The Roots

Ma è l’ultima volta, sappiatelo

Che poi uno poi se lo dice, se lo promette,  se lo scrive su un promemoria: “non bisogna più farsi fregare dagli album di cover”.

Gli album di cover sono un baratro, una strada pericolosissima, un malcostume dei nostri tempi. E tu, proprio tu, che hai ascoltato e lodato quell’album di cover di pezzi dance in chiave acustica, e quello di brani rock suonati swing,  e le hit del pop in levare reggae, tu proprio tu, hai contributo alle mille e mille raccolte di brani jazz in salsa  afrocubana e di pezzi neomelodici ma con la cassa dritta e di classici del liscio, ma eseguiti con dei distorsori a palla e urla belluine in linguaggio cherokee.

Per fermare questa deriva tu ti sei detto, ti sei urlato, ti sei tatuato: no, basta con i dischi di cover, se volete la mia attenzione scrivete delle cazzo di canzoni nuove.

Poi sono arrivati questi maledetti John Legend e The Roots con una selezione da paura di canzoni black di protesta scelte bene e suonate meglio e prodotte divinamente. E ti hanno fregato ancora una volta.

 Scroll to top