Siamo a maggio, e io non ho nemmeno un’ipotesi su quale possa essere il tormentone dell’estate, o almeno la hit più accreditata. Penso che sia la prima volta da quando avevo 14 anni.
Siamo a maggio, e io non ho nemmeno un’ipotesi su quale possa essere il tormentone dell’estate, o almeno la hit più accreditata. Penso che sia la prima volta da quando avevo 14 anni.
Figuriamoci se voglio criticare il giochino. Qui, su questo modesto blog, ogni volta che la bella stagione si avvicina si parte con la giostra delle ipotesi, con le piccole scommesse, lo spazio per le proposte altrui, tutto per togliersi questo sfizio e provare a indovinare quale sarà “IL tormentone dell’estate”.
Un giochino tra blogger, un piccolo spasso tra amichetti.
E però quando vedo che portali e giornali si buttano sullo stesso gioco mi viene da pensare. Repubblica lo fece l’anno scorso, su Excite lo fanno da qualche anno e anche questa volta non mancano, in questo 2008 ho già visto lo speciale dedicato sul sito di Radio Deejay e quello della Gazzetta dello Sport (la Gazzetta dello sport?).
In tutto questo schieramento di forze, di grandi numeri, di professionisti, mi permetto solo una piccola osservazione: il “tormentone dell’estate” non è un sinonimo del “disco più trasmesso” o “disco più venduto” del trimestre vacanziero.
Il tormentone è un tormentone, dev’essere uno di quei pezzi che a fine agosto ti hanno già sfiancato, quello che esce dai juke box dei lidi, dallo stereo delle macchine, dai servizi del tg, dalle discoteche sulla spiaggia, dai discopub di montagna. Dev’essere un tormentone che, per l’ appunto, ti tormenta.
Noi ogni anno ci divertiamo a cercarlo, ma quando vedo che altri lo cercano in grande stile mi torna in mente una cosa semplice ma spesso dimenticata: non è detto che ci sia tutte le estati, il tormentone.
Nel frattempo io ho assegnato il ruolo di mio personale anti-tormentone dell’estate a questo pezzo degli Zen Circus, che conoscevo di fama ma non avevo mai ascoltato perchè mi ero fatto l’idea che fossero un gruppo metal (vai a capire come funziona la mia mente). Indubbiamente il ritornello fa la differenza, e se questo fosse un Paese più sincero verso se stesso potrebbe diventare un successo (ma io non ci piglio mai su queste cose, all’epoca pensavo che Io mi rompo i coglioni di Bugo potesse diventare un inno per i giovani d’oggi).
Comunque la canzone è questa qua sotto, e l’ho scoperta grazie a Colasanti.
Non c’è niente di nuovo, visto che gli era già successo (e in proporzioni maggiori direi) con Fuori dal tunnel. Ma mi sembra che il “tormentone alternativo” dell’estate, con salto dallo snob al mainstream annesso e mega-fraintendimenti del testo e del senso inclusi, sia Vieni a ballare in Puglia di Caparezza.
(ehi, ma quello è Al Bano?)

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