati fatti per gli adulti (o non solo per i bambini) prosperano.</p>
<p>Quindi io non vi dico niente. Perché se non siete già convinti che un cartone possa essere un&#8217;opera pari se se non superiore a un film &#8220;normale&#8221;, se non avete amato almeno un paio dei gioiellini d&#8217;animazione usciti negli ultimi anni, se non sentite una certa trepidazione ogni volta che vedete un trailer della Pixar,  e se non avete ormai superato quella forma di conformismo che vi porta a dovervi giustificare se andate a vedere un &#8220;film per bambini&#8221; (c&#8217;è gente che ha figliato apposta), allora probabilmente non ho niente di interessante da dirvi.</p>
<p>P.S. mi sono dimenticato di mettere qualche avviso di pubblica utilità. Non ci sono corti all&#8217;inizio, non serve rimanere fino alla fine dei titoli di coda (anche se sono molto carini), a mio modesto parere si può vedere anche senza 3D.</p>
<p>Secondo P.s. mi dicono nei commenti che il corto all&#8217;inizio c&#8217;è, ma in alcuni cinema lo fanno e in altri no. Che fatica.</p>
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		<title>The Imaginarium of Doctor Gilliam</title>
		<link>http://www.akille.net/2009/10/14/the-imaginarium-of-doctor-gilliam/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 15:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parnassus]]></category>
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		<category><![CDATA[Terry Gilliam]]></category>

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		<description><![CDATA[Il problema con Terry Gilliam nasce se cominci a farti delle domande. Come si può parlare male di uno che ha diretto Il senso della vita dei Monty Python, Brazil, L&#8217;esercito delle 12 scimmie e Paura e delirio a Las Vegas? E come si può fidarsi di uno che si è rovinato la carriera per inseguire i fantasmi del Barone di Munchausen e di Don Chisciotte? E come avere un giudizio univoco su uno che ha messo in piedi un film potenzialmente meraviglioso come I fratelli Grimm e l&#8217;incantevole strega e poi ha affidato una parte fondamentale a Monica Bellucci? (ok, non era l&#8217;unico problema del film, però) L&#8217;unica soluzione che mi è venuta in mente è: non farsi domande. Affrontare ogni suo film come se fosse il primo di un tizio che non conosci, entrare nel cinema come un bambino piccolo a cui nessuno si è premurato di spiegare nemmeno di cosa si parla. Così bisogna fare anche con Parnassus, l&#8217;uomo che voleva ingannare il diavolo, se ci riuscite. E la verità è che se siete tizi che amano i film con gli ingranaggi stretti fino ad essere blindati, di quelli che puoi rivedere 10 volte e non ci troverai mai un buco, un dubbio, una battuta a vuoto, un dialogo che si poteva togliere (e avete tutto il diritto di esserlo), difficilmente ci riuscirete. Ma se ogni tanto ci riuscite, potreste entrare un un mondo effettivamente magico, in un luna park lungo, sgangherato e spiritoso, in un film ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema con Terry Gilliam nasce se cominci a farti delle domande. Come si può parlare male di uno che ha diretto Il senso della vita dei Monty Python, Brazil, L&#8217;esercito delle 12 scimmie e Paura e delirio a Las Vegas? E come si può fidarsi di uno che si è rovinato la carriera per inseguire i fantasmi del Barone di Munchausen e di Don Chisciotte? E come avere un giudizio univoco su uno che ha messo in piedi un film potenzialmente meraviglioso come I fratelli Grimm e l&#8217;incantevole strega e poi ha affidato una parte fondamentale a Monica Bellucci? (ok, non era l&#8217;unico problema del film, però)</p>
<p>L&#8217;unica soluzione che mi è venuta in mente è: non farsi domande. Affrontare ogni suo film come se fosse il primo di un tizio che non conosci, entrare nel cinema come un bambino piccolo a cui nessuno si è premurato di spiegare nemmeno di cosa si parla.</p>
