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  1. Sempre più Up

    21 ottobre 2009 / 25 Comments

    Questo è un momento ricorrente nella storia del mio blog. Il momento in cui, dopo la visione di un film della Pixar, vorrei venire qui a scrivere quanto è bello il film, di come ogni volta riescano a soddisfare aspettative sempre più alte, di quanto sono capaci di essere commoventi e divertenti nell’arco di pochi minuti, di come una bravura tecnica ormai mostruosa sia unita alla capacità di prendere incipit che potrebbero generare dozzinali commedie romantiche o drammoni televisivi, per trasformarli in favole di fronte alle quali per un paio d’ore sei pronto a sentirti raccontare di tutto.

    Ma la verità è che gli anni passano, i film della Pixar si susseguono, gli esempi di altre case che producono animazione in grado di intrattenerti meglio di molti film con gli attori veri non mancano, e i cartoni animati fatti per gli adulti (o non solo per i bambini) prosperano.

    Quindi io non vi dico niente. Perché se non siete già convinti che un cartone possa essere un’opera pari se se non superiore a un film “normale”, se non avete amato almeno un paio dei gioiellini d’animazione usciti negli ultimi anni, se non sentite una certa trepidazione ogni volta che vedete un trailer della Pixar,  e se non avete ormai superato quella forma di conformismo che vi porta a dovervi giustificare se andate a vedere un “film per bambini” (c’è gente che ha figliato apposta), allora probabilmente non ho niente di interessante da dirvi.

    P.S. mi sono dimenticato di mettere qualche avviso di pubblica utilità. Non ci sono corti all’inizio, non serve rimanere fino alla fine dei titoli di coda (anche se sono molto carini), a mio modesto parere si può vedere anche senza 3D.

    Secondo P.s. mi dicono nei commenti che il corto all’inizio c’è, ma in alcuni cinema lo fanno e in altri no. Che fatica.

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  2. The Imaginarium of Doctor Gilliam

    14 ottobre 2009 / 8 Comments

    Il problema con Terry Gilliam nasce se cominci a farti delle domande. Come si può parlare male di uno che ha diretto Il senso della vita dei Monty Python, Brazil, L’esercito delle 12 scimmie e Paura e delirio a Las Vegas? E come si può fidarsi di uno che si è rovinato la carriera per inseguire i fantasmi del Barone di Munchausen e di Don Chisciotte? E come avere un giudizio univoco su uno che ha messo in piedi un film potenzialmente meraviglioso come I fratelli Grimm e l’incantevole strega e poi ha affidato una parte fondamentale a Monica Bellucci? (ok, non era l’unico problema del film, però)

    L’unica soluzione che mi è venuta in mente è: non farsi domande. Affrontare ogni suo film come se fosse il primo di un tizio che non conosci, entrare nel cinema come un bambino piccolo a cui nessuno si è premurato di spiegare nemmeno di cosa si parla.

    Così bisogna fare anche con Parnassus, l’uomo che voleva ingannare il diavolo, se ci riuscite. E la verità è che se siete tizi che amano i film con gli ingranaggi stretti fino ad essere blindati, di quelli che puoi rivedere 10 volte e non ci troverai mai un buco, un dubbio, una battuta a vuoto, un dialogo che si poteva togliere (e avete tutto il diritto di esserlo), difficilmente ci riuscirete.

    Ma se ogni tanto ci riuscite, potreste entrare un un mondo effettivamente magico, in un luna park lungo, sgangherato e spiritoso, in un film che forse non lascia molto, se non la sensazione di essersi divertiti parecchio, e che il cinema può servire anche a questo. E che farlo servire a questo non è così facile come si potrebbe pensare.

    P.s. Al di là del gusto personale, ci sono due motivi sfiziosi che potrebbero spingervi a vedere il film. Uno è lo sforzo fatto nel modificare la sceneggiatura per fare in modo che un film iniziato da Heath Ledger fosse finito da Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. Il secondo è Tom Waits che fa il diavolo.

    P.p.s. Il film esce in Italia il 23 ottobre, con un’anteprima il 18 durante la Festa del cinema. Io l’ho visto durante un’anteprima “per blogger” organizzata da Digital p.r. che ovviamente ringrazio.

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  3. Basta che sia Woody

    8 ottobre 2009 / 8 Comments

    Mentre scorrevano i titoli di coda, pensavo che Basta che funzioni condivide lo stesso messaggio di fondo con un altro film di Woody Allen, Matchpoint. Il messaggio, in sintesi, è: la vita è governato dal caso, qualsiasi tentativo tu faccia di predisporre le cose, le coincidenze decideranno per te, e tu puoi solo approfittare di quelle benevole.

