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Pinterestetica

Ci sono alcune paranoie che il web aumenta e fomenta. Una di queste è la sensazione che da un’altra parte si stiano divertendo di più, che ci sia una conversazione interessante alla quale dovresti partecipare, un video divertente che dovresti vedere, una canzone che non è ancora uscita ma dovresti scaricare, una foto bellissima alla quale mettere like.

Per questo motivo, quando ti arriva la notizia di un altro social network, puoi ostentare tutta l’indifferenza che vuoi, esporre cartelli che dicono io sto bene dove sto, irridere quelli che si precipitano su qualsiasi cosa nuova si muova. Ma sotto sotto un’occhiatina la vuoi dare.

Figurati quando ti dicono che c’è un nuovo posto fighetto, Pinterest, dove la gente sta accorrendo, di cui addirittura parlano già i giornali, e nel quale pare stia avvenendo quello che sul web più che una singolarità è un paradosso: ci sono più donne che uomini.

Quindi corri anche tu a chiedere l’iscrizione. Già il fatto che devi richiedere un invito e aspettare che ti accettino comunica l’idea di un posto per molti ma non per tutti. Un locale con la selezione alla porta, con una che scorre le liste e controlla se ci sei. In realtà non ho mai sentito di uno che ha chiesto l’invito e non è stato fatto entrare, ma che vuol dire? E la ritualità che conta, il momento in cui la tipa trova il tuo nome, fa un segno e l’energumeno scansa la corda e ti fa entrare.

Entrato dentro non rimani deluso: Pinterest è bello. Perché è pieno di cose belle. Non è mica come quei social network che frequentiamo negli ultimi anni, ormai diventati dei bar dove le discussioni si accendono solo quando parliamo delle cose che odiamo. Il cantante che ci fa schifo, la squadra che ruba,  la collega stronza, il vip che ci piaceva tanto ma è morto e a comunque a me piaceva più che a voi. No, quelli sono i social network dell’odio. Pinterest è il social network della bellezza. Delle scarpe belle, dei paesaggi incantevoli, delle torte riuscite, dei vestiti ricercati, delle locandine come non le fanno più, dei primi piani che dici wow.

Ed effettivamente è pieno di donne. Che però non sono lì per rimorchiare, essere rimorchiate o lamentarsi che sono lì e qualcuno prova a rimorchiarle. Sono lì Perché sono belle. E amano le cose belle. Io mi sono iscritto su Pinterest da qualche giorno. E tutta questa bellezza mi affascina, lo confesso. Ogni volta che lo apri ci sono delle belle foto. Mica come negli altri posti in cui rischi di trovare la schifezza, il fotomontaggio brutto, l’odio. Su Pinterest è tutto bellino se non splendido, caruccio se non delizioso, ordinato se non impeccabile.

Il brutto è purtroppo venuto quando ho dovuto cominciare a contribuire a questa bellezza. Cosa dovevo mettere? Foto di scarpe, di prelibatezze impiattate, di automobili, di strapiombi sul mare blu? Dopo qualche giorno mi sono accorto che condividevo solo vignette su Star Wars, infografiche sul web, riferimenti a supereroi. Insomma, che in un posto di persone belle che mettono cose belle io ero, irrimediabilmente e inevitabilmente, un nerd. Molto di più che nella vita vera.

Ed è lì che ho capito Pinterest non fa per me. Non per le polemiche sul diritto d’autore delle immagini (quando mai ce ne siamo fregati?), non perché toccherebbe imparare a usare un’altra piattaforma (suvvia, usavamo myspace, una cosa in cui dovevi mettere i codici per cambiare i colori), ma perché i vostri gusti vi fanno sembrare troppo belli per i miei gusti. E purtroppo mi divertono di più le sporcature, i difetti, gli scivoloni, i cialtroni. Quindi me ne torno al bar, a commentare cose buffe e foto malriuscite ridendo con qualche altro vecchietto del Muppets Show.

Sembra talco ma non è, serve a darti più entropia

Oggi il mio account su Facebook è finito in una mailing list delirante, nata (mi pare) per pubblicizzare una qualche iniziativa sull’Unità d’Italia sulla quale nemmeno mi sono soffermato, tanto scocciante era il flusso di messaggi che continuavano ad arrivare da perfetti sconosciuti.

