telefilm

Vestito di bianco

A me piace sempre cercare di capire che idea si fanno di me le persone che leggono il mio blog. Raramente lo capisco, e a volte ho delle impressioni non proprio confortanti, in particolare in occasione della morte di qualcuno.

Infatti, una domanda ricorrente che mi sono sentito rivolgere da diversi amici-lettori è: “ehi, ma è morto X (dove x sta per Magnotta, Guido Nicheli, Stefano Rosso, e altri) perché non l’hai scritto sul blog?”.
E io ho sempre difficoltà a spiegare perché, visto che a volte non ho scritto niente per mancanza di tempo, a volte perché magari per loro quelli erano dei personaggi “da Akille”, ma per me no.

Comunque, tutto questo cappello è per dirvi che oggi vorrei scrivere delle parole ispirate per dire che è morto uno dei volti più significativi della mia infanzia, ma non mi vengono. Diciamo che l’idea è che ci sia il suo piccolo amico lassù ad aspettarlo, da 15 anni, e ora aspettano entrambi noi, per ascoltare i nostri desideri inespressi e inappagati.

Insomma, è morto il Signor Fantasilandia.

P.s. il titolo è un’ardita citazione di un pezzo di Michele Pecora, ve lo svelo perché se qualcuno ci arrivasse da solo non saprei se complimentarmi o preoccuparmi.

Definire il target

El mi ha mandato questo video qui, che forse se non siete fan dei telefilm americani o dei modi in cui tramite il web possono fomentare le tue passioni non vi farà nessun effetto.
A me invece è sembrata una cosa geniale, la versione ultra-evoluta di certe pubblicità personalizzate che ti arrivano a casa. Volevo quasi alzarmi per applaudire davanti al monitor.

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