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Win the best

Che poi alla fine è solo una partita. E loro nei tempi regolamentari hanno meritato. E non sempre si può vincere. Bisogna saper perdere. E i rigori, si sa, sono una lotteria. E una volta ti va bene e una volta ti va male. E comunque alla fine è un gioco. E poi che vinca il migliore. E ora sportivamente ci godremo le partite che rimangono anche se non ci siamo noi. Sportivamente e con tanto amore per il calcio, no?
No?

Sulla relatività del concetto di bellezza

Non è questo, suvvia, il bello del calcio? Il motore che muove il mondo di pallonari, la maraviglia di questo giuoco che sempre c’incanta e sempre ci avvince? Non è per questo che lo amiamo, quel pallone sempre più tecnologico ma ancora, a volte, poetico? Non è forse perchè c’è una squadra che vince a quindici minuti dalla fine per due a zero, e si vede già proiettata alla partita successiva, quando la squadra che perde e si vede già a casa a guardare la successiva partita alla televisione, la butta dentro 3 volte, e ribalta il risultato in pochi minuti, e si vede espellere il portiere e mette in porta un attaccante e alla fine vince e passa il turno?
Non è forse questo il bello del calcio?
Lo è.
A meno che non siate tifosi della Repubblica Ceca.
O uno che a venti minuti dalla fine spegne la tv pensando “va beh, ormai è andata”.

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