Infatti, grazie al ben congegnato sistema di messaggistica di Facebook, ogni utente intenzionato a protestare in quanto destinatario di una messaggio sgradito lo faceva con un nuovo messaggio a tutti, che ovviamente si ritenevano destinatari di un nuovo messaggio sgradito, e via dicendo. Per farla breve: è da stamattina che ogni volta che apro Facebook ci trovo nuovi messaggi di gente che non conosco.

Da una statistica fatta molto a occhio posso dirvi che ogni 10 messaggi ce ne sono 3 sono di persone che chiedono di essere cancellati dalla lista, 3 di persone che ne approfittano per spammare qualcosa di loro (con la motivazione “visto che ormai mi avete disturbato”), 4 di persone che rispondono al messaggio invitando gli altri a non rispondere.

Poi è arrivato il mio preferito, che ha annunciato con un messaggio che trovava la cosa molto scortese e avrebbe scritto un articolo su come questo rispondere a tutti fosse contrario alla netiquette. Salvo poi mandare di nuovo un messaggio a tutti con il link all’articolo in questione. Per tre volte.

Fuori da qui

Chi è? Chi va là? Identificati!
Oi, sono io.
Io chi?
Achille.
Non dire cazzate, Akille sono io.
Io sono quello senza k.
Ah, che ci fai qua? Sei venuto a rubare?
Ma non dire scemate, che devo rubare?
Magari vuoi vedere se c’è qualcosa che puoi riutilizzare, qualcosa da riciclare per i tuoi amichetti  fuori.
Ma quali amichetti, ma che dici? Piuttosto, vuoi aprire ogni tanto qua? Perché è tutto chiuso? È buio. E puzza pure un po’.
Sì, eccolo, è arrivato il signorino. Apri, certo, come se non lo sapesse cosa c’è fuori da qui.
Perché, cosa c’è fuori da qui?
E fai pure il finto tonto. Ci sono i social network, i maledetti social network, dove vi divertite tutti e mettete le foto di quando vi tagliate i capelli e del mare in vacanza e fate i vostri giochini di parole e ridete tra di voi e vi mettete like, like e like.
O mio dio, ma cosa fai il geloso?
Ma quale geloso? Io non sono geloso. Io sono incazzato. Ma io sto qui, non abbandono la nave. Anche se non ci sale più nessuno. E se qualcuno prova a salirci sparo a vista. Questa è casa mia.
Mi sembra un discorso un po’ confuso ma mi ricorda qualcosa. Vuoi candidarti?
Eh, son passati i tempi in cui bastava essere blogger per sperarci. Ma io rimango qui, io difendo la qualità.
Adesso è diventata questione di qualità?
E certo: non vedi come perdete tempo sui quei così? E mi dite i vostri 5 film preferiti? E lo sapete che sto guardando in tv?  E volete sentire che frasetta spiritosa ho scritto?
Ma non dire stupidaggini: le frasette spiritose, le liste alla Hornby e la condivisione del trash le facevamo pure con i blog.
Sì, ma quei cosi sono più dispersivi e più superficiali e convincono la gente di avere qualcosa da dire.
Ma sono le stesse cose che dicevano dei blog! Ma pure delle radio libere. Ma pure dei fumetti mi sa. E temo anche del suffragio universale.
Quei cosi ti rimbambiscono e ti fanno perdere tempo!
Ah sì, questa invece è nuova: la diceva uguale mio padre dei dischi che sentivo a 15 anni. Ma si può sapere perché odi tanto i social network?
Ma stai scherzando? Io non li odio affatto. Io li ringrazio.
Mi dev’essere sfuggito un passaggio.
Sì, te lo giuro. Perché da quando ci sono i social network  noi blog non siamo più i figli giovani, quelli vestiti strani, quelli superficiali e destinati a scomparire.
E cioè?
Ora finalmente anche noi abbiamo qualcuno con cui prendercela, qualcuno da accusare, dei barbari su cui scaricare la colpa del declino della civiltà.
Ma che stai dicendo?
Ma sì: essere avanguardia era faticoso e dava poca soddisfazione, ora finalmente possiamo tirare i remi in barca e accomodarci nelle nostre poltrone da reazionari. L’immoralità dei costumi, la stupidera dei giovani, il dilagare delle parolacce, niente è più colpa nostra, è colpa dei social network!
Tu sei pazzo.
Sarà , ma almeno sono parte di un’elite deliziosamente vintage.
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