<p>Così bisogna fare anche con Parnassus, l&#8217;uomo che voleva ingannare il diavolo, se ci riuscite. E la verità è che se siete tizi che amano i film con gli ingranaggi stretti fino ad essere blindati, di quelli che puoi rivedere 10 volte e non ci troverai mai un buco, un dubbio, una battuta a vuoto, un dialogo che si poteva togliere (e avete tutto il diritto di esserlo), difficilmente ci riuscirete.</p>
<p>Ma se ogni tanto ci riuscite, potreste entrare un un mondo effettivamente magico, in un luna park lungo, sgangherato e spiritoso, in un film che forse non lascia molto, se non la sensazione di essersi divertiti parecchio, e che il cinema può servire anche a questo. E che farlo servire a questo non è così facile come si potrebbe pensare.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-5emtVRZAz0&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/-5emtVRZAz0&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>P.s. Al di là del gusto personale, ci sono due motivi sfiziosi che potrebbero spingervi a vedere il film. Uno è lo sforzo fatto nel modificare la sceneggiatura per fare in modo che un film iniziato da Heath Ledger fosse finito da Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. Il secondo è Tom Waits che fa il diavolo.</p>
<p>P.p.s. Il film esce in Italia il 23 ottobre, con un&#8217;anteprima il 18 durante la<a href="http://www.romacinemafest.it/romacinemafest/" target="_blank"> Festa del cinema</a>. Io l&#8217;ho visto durante un&#8217;anteprima &#8220;per blogger&#8221; organizzata da <a href="http://businessandblog.com/index.php/2009/10/12/ford-porta-i-blogger-al-cinema/" target="_blank">Digital p.r</a>. che ovviamente ringrazio.</p>
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		<title>Basta che sia Woody</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 17:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biglietti strappati]]></category>
		<category><![CDATA[Basta che funzioni]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Woody Allen]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre scorrevano i titoli di coda, pensavo che Basta che funzioni condivide lo stesso messaggio di fondo con un altro film di Woody Allen, Matchpoint. Il messaggio, in sintesi, è: la vita è governato dal caso, qualsiasi tentativo tu faccia di predisporre le cose, le coincidenze decideranno per te, e tu puoi solo approfittare di quelle benevole. Tema uguale, svolgimenti completamente diversi. Matchpoint è un film bello da vedere, confezionato benissimo e molto potente in alcuni momenti, ma è appesantito dalla costante impressione di sentire il regista dire “ehi, avete visto, so fare anche i film seri, avete visto?”. E alla fine il messaggio, appoggiato, spiegato e dichiarato nel monologo iniziale, pur nella sua potenza rimane un po’ freddo. Anche per quelli come me che alle domande di Woody rispondevano: “sì, sì, sei bravo, lo sappiamo, abbiamo visto”. In Basta che funzioni, un film più semplice, leggero e apparentemente più facile, il messaggio è affidato ad una pioggia di parole ed a tutto l’armamentario woodyalleniano per far ridere. Ci sono i monologhi quasi cabarettistici, la gente che parla in camera, i dialoghi da seduti (i più difficili da scrivere, i più a rischio noia), i clichè di Allen, i personaggi estremizzati. C’è anche il personaggio che non è lui ma in realtà è lui. C’è tutto, e tutto questo diverte e fa arrivare dritto il messaggio, che ti rimane dentro almeno un po&#8217;. In altre parole: funziona. Basta questo, no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scorrevano i titoli di coda, pensavo che Basta che funzioni condivide lo stesso messaggio di fondo con un altro film di Woody Allen, Matchpoint. Il messaggio, in sintesi, è: la vita è governato dal caso, qualsiasi tentativo tu faccia di predisporre le cose, le coincidenze decideranno per te, e tu puoi solo approfittare di quelle benevole.</p>
