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  1. Il tempismo è una dote essenziale

    7 luglio 2011 / Leave a comment

    Come la dieta dell’ultimo secondo, la prova costume, i servizi sul caldo, la caccia al luogo di villeggiatura dove non trovi nessuno o a quello dove incontri tutti, torna anche quest’estate la ricerca affannosa del tormentone estivo.

    Costruirne uno sembra facile, ma è in realtà assai difficile: deve sembrare nuovo ma profumare d’antico, suonare originale ma lasciarsi canticchiare come se l’avessi già sentito, far battere il piedino ma senza disturbare troppo.

    Ma la cosa più importante di tutte e il tempismo: se manca quello il resto non basta. Esempio lampante ne è questa Canzone per Mike Bongiorno (o forse si chiama “benvenuto in paradiso?”), sentito e orecchiabile omaggio scritto, cantato e arrangiato da Pedro Valdes, che ripercorre in note la carriera del grande presentatore, soffermandosi sulle grandi capacità di venditore e sul rapporto con la signora Longari.

    Un piccolo gioiello che solo per colpa della pubblicazione intempestiva, avvenuta il 21 agosto, non è diventata il tormentone dell’estate 2010. Che dite, facciamo in tempo a recuperarla per questa?

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  2. Tormentini

    23 luglio 2010 / 8 Comments

    Premesso che ho appoggiato tormentoni esecrabili, e che ho grande rispetto per il fiuto che il Trio Medusa ha sempre avuto per i tormentoni, non riesco a capire l’eccezionalità di questo video che sta spopolando in rete.

    Temo sia il sengo di un’estate senza tormentoni musicali adeguati e con mode e manie un po’ moscette. E temo che non finirò mai di rimpiangere i bei tempi della Pappon’s Crew.

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  3. Perché Checco Zalone è bravo

    28 ottobre 2008 / 20 Comments

    Recentemente sono in molti a dire che i programmi della tv italiana che dovrebbero far ridere non fanno ridere quanto dovrebbero. Difficile non essere d’accordo, anche se di comici ce ne sono tanti, tutti dotati del loro bel tormentone, così come qualche tempo fa c’erano ovunque cabarettisti con i loro bravi pezzi sul traffico e sui matrimoni, mentre negli anni precedenti spuntavano imitatori come funghi (adesso ne sono rimasti 3 o 4, che non a caso sono di una bravura mostruosa).

    Infatti, forse è proprio perché ce ne sono tanti che, guardando la tv, ci si imbatte principalmente in gente che non fa ridere, o che fa ridere poco, o che fa ridere solo una volta o due. Ma questo non vuol dire che quelli bravi davvero non ci siano, anzi.

    Ad esempio, a mio modesto parere, nella più recente ondata di comici ce n’è uno bravissimo, ed è Luca Medici, in arte Checco Zalone. Nato come parodia dei cantanti neomelodici e filo-camorristi napoletani, ormai fa quello che gli pare, dalla parodia di Carmen Consoli alle canzoni dedicate a Cassano.

    Se non l’avete mai visto, sul suo sito c’è una vera e propria web tv dedicata, mentre sul tubo è pieno di video sulle sue esibizioni a Zelig e a Canta e vinci (programma minore presentato da Amadeus, che aveva senso solo per le esibizioni di Zalone). Luca Medici è un comico che, pur facendo cose molto immediate, riesce a utilizzare lo stesso personaggio per affrontare temi sempre diversi, senza seguire sempre lo stesso schema e riutilizzare battute ricorrenti come slogan.

    Il video qua sotto è la sua più recente esibizione a Zelig. Non è la sua cosa migliore, a voler essere pignoli insegue un po’ troppo l’attualità, con più battute scontate e doppi sensi forzati del solito, ma fa ridere. E la sola idea di scrivere una pezzo di taranta di centrodestra è un’idea al di sopra della media per la tv italiana.

    E poi c’è il fatto che è bravo. E il titolo di questo post non è la promessa di una spiegazione, è un’affermazione.

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    Posted in Tele-visioni
  4. Ci piace macho generation

    6 ottobre 2008 / 12 Comments

    Qualche mese fa, un commentatore mi segnalò un video che riprendeva la canzone che potete ascoltare qua sotto, uscita in realtà nell’estate del 2006. Una serie di ascolti ripetuti nel giro di pochi giorni mi fece sorgere una sola domanda: ma come mai questo pezzo di Angela Fiore e Raffaella non era diventato un tormentone su scala nazionale?
    Ora è passata un’altra estate, e ogni volta che ricapito su questo link non posso che stupirmi della relativa mancanza di successo di questo capolavoro pop-trash.
    Certo, ci sono state molte visualizzazioni su Youtube, diverse citazioni sul web, qualche parodia, un rifacimento per trasformarlo nella sigla di una serata gay. Ma io mi aspettavo di più, molto di più.
    Questo pezzo è l’American Boy italiano. Musicalmente un vero tormentone, potenzialmente una hit da grandi radio, ballabile e immediato, contemporaneo ma commerciale.
    E allo stesso tempo questo pezzo è un trattato di sociologia, un bignamino dei gusti delle giovani donne di questo Paese, che l’uomo non lo vogliono bravo e anche educato, ma bello e col pettorale depilato, con il fisico a mostro e che ce piace ballà. E soprattutto un po’ bastardo, che le faccia star male, aspirante tronista come dint’a tv e che sa miette a dispetto per farle innamorà. Come il bullo di tre metri sopra il cielo, come lo sfacciato e annoiato di Uomini e Donne, come il rude che non deve chiedere mai, che non è mai passato di moda, come certi artisti o l’intellettuali che, per farsi perdonare la loro sensibilità, devono essere irrimediabilmente stronzi.
    Insomma, hai voglia a fare articoli sul metrosexual e sugli hipster, le donne l’uomo lo vogliono macho.
    Come mai non abbiano riconosciuto in questo brano il loro inno, questo ancora mi sfugge.

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