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Come quando stai per morire

Dopo la mattinata di panico (reale, percepito o cavalcato che fosse) provocato dal down di gmail, ho deciso di seguire i consigli di taluni che sembrano saperla lunga, e di impostare l’account su un client di posta elettronica.

Si è così ripetuto un momento che torna ciclicamente nel corso degli anni, in occasione di un back up, un format, un cambio di computer. Ovvero il momento in cui sul tuo monitor cominci a visualizzare sfilze di e-mail degli ultimi anni, mentre tu rimani incantato nel riscoprire pezzi di conversazioni e di vita che avevi dimenticato.

Secchiate di messaggi per organizzare una cena, brainstorming via reply all per organizzare uno scherzo o qualche altra fesseria, tentativi di approccio più o meno riusciti, inoltri di biglietti per un viaggio, inviti a serate, scambi di consigli, opinioni e pettegolezzi.

Una piccola parte di vita che ti passa davanti in un istante. E che tu devi solo segnare come già letta. O come già vissuta.

Si fa presto a dire Lol

Credo che ognuno di voi abbia esperienza e coscienza di quanto sia complicato ridere on line. Non nel senso di “trovare cose divertenti”, quello per fortuna succede abbastanza spesso. Intendo proprio il ridere, in quanto spontanea dimostrazione di divertimento. Che on line va però comunicata, quindi codificata.

Partiamo dalla base: non è che la gente rida facendo “ah, ah, ah”. Ma ci può stare. Già “eh, eh, eh” dà più fastidio. Io, ad esempio, ogni volta che scrivo “eh, eh, eh” mi sento immediatamente a disagio. Che è ‘sto “eh, eh”, è roba da zio dei fumetti, da anziano in un cartone animato, da personaggio saputello di un romanzo per ragazzi. Che giudizio sto dando del tuo umorismo? Niente “eh, eh, eh”, via.

C’è di peggio. Ed è “hi, hi, hi”. Ma veramente c’è qualcuno che nella vita ride: hi, hi, hi? Nel senso che ride come Mutley di Dick Dastardly? Può, essere, boh, fatemi sapere.  E ovviamente, di fronte a questi miseri palliativi è facile esagerare, e scrivere “uahahah” oppure “buahhahah”. Fino ad arrivare a quella roba da nerd come Lol. O Rotfl. O sgaragnus (che ho inventato io adesso, metti che si diffonde, almeno ricordatemi su wikipedia). Oppure, ma bisogna essere giovani o perlomeno giovanili, a quelle emotycon per cui ti spunta una palla che si mette una mano sulla fronte e l’altra la batte a terra con vigore, singhiozzando dal gran ridere. Imbarazzo.

Insomma, ridere via chat, messanger e in generale on line, è una cosa tremendamente faticosa, tanto che ti viene da riabilitare quelle semplici faccine con le punteggiature e le parentesi, che sanno di bei tempi andati. Però non è che ci siano molte alternative. Quindi uno abbozza.

Solo ad una cosa non mi abituerò mai, tanto è vero che cerco di evitarla. Non so se vi è mai capitato di lavorare in un open space, o comunque in un ufficio con più persone nella stessa stanza, e di avere sul messenger qualcono di loro, o tutti. Beh, se vi è capitato, saprete che alla fine è normale parlare con qualcuno di loro non a voce ma via pc, per dirsi qualcosa che non volete dire a tutti, per non disturbare per mille motivi.

Anche in queste conversazioni, capita di dire qualcosa di divertente. E capita di leggere in risposta “ah, ah”, “ahhaha”, oppure “bhuahahahahaha”. Ecco, se posso darvi un consiglio: non alzate mai la testa per vedere che espressione della faccia corrisponde nel chattante a quell’incredibile esplosione di entusiasmo. Io l’ho fatto, parecchie volte, con persone diverse.

E vi assicuro che molto spesso, mentre scrive “uahahahahahahah”, il vostro interlocutore ha al massimo una piccola contrazione del viso, come una specie di sorriso. Può fare una certa impressione.

Posta senza tetta

Una delle prime cose che ho visto in questo 2009 è uno spot di Save the children dedicato ai rischi del diffondere proprie foto on line. Mi ha fatto un po’ impressione, perché le organizzazioni umanitarie uno se le immagina sempre intente a lottare contro qualche tragedia in qualche posto lontanissimo, e non ad occuparsi di cose che invadono la nostra quotidianità. In rete quello spot non l’ho trovato, c’è invece questa versione a cartoni animati che comunque trovo altrettanto angosciante. Verrebbe voglia di fare la solita levata di scudi contro chi demonizza il web. Ma in realtà, se veramente c’è qualcuno che ha bisogno di sentirsi dire cose apparentemente ovvie per chi bazzica più intensamente internet (e l’impressione è che qualcuno ci sia) è bene che ci sia anche chi queste cose le dice.

Sicurinrete.it

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