<p>Tema uguale, svolgimenti completamente diversi. Matchpoint è un film bello da vedere, confezionato benissimo e molto potente in alcuni momenti, ma è appesantito dalla costante impressione di sentire il regista dire “ehi, avete visto, so fare anche i film seri, avete visto?”. E alla fine il messaggio, appoggiato, spiegato e dichiarato nel monologo iniziale, pur nella sua potenza rimane un po’ freddo. Anche per quelli come me che alle domande di Woody rispondevano: “sì, sì, sei bravo, lo sappiamo, abbiamo visto”.</p>
<p>In Basta che funzioni, un film più semplice, leggero e apparentemente più facile, il messaggio è affidato ad una pioggia di parole ed a tutto l’armamentario woodyalleniano per far ridere. Ci sono i monologhi quasi cabarettistici, la gente che parla in camera, i dialoghi da seduti (i più difficili da scrivere, i più a rischio noia), i clichè di Allen, i personaggi estremizzati. C’è anche il personaggio che non è lui ma in realtà è lui.</p>
<p>C’è tutto, e tutto questo diverte e fa arrivare dritto il messaggio, che ti rimane dentro almeno un po&#8217;. In altre parole: funziona. Basta questo, no?</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/HqZtxbNTnkM&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/HqZtxbNTnkM&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Quattro ragioni per dare gloria ai bastardi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 17:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biglietti strappati]]></category>
		<category><![CDATA[Bastardi senza gloria]]></category>
		<category><![CDATA[Brad Pitt]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tarantino]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni volta che mi ritrovo a parlare di un film di Tarantino con qualcuno mi vengono in mente sempre gli stessi due episodi. Il primo è ambientato in un cinema del sud italia, durante la proiezione di Pulp Fiction. Era un venerdì sera di 15 anni fa, e in sala c&#8217;erano (se non ricordo male) 10 persone. Di queste, 7 le avevo convinte io. A parte me e il mio gruppo c&#8217;erano un altro paio di persone. Che lasciarono la sala a metà film. Il secondo episodio si svolse in un cinema romano, molto più affollato. Davano Kill Bill, e durante uno dei punti per me più belli della pellicola (il manga giapponese che spiega la storia di O-ren) tutta la terza fila si alzò e se ne andò scuotendo la testa. Per questo motivo io ho sempre una certa ritrosia a consigliare Tarantino ai non Tarantiniani. Cresciuto con l&#8217;idea che i film di nicchia fossero quelli lenti, senza dialogo, con dei lunghissimi primi piani, ho avuto grande difficoltà a metabolizzare come dei film caciaroni, pieni di parole, musiche e movimento potessero risultare respingenti. Ma alla fine ho accettato persino questa possibilità. L&#8217;altro giorno, però, ho visto Bastardi senza gloria, il nuovo film di Tarantino. E voglio provare a dirvi perché secondo me è un gran film. Primo: perché è un film di Tarantino, nel senso che c&#8217;è il pulp, l&#8217;esagerazione, la musica, le sue fisse (ehi, ho un indovinello: secondo voi in questo film c&#8217;è o non c&#8217;è un&#8217;inquadratura ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che mi ritrovo a parlare di un film di Tarantino con qualcuno mi vengono in mente sempre gli stessi due episodi. Il primo è ambientato in un cinema del sud italia, durante la proiezione di Pulp Fiction. Era un venerdì sera di 15 anni fa, e in sala c&#8217;erano (se non ricordo male) 10 persone. Di queste, 7 le avevo convinte io. A parte me e il mio gruppo c&#8217;erano un altro paio di persone. Che lasciarono la sala a metà film.</p>
