tormentoni

Cos’hai fatto in tutti questi anni, a parte dormire, salutare, autostop?

Tra popstar che muoiono, tributi che escono, gente che si prepara già da ora per i 20 anni di Nevermind in arrivo a settembre, c’è voluto Massi per ricordarmi che quest’anno ricorrono i 30 anni dall’uscita di Gioca Jouer.

Sembra ieri, ma sono passati 5 anni  da quando Cecchetto fece uscire un video per le sue nozze d’argento con il tormentone dei tormentoni, una pregevole produzione con le movenze del GJ riprodotte in ogni angolo del mondo. Il video per i 30 anni è molto più genuino o, come si dice adesso, UGC. Un taglia e cuci di video amatoriali con gente impegnata a dormire, salutare, baciare, starnutire e supermaneare in qualsiasi situazione.

Fa impressione, soprattutto perché lo sappiamo tutti che un video con questo concept sarebbe potuto durare anche 10 giorni, per quanto sono le discoteche, le piscine, le spiagge, i cortili, le case, le navi da crociera, gli autobus in cui il mantra di Cecchetto è stato evocato. Basta farlo partire e via: uomini, donne, vecchie e bambini eseguono tutte le mossette. Ragazzi che nell’81 non erano nati, gente che non sa chi sia Cecchetto, persone che quando gli dici che ha condotto Sanremo ti guardano con tanto d’occhi.

Gioca Jouer è qui da 30 anni, che ci piaccia o no. Anche se nessuno di noi si è mai sognato di inserirla nelle lista delle canzoni più significative, anche se non la citano mai quando si parla della musica che ha fatto la storia del Paese, anche se non c’è uno scrittore o un regista decente che l’abbia usata come simbolo di un’epoca, di un sentire comune, di una generazione o un gruppo sociale qualunque. Anche giustamente, per carità.

Ma Gioca Jouer se ne frega, e sta qui da 30 anni. Gli basta una festicciola, una lezione di acquagym, un capodanno un po’ tamarro, una playlist tra lo scemo e l’ironico, un villaggio vacanze. E spunterà fuori inesorabilmente. Perché a noi piace pensare che il senso delle nostre vite e delle nostre comunità stia dentro a un verso di Battisti-Mogol, a una canzone di De Gregori, a un ritornello di Vasco Rossi, a una rima di Fossati. Ma intanto continuiamo a dormire, salutare, baciare, camminare, fare i macho e i superman. E a volte diventiamo talmente bravi che lo facciamo anche solo con la musica.

Carissimi amici di Sky (a proposito di Aniene)

Sono qui per avanzare una modesta proposta. Capisco che avendo dato spazio a Corrado Guzzanti per il suo show Aniene riteniate giusto che chi se lo vuole vedere debba essere un abbonato Sky (ci mancherebbe altro), che vi dia fastidio ritrovarne pezzi in giro per la rete, che abbiate voluto limitare i frammenti reperibili on line ai trailer e allo spot sul referendum. Tutto giusto.

E però: non potreste fare un’eccezione per la sigla? Per quella meravigliosa canzone, che si chiama per l’appunto Aniene, in cui Guzzanti/Venditti parla di noi, che ci sentiamo fiumi minori e un po’ in disparte, che sopportiamo e che non esondiamo mai? Che sopportiamo insulti, abusi e corruzione, e che vorremmo solo canticchiare e ascoltare a ripetizione quello che potrebbe diventare un vero inno?

Lasciatecela mettere su Youtube, questa canzone, lasciatecela postare sui blog, condividere su facebook, mettetela da comprare su iTunes, da selezionare sui juke box, datela alle radio. Insomma: lasciatela esondare libera. C’è il rischio che diventi un tormentone alternativo dell’estate, per noi che c’hanno preso tutto, tranne i nostri guai.

Metti a curriculum

E comunque dopo quest’estate se qualcuno mi chiederà: “ma tu che risultati concreti hai raggiunto nella tua vita?”  io potrò rispondere “Ho fatto diffondere sull’etere nazionale, per due mesi ogni giorno, più volte al giorno, il trololololo”.

P.s. Ne approfitto per rispondere a tutti quelli che mi scrivono per chiedere “cos’è?” (è uno cover di Am Glad I’m Finally Going Home fatta da Eduard Khil, ma la chiamano tutti trolololo) e ringraziarli per la soddisfazione che mi danno: io da piccolo volevo fare lo sceglitore di sigle per programmi radio e tv.

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