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  1. L’arte del pregiudizio

    18 luglio 2011 / Leave a comment

    Kekkoz lancia il “premio Maccio Capatonda” destinato al “film italiano da deridere” dell’anno. Se non sapete chi sia Kekkoz, cosa siano i film italiani da deridere e se non avete mai letto la sua rubrica Friday prejudice andate e colmate la lacuna.

    Perché giudicare un film dal trailer è una cosa brutta e meschina. Ma a volte anche giusta e divertente.

    (di seguito l’imperdibile trailer del premio contenente imperdibili chicche da film che, colpevolmente, non siamo andati a vedere)

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  2. Giusto per saperlo

    19 luglio 2010 / 1 Comment

    Il trailer del film tratto da Norwegian Wood di Haruki Murakami.

    (grazie a Kekkoz)

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  3. Se riuscite a trovarli

    12 gennaio 2010 / 7 Comments

    Giamaica in un commento mi ricorda che incombe (oddio, esce in estate in America) una cosa che già, solo dalle foto, ho battezzato come l’ennesima promessa di incredibile figata pronta a trasformarsi in una cocente delusione.

    Insomma, c’è il trailer del film sull’A-team. Il filmato, di circa un minuto e mezzo, fino a un certo punto appare anche promettente. Gli ultimi secondi sono di una sboronaggine imbarazzante. Giudicate voi.

    In realtà a me preme solo che abbiano conservato una delle caratteristiche essenziali del telefilm. Ovvero che, per quanto ci si spari addosso, si lancino missili e si mandino le auto fuori strada, non muore mai nessuno, E le inquadrature indugiano sempre sui cattivi che escono dalle auto distrutte e dalla case bersagliate indolenziti ma vivi.

    Trailer Addict

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  4. Vieni a vedere come va a finire

    5 gennaio 2010 / 12 Comments

    Nei primi giorni dell’anno nuovo sono andato a vedere due film in 3d, e per due volte ho visto gli stessi 3 trailer in 3d (oddio, sembra uno scioglilingua).

    Premettiamo una cosa per chiarezza: io li adoro i trailer. Li considero quasi un’arte a parte nel cinema, la manifestazione di un’abilità artigiana in grado di farti sembrare bello o almeno piacevole qualsiasi film (non tutti, dai, ma ci siamo capiti). Però l’impressione è che qualcuno si stia facendo prendere la mano.

    Ma entriamo nello specifico: tra questi tre trailer in 3d (vedi che la seconda volta è più facile da pronunciare?) il primo era quello di Alice in wonderland di Burton. Fin qui tutto bene: presentazione del personaggi, un paio di richiami forti, atmosfera, musica, emozioni, data d’uscita. Pubblico conquistato.

    Gli altri due dei tre trailer in 3d (mi ci sto affezionando, aiuto) erano quelli di Avatar e Il richiamo della foresta. Ed erano lunghissimi. Ma non era tanto un problema di minuti. Il punto è che nei trailer ci hanno infilato: la presentazione dei personaggi, il problema che dovevano affrontare, il meraviglioso mondo che dovevano scoprire, le difficoltà della scelta (ecco, questo era il momento di fermarsi) gli alleati che dovevano trovare, il nemico da sconfiggere, l’amico che diventa nemico, il nemico che diventa amico, il cambiamento prima della battaglia finale, l’immancabile scontro tra Davide e Golia che sembra impossibile che si possa e invece.

    Insomma, c’era, a occhio, la trama fino a tre quarti del film. E io potrei anche venirlo a vedere un film di cui so cosa deve succedere fino a tre quarti, magari spinto dalla magnificenza degli effetti speciali e del 3d, figuriamoci (anche se per Il richiamo della foresta mi sa che si attaccano).

    Ma, e la mia è è giusto una domanda ingenua, non sarebbe più carino se entrando in sala ne sapessi un po’ meno?

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