trailer

Vieni a vedere come va a finire

Nei primi giorni dell’anno nuovo sono andato a vedere due film in 3d, e per due volte ho visto gli stessi 3 trailer in 3d (oddio, sembra uno scioglilingua).

Premettiamo una cosa per chiarezza: io li adoro i trailer. Li considero quasi un’arte a parte nel cinema, la manifestazione di un’abilità artigiana in grado di farti sembrare bello o almeno piacevole qualsiasi film (non tutti, dai, ma ci siamo capiti). Però l’impressione è che qualcuno si stia facendo prendere la mano.

Ma entriamo nello specifico: tra questi tre trailer in 3d (vedi che la seconda volta è più facile da pronunciare?) il primo era quello di Alice in wonderland di Burton. Fin qui tutto bene: presentazione del personaggi, un paio di richiami forti, atmosfera, musica, emozioni, data d’uscita. Pubblico conquistato.

Gli altri due dei tre trailer in 3d (mi ci sto affezionando, aiuto) erano quelli di Avatar e Il richiamo della foresta. Ed erano lunghissimi. Ma non era tanto un problema di minuti. Il punto è che nei trailer ci hanno infilato: la presentazione dei personaggi, il problema che dovevano affrontare, il meraviglioso mondo che dovevano scoprire, le difficoltà della scelta (ecco, questo era il momento di fermarsi) gli alleati che dovevano trovare, il nemico da sconfiggere, l’amico che diventa nemico, il nemico che diventa amico, il cambiamento prima della battaglia finale, l’immancabile scontro tra Davide e Golia che sembra impossibile che si possa e invece.

Insomma, c’era, a occhio, la trama fino a tre quarti del film. E io potrei anche venirlo a vedere un film di cui so cosa deve succedere fino a tre quarti, magari spinto dalla magnificenza degli effetti speciali e del 3d, figuriamoci (anche se per Il richiamo della foresta mi sa che si attaccano).

Ma, e la mia è è giusto una domanda ingenua, non sarebbe più carino se entrando in sala ne sapessi un po’ meno?

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