<p>Il secondo episodio si svolse in un cinema romano, molto più affollato. Davano Kill Bill, e durante uno dei punti per me più belli della pellicola (il manga giapponese che spiega la storia di O-ren) tutta la terza fila si alzò e se ne andò scuotendo la testa.</p>
<p>Per questo motivo io ho sempre una certa ritrosia a consigliare Tarantino ai non Tarantiniani. Cresciuto con l&#8217;idea che i film di nicchia fossero quelli lenti, senza dialogo, con dei lunghissimi primi piani, ho avuto grande difficoltà a metabolizzare come dei film caciaroni, pieni di parole, musiche e movimento potessero risultare respingenti. Ma alla fine ho accettato persino questa possibilità.</p>
<p>L&#8217;altro giorno, però, ho visto Bastardi senza gloria, il nuovo film di Tarantino. E voglio provare a dirvi perché secondo me è un gran film.</p>
<p>Primo: perché è un film di Tarantino, nel senso che c&#8217;è il pulp, l&#8217;esagerazione, la musica, le sue fisse (ehi, ho un indovinello: secondo voi in questo film c&#8217;è o non c&#8217;è un&#8217;inquadratura dedicata al piede nudo di una donna?)  ma c&#8217;è una storia, più presente e lineare. Gli eventi scorrono in maniera se vogliamo più classica, ma anche più funzionale a far venire la voglia di vedere dove si va a parare, e in quale modo.</p>
<p>Secondo: perché pur essendo il tema del film già sviscerato in altre sue opere (è la storia di chi dovrebbe essere vittima ma diventa carnefice) questa volta le vicende sono più alte. La storia incontra la Storia con la S maiuscola, con tutti i rischi del caso, ma anche con la potenza che ne consegue.</p>
<p>Terzo: se una delle cose chi vi danno fastidio di Tarantino sono i riferimenti ai b-movie, a quei film di kung fu e ai polizieschi che per voi dovrebbero stare relegati nelle seconde serate delle tv locali, questa volta vi troverete di fronte a rimandi e citazioni che vengono dalle pellicole di guerra e dai western. L&#8217;atmosfera e l&#8217;epica ne guadagnano.</p>
<p>Quarto: come dicono quelli bravi, un grande film ha bisogno di un grande antagonista. E il &#8220;cattivo&#8221; di Inglourious Basterds è semplicemente sontuoso.</p>
<p>Insomma, io ho fatto per l&#8217;ennesima volta uno strappo ad una mia regola (ennesimo perché poi i film di Tarantino finisco sempre <a href="http://achille.splinder.com/1068987388#913129" target="_blank">per</a> <a href="http://achille.splinder.com/1083023768#1941533" target="_blank">consigliarli</a>, escluso forse Grindhouse), se voi accettate il consiglio fatemi sapere.</p>
<p>P.s. volevo mettere un trailer, ma ne ho visti un paio che mi sono sembrati pieni di spoiler. Quindi evito.</p>
<p>P.p.s. io l&#8217;ho visto in originale con i sottotitoli, che mi sembra la cosa migliore per un film recitato in quattro lingue. Quello in italiano esce domani, se mi capita di vederlo e mi fa un&#8217;altra impressione vi avviso.</p>
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		<title>Recensioni avanzate</title>
		<link>http://www.akille.net/2009/07/28/recensioni-avanzate/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 17:09:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[studio illegale]]></category>

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		<description><![CDATA[Stavo leggendo una discussione su Friendfeed sui blogger che si prestano a pubblicizzare prodotti che vengono inviati loro in omaggio (tipo superalcolici, cibi, piccoli elettrodomestici) e, mentre davo il mio fondamentale contributo alla discussione dichiarando che a me non mandano mai niente, mi è venuto in mente che non è proprio vero. Cioè a me non hanno finora mai mandato nè proposto roba da bere o da mangiare, ma ogni tanto qualcuno mi ha scritto per chiedermi se mi interessava testare qualche servizio o vedere qualche film in anteprima. Facendo mente locale ho realizzato che il più delle