televisione

Sanremo. Canzone. Festival della.

Non ho visto tutto Sanremo, ma ne ho visto abbastanza (anche grazie alla fruizione divertente che se ne può fare tramite i social network) per azzardare un paio di osservazioni. Sicuramente non molto originali. E lunghe, in quanto scritte al volo. Ma si fa così, per condividere.

Il festival in quanto festival della canzone è morto. Non stava bene da tempo, a dire il vero. La definizione aveva un senso quando la stessa canzone la cantavano in più cantanti, e si poteva dire che vincesse quella. Già  ne aveva meno negli anni 80/90, quando ogni anno il festival aveva un big un po’ più big degli altri (come i Pooh o Cocciante) e si sapeva chi avrebbe vinto un mese prima.

Ma a dare le ultime badilate in testa al festival della canzone è stata la combinazione tra il televoto e i reality show. Quello che è successo nell’ultima edizione è sotto gli occhi di tutti: il vincitore viene da Amici (per il secondo anno di fila), il secondo da Ballando con le stelle (ma è riduttivo, è anche uno che è riuscito a creare un caso con una canzone della quale dovremmo parlare a parte), il terzo da X-Factor, da dove arriva anche il vincitore dei giovani.

Non facciamoci ingannare dall’orecchiabilità della canzone vincitrice (nei prossimi mesi sarà impossibile invitare una ragazza al lago sembra farla sembrare una proposta sessuale), dalla quarta alla decima posizione c’erano canzoni non solo più belle, ma anche più “sanremesi”. Nessuno però aveva in dote un pubblico pronto a votare più e più volte via sms, perché è abituato a farlo ogni settimana per il suo programma preferito, indipendentemente dal brano cantato. Finché le cose andranno così, delle canzoni in sé alla classifica finale fregherà niente.

Il festival come evento televisivo, invece, è più vivo che mai. E forse bisogna anche dare un po’ di merito alla conduttrice. Criticata, goffa, normale, noiosa, non fa simpatia. Sulla Clerici sanremese ne hanno dette tutti di tutto. Ma gli ascolti danno ragione a lei. E senza effetti speciali.

Ieri sera c’è stato un consistente pezzo di finale che ha tenuto inchiodati milioni di telespettatori con, in sequenza: parata di volti di Rai1 che pubblicizzavano i loro programmi futuri, elettricisti e tecnici della Rai sul palco applauditi e premiati, Costanzo che lancia il suo nuovo programma Rai improvvisando un Costanzinosciò con gli operai, i bambini cresciuti della Clerici, la Clerici che canta in extremis letagliatelledinonnapina. Roba che probabilmente Bonolis stava a casa a chiedersi “ma davvero si possono fare ascolti con questo materiale?”

Unite a tutto questo altri pezzi di festival fatti con ospiti che in realtà erano lì a promuovere fiction Rai, sconosciuti per i quali ci siamo dovuti fidare nel crederli iballerinidimaicolgecson, il cachet della Clerici notevolmente più basso di quello dei suoi predecessori e il primo festival fatto senza co-conduzioni, super-comici, spalle e vallette, e avrete un solo risultato.

Ha vinto Antonellina. Ora può fare quello che vuole, da riprendersi La prova del cuoco a chiedere la presidenza di una Regione. E se il principe Filiberto si riprende il posto di famiglia a colpi di ospitate televisive, potrebbe anche fare il Primo Ministro.

Un’immagine vale più

Ieri sera su Friendfeed mi sono imbattuto in un’immagine catturata dal blogger Pop Topoi (uno che come descrizione scrive “Watchdog della decadenza pop contemporanea, semiotico del Fattore X”).

Ovviamente spuntano già versioni alternative dell’immagine in cui Vespa viene sovrapposto alle immagini dell’attentato di Dallas o associata alle parole di De Niro in Taxi driver.

Si prevedono possibili capolavori di digital art in arrivo.

(AGGIORNAMENTO: qui e qui qualche esempio)

Il testimone dei giovani

A me all’inizo Pif stava antipatico. Così, a pelle. Non c’era un motivo particolare, forse non capivo se ci era o ci faceva, non comprendevo bene il suo atteggiamento, forse lo confondevo con Gip. Boh.

Se ho cambiato idea è merito delle a volte estenuanti repliche di Mtv, quel fenomeno per il quale a volte ti trovi a rivedere lo stesso programma sabato sera, domenica pomeriggio e lunedì all’alba.

Alla terza o quarta volta in cui mi sono ritrovato davanti a IlTestimone, ho deciso di guardarlo. Mi è piaciuto, e  ho cominciato a trovare quel modo di fare di Pif particolarmente adeguato a mostrarti luoghi e situazione dove non eri mai stato (dal tour per matrimoni e prime comunioni di un neomelodico napoletano all‘incontro dei raeliani con il loro leader, passando per i talenti italiani in fuga all’estero) e che rischiano di cambiare in base al modo con il quale li osservi, o qualcuno li osserva per te.

Ieri sera su Mtv è cominciata la nuova serie del programma, con una puntata intitolata “Lo scassaminchia” e dedicata a un giornalista siciliano che quotidianamente denuncia affari e malaffari nonostante minacce e ritorsioni, ma anche alla memoria di Peppino Impastato. Argomento a cui Pif evidentemente tiene molto, visto che (l’ho scoperto solo oggi) è stato assistente alla regia di Marco Tullio Giordana per I cento passi.

La puntata era bella e sentita. Merita la visione. Se il dio delle repliche di Mtv non dovesse sorridervi, si trova in streaming sul sito, come tutte le altre.

MTV.it, Il testimone.

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