    Tema uguale, svolgimenti completamente diversi. Matchpoint è un film bello da vedere, confezionato benissimo e molto potente in alcuni momenti, ma è appesantito dalla costante impressione di sentire il regista dire “ehi, avete visto, so fare anche i film seri, avete visto?”. E alla fine il messaggio, appoggiato, spiegato e dichiarato nel monologo iniziale, pur nella sua potenza rimane un po’ freddo. Anche per quelli come me che alle domande di Woody rispondevano: “sì, sì, sei bravo, lo sappiamo, abbiamo visto”.

    In Basta che funzioni, un film più semplice, leggero e apparentemente più facile, il messaggio è affidato ad una pioggia di parole ed a tutto l’armamentario woodyalleniano per far ridere. Ci sono i monologhi quasi cabarettistici, la gente che parla in camera, i dialoghi da seduti (i più difficili da scrivere, i più a rischio noia), i clichè di Allen, i personaggi estremizzati. C’è anche il personaggio che non è lui ma in realtà è lui.

    C’è tutto, e tutto questo diverte e fa arrivare dritto il messaggio, che ti rimane dentro almeno un po’. In altre parole: funziona. Basta questo, no?

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  4. Quattro ragioni per dare gloria ai bastardi

    1 ottobre 2009 / 12 Comments

    Ogni volta che mi ritrovo a parlare di un film di Tarantino con qualcuno mi vengono in mente sempre gli stessi due episodi. Il primo è ambientato in un cinema del sud italia, durante la proiezione di Pulp Fiction. Era un venerdì sera di 15 anni fa, e in sala c’erano (se non ricordo male) 10 persone. Di queste, 7 le avevo convinte io. A parte me e il mio gruppo c’erano un altro paio di persone. Che lasciarono la sala a metà film.

    Il secondo episodio si svolse in un cinema romano, molto più affollato. Davano Kill Bill, e durante uno dei punti per me più belli della pellicola (il manga giapponese che spiega la storia di O-ren) tutta la terza fila si alzò e se ne andò scuotendo la testa.

    Per questo motivo io ho sempre una certa ritrosia a consigliare Tarantino ai non Tarantiniani. Cresciuto con l’idea che i film di nicchia fossero quelli lenti, senza dialogo, con dei lunghissimi primi piani, ho avuto grande difficoltà a metabolizzare come dei film caciaroni, pieni di parole, musiche e movimento potessero risultare respingenti. Ma alla fine ho accettato persino questa possibilità.

    L’altro giorno, però, ho visto Bastardi senza gloria, il nuovo film di Tarantino. E voglio provare a dirvi perché secondo me è un gran film.

    Primo: perché è un film di Tarantino, nel senso che c’è il pulp, l’esagerazione, la musica, le sue fisse (ehi, ho un indovinello: secondo voi in questo film c’è o non c’è un’inquadratura dedicata al piede nudo di una donna?)  ma c’è una storia, più presente e lineare. Gli eventi scorrono in maniera se vogliamo più classica, ma anche più funzionale a far venire la voglia di vedere dove si va a parare, e in quale modo.

    Secondo: perché pur essendo il tema del film già sviscerato in altre sue opere (è la storia di chi dovrebbe essere vittima ma diventa carnefice) questa volta le vicende sono più alte. La storia incontra la Storia con la S maiuscola, con tutti i rischi del caso, ma anche con la potenza che ne consegue.

    Terzo: se una delle cose chi vi danno fastidio di Tarantino sono i riferimenti ai b-movie, a quei film di kung fu e ai polizieschi che per voi dovrebbero stare relegati nelle seconde serate delle tv locali, questa volta vi troverete di fronte a rimandi e citazioni che vengono dalle pellicole di guerra e dai western. L’atmosfera e l’epica ne guadagnano.

    Quarto: come dicono quelli bravi, un grande film ha bisogno di un grande antagonista. E il “cattivo” di Inglourious Basterds è semplicemente sontuoso.

    Insomma, io ho fatto per l’ennesima volta uno strappo ad una mia regola (ennesimo perché poi i film di Tarantino finisco sempre per consigliarli, escluso forse Grindhouse), se voi accettate il consiglio fatemi sapere.

    P.s. volevo mettere un trailer, ma ne ho visti un paio che mi sono sembrati pieni di spoiler. Quindi evito.

    P.p.s. io l’ho visto in originale con i sottotitoli, che mi sembra la cosa migliore per un film recitato in quattro lingue. Quello in italiano esce domani, se mi capita di vederlo e mi fa un’altra impressione vi avviso.

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