volte ho risposto &#8220;mandate pure, ma non garantisco niente&#8221; e nella maggior parte dei casi non sono riuscito né a presenziare, né a testare alcunchè. Una volta mi hanno scritto per chiedermi se volevo un libro da leggere. Ho risposto anche lì &#8220;se non vi aspettate che ne parli per forza&#8221; e il libro è arrivato, l&#8217;ho letto e mi è pure piaciuto. E dopo averlo letto mi sono detto: oh, di questo libro potrei anche scrivere &#8220;Mi è piaciuto&#8221; mettendo ben in vista il fatto che me lo hanno mandato. Solo che me ne sono dimenticato. E oggi, mesi e mesi dopo, voglio recuperare, in grave ritardo, e dire che ho letto Studio illegale di Duchesne, e l&#8217;ho trovato un buon libro. Uno dei pochi in cui ho ritrovato un racconto credibile del terziario avanzato in cui viviamo un po&#8217; tutti, quello avanzato non nel senso che sta avanti, ma nel ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo leggendo una discussione su <a href="http://friendfeed.com/">Friendfeed</a> sui blogger che si prestano a pubblicizzare prodotti che vengono inviati loro in omaggio (tipo superalcolici, cibi, piccoli elettrodomestici) e, mentre davo il mio fondamentale contributo alla discussione dichiarando che a me non mandano mai niente, mi è venuto in mente che non è proprio vero.</p>
<p>Cioè a me non hanno finora mai mandato nè proposto roba da bere o da mangiare, ma ogni tanto qualcuno mi ha scritto per chiedermi se mi interessava testare qualche servizio o vedere qualche film in anteprima. Facendo mente locale ho realizzato che il più delle volte ho risposto &#8220;mandate pure, ma non garantisco niente&#8221; e nella maggior parte dei casi non sono riuscito né a presenziare, né a testare alcunchè.</p>
<p>Una volta mi hanno scritto per chiedermi se volevo un libro da leggere. Ho risposto anche lì &#8220;se non vi aspettate che ne parli per forza&#8221; e il libro è arrivato, l&#8217;ho letto e mi è pure piaciuto. E dopo averlo letto mi sono detto: oh, di questo libro potrei anche scrivere &#8220;Mi è piaciuto&#8221; mettendo ben in vista il fatto che me lo hanno mandato. Solo che me ne sono dimenticato.</p>
<p>E oggi, mesi e mesi dopo, voglio recuperare, in grave ritardo, e dire che ho letto <a href="http://studioillegale.splinder.com/" target="_blank">Studio illegale di Duchesne</a>, e l&#8217;ho trovato un buon libro. Uno dei pochi in cui ho ritrovato un racconto credibile del terziario avanzato in cui viviamo un po&#8217; tutti, quello avanzato non nel senso che sta avanti, ma nel senso che è rimasto e non sappiamo dove metterlo. Un libro che riesce a stare abbastanza aderente alla realtà da non farsi mandare a quel paese, e abbastanza sopra le righe da non farsi dire &#8221; vabbè, questa roba la so già, me la devi dire tu?&#8221;.</p>
<p>Ecco, questo volevo dire, ma me ne sono dimenticato. Recupero oggi, per togliermi questo sassolino, e per dire che in fondo è un bene se non mi mandano roba da mangiare da recensire sul blog. Che tanto la farei scadere, e poi i bambini in Africa chi li sente?</p>
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		<title>Ancienne vague</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 18:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Akille</dc:creator>
				<category><![CDATA[Playlist Estate 09]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[novelle vague]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono stati tempi in cui ci era presa una passione sfrenata per la musica lounge e per uno dei suoi aspetti più devastanti: il coverizzare in versione soft e rilassante brani in origine rock, dance, caciaroni in generale. Un&#8217;operazione se vogliamo furbetta, quella di prendere grandi melodie e pezzi carichi di emozioni per renderli colonne sonore adueguate per aperitivi e locali fighetti. E però un&#8217;operazione condotta spesso con grande maestria, che ha prodotto dei risultati a tratti superiori. Chi frequenta questo blog da anni magari si ricorda dell&#8217;esaltazione per le cover acustiche di brani dance di Sagi Rei, o per le cover rock dei Buena vista social club. O ancora delle segnalazioni per i Montefiori Cocktail o di Seu Jorge. Sono passate le stagioni, e il genere si è un po&#8217;, come dire, spento. Forse perché i brani da rifare stanno finendo, più probabilmente perché ormai è difficile stupirci, e quello che all&#8217;inzio ti faceva gridare al genio ora ti sembra scontato. Per questo il nuovo disco dei Nuovelle Vague, terzo volume di una trilogia che iniziò esaltando parecchi, non mi ha sorpreso nè entusiasmato. Ora, dopo aver sentito cover di ogni tipo, il rifacimento di un pezzo rock con chitarre acustiche e campanellini è davvero cosa di cui non ti stupisci più, ed entrando in un wine bar non ti aspetti nient&#8217;altro che di sentire qualcosa del genere, tratto da compilation in cui il nome di un locale è seguito da un numero. Nouvelle vague vol. 3 è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono stati tempi in cui ci era presa una passione sfrenata per la musica lounge e per uno dei suoi aspetti più devastanti: il coverizzare in versione soft e rilassante brani in origine rock, dance, caciaroni in generale. Un&#8217;operazione se vogliamo furbetta, quella di prendere grandi melodie e pezzi carichi di emozioni per renderli colonne sonore adueguate per aperitivi e locali fighetti.</p>
<p>E però un&#8217;operazione condotta spesso con grande maestria, che ha prodotto dei risultati a tratti superiori. Chi frequenta questo blog da anni magari si ricorda dell&#8217;esaltazione per le cover acustiche di brani dance di <a href="http://www.akille.net/2005/05/31/sagi-rei-il-mio-nuovo-eroe/" target="_blank">Sagi Rei</a>, o per le cover rock dei<a href="http://www.akille.net/2006/11/15/rhum-on-the-rocks-buena-vista-rythms-del-mundo/" target="_blank"> Buena vista social club</a>. O ancora delle <a href="http://www.akille.net/2006/11/18/ricanta-che-ti-passa/" target="_blank">segnalazioni</a> per i Montefiori Cocktail o di Seu Jorge.</p>
<p>Sono passate le stagioni, e il genere si è un po&#8217;, come dire, spento. Forse perché i brani da rifare stanno finendo, più probabilmente perché ormai è difficile stupirci, e quello che all&#8217;inzio ti faceva gridare al genio ora ti sembra scontato.</p>
<p>Per questo il nuovo disco dei <a href="http://www.nouvellesvagues.com/" target="_blank">Nuovelle Vague</a>, terzo volume di una trilogia che iniziò esaltando parecchi, non mi ha sorpreso nè entusiasmato. Ora, dopo aver sentito cover di ogni tipo, il rifacimento di un pezzo rock con chitarre acustiche e campanellini è davvero cosa di cui non ti stupisci più, ed entrando in un wine bar non ti aspetti nient&#8217;altro che di sentire qualcosa del genere, tratto da compilation in cui il nome di un locale è seguito da un numero.</p>
<p>Nouvelle vague vol. 3 è quindi un disco carino, buon esponente  di un genere che, come l&#8217;aperitivo che doveva sonorizzare, è diventato un rito che all&#8217;inizio ci elettrizzava, ora facciamo scorrere stancamente, digerendo già mentre stiamo ancora agli stuzzichini.</p>
<p>Espressa questa delusione, per la quale i NV non sono gli unici né i principali colpevoli, il vol. 3 un giro nel vostro lettore il disco se lo merita, perché la cover di Master &amp; Servant dei Depeche Mode e di Blister in the sun dei Violent Femmes sono delle buone idee. E,  personalmente, inserirò nella mia playlist estiva Heaven degli Psychedelic Furs, perché nella <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3xQbEVlVgA8" target="_blank">versione dei NV</a> è un piccolo gioiellino